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09:42 domenica 9 agosto 2026
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.

Il Comune di Barcellona ha eliminato il bike sharing privato perché le persone abbandonavano sempre le bici in mezzo alla strada e non pagavano mai le multe

Spariranno dalle strade 4500 bici delle flotte private. Ma resteranno 8 mila del servizio di bike sharing fornito dal Comune stesso.

21 Luglio 2026

Siamo tutti per la mobilità sostenibile, amiamo andare in bici, amiamo le piste ciclabili, pensiamo che in città si vive tanto meglio quante meno sono le automobili che girano per strada, sappiamo che andare in bici fa bene sia al corpo che alla mente. Però, siamo onesti: chi di noi, almeno una volta, non si è spazientito a vedere l’ennesima bicicletta dei servizi di bike sharing privati abbandonata in mezzo alla strada o sul marciapiede, stravaccata sull’asfalto, con il cestino anteriore trasformato in un cestino dell’immondizia. È capitato a tutti, succede in tutte le città, ma a Barcellona hanno deciso di porre rimedio: il Comune ha dunque scelto non rinnovare la licenza a nessuna delle private società che forniscono servizi di bike sharing in città.

L’ordinanza del Comune entrerà in vigore dall’1 gennaio 2027 e toccherà sette operatori che oggi gestiscono una flotta di circa 3500 biciclette. Questo numero, 3500, è importante per capire perché il sindaco Jaume Collboni ha preso questa decisione. In città ci sono 3500 biciclette fornite dai servizi di bike sharing privato (in questo conteggio, dunque, non rientrano quelle fornite dal Comune stesso), ma nel 2025 sono state emesse più di 5400 sanzioni nei confronti degli operatori, tutte per violazioni delle regole di gestione delle biciclette. In quello stesso periodo, i servizi municipali hanno dovuto rimuovere più di 2 mila mezzi abbandonati in mezzo alla strada o sul marciapiede, oppure lasciate in posizioni irregolari. Le segnalazioni di questo tipo fatte dai cittadini sono state più di 4400. «Le aziende hanno tentato di mettere un po’ d’ordine, ma i risultati non ci sono stati. […] Ci troviamo biciclette mal parcheggiate dappertutto», ha spiegato il sindaco, che ha aggiunto anche che almeno una delle bicicletta appartenenti a questa flotta privata ha ricevuto almeno una multa nel 2025.

Altra precisazione importante: Barcellona può permettersi un’iniziativa come questa perché ha un importante sistema di bike sharing comunale molto capillare e apprezzato. Si chiama Bicing, è attivo dal 2007 e conta 8 mila biciletta (di cui 5 mila elettriche) e 170 mila iscritti. Ma perché il Comune “chiude” il bike sharing degli altri e tiene aperto il proprio? Perché quello del Comune non è un servizio free floating, cioè quella versione del bike sharing in cui si prende, via app, la bicicletta più vicina e la si lascia dove capita quando si è finito di usarla. Bicing prevede il prelievo e la consegna del mezzo in punti dedicati, fatto che impedisce il verificarsi dei problemi che hanno portato all’adozione dell’ordinanza di cui abbiamo parlato fin qui.

In più, come in tutte le cose che riguardano Barcellona (e non solo Barcellona), nella decisione di Collboni c’entra che l’overtourism: i servizi di bike sharing privati, infatti, venivano utilizzati nella stragrande maggioranza dei casi dai turisti. Bicing, invece, è disponibile solo per i residenti.

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