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Sarà una coincidenza, ma negli USA durante i Mondiali si è registrato un grandissimo aumento delle richieste di giorni di malattia
Il giorno dopo il Knockout Tuesday, la sconfitta negli ottavi di finale contro il Belgio, negli uffici c'era il 26 per cento di presenti in meno.
La tendenza a lavorare all’infinito dell’americano medio si è inaspettatamente scontrata con il calcio. Envoy, la piattaforma che gestisce accessi e sicurezza in migliaia di uffici americani, ha battezzato come Knockout Tuesday il 7 luglio, il giorno dopo la sconfitta degli Stati Uniti contro il Belgio ai Mondiali. Le presenze negli uffici sono scese del 26 per cento. Per dare un’idea: è un calo dieci volte superiore a quello registrato il giorno dopo il Super Bowl. Il giorno stesso della partita, un lunedì, la presenza era già scesa dell’8,5 per cento rispetto alla media dei tre mesi precedenti e i lavoratori americani avevano chiesto ferie o si erano dati malati prima ancora che gli Stati Uniti perdessero. Il patriottismo, si scopre, ha avuto un impatto misurabile sul PIL.
Come scrive l’Irish Time, UKG, un fornitore di software per le risorse umane, ha stimato il costo complessivo del torneo per l’economia americana in 11,7 miliardi di dollari di produttività persa. Più di un quarto dei lavoratori statunitensi aveva dichiarato in anticipo l’intenzione di arrivare in ritardo, uscire prima o non presentarsi affatto a lavoro per guardare una o più delle 104 partite. Ma non è la prima volta che succede. Envoy aveva già registrato cali significativi durante le ultime Olimpiadi e nella settimana di uscita di Barbie e Oppenheimer nel 2023. Il pattern sembra quindi consolidato. Quello che è cambiato con i Mondiali è la scala e la durata: cinque settimane di partite, tre Paesi ospitanti, un fuso orario grande quanto il continente americano. Nemmeno la produttività americana non era attrezzata per un evento sportivo così lungo e così diffuso, non perché il calcio abbia conquistato definitivamente gli Stati Uniti, ma perché anche una conquista parziale, quando riguarda 330 milioni di persone, produce numeri enormi.
Alcune aziende hanno capito prima delle altre che combattere il fenomeno era inutile e hanno preferito assecondarlo. JPMorgan Chase, Goldman Sachs e S&P Global (tutte con sede in città ospitanti) hanno incoraggiato il personale a lavorare da casa nei giorni delle partite per evitare i problemi di traffico e i conseguenti ritardi, e – forse inconsciamente – prevedendo l’assenteismo tra i dipendenti. È una forma di realismo aziendale abbastanza rara che invece di forzare la presenza fisica e ottenere assenze mascherate da malattia, aumenta il lavoro da casa e ottiene in cambio almeno qualche ora produttiva prima e dopo la partita. I Mondiali sono finiti, ma hanno dimostrato una cosa che il calcio americano non era ancora riuscito a dimostrare: quando c’è una partita importante, gli americani si comportano esattamente come tutti gli altri. Restano a casa, guardano la partita, e il giorno dopo non vanno al lavoro.