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11:45 giovedì 14 maggio 2026
Helen Mirren ha esordito come testimonial di Stella McCartney facendo una “cover” di Come Together dei Beatles In realtà si tratta di un bis: Mirren quel testo lo aveva già enunciato alla sfilata di Stella McCartney per la primavera/estate 2026.
Uno studio ha dimostrato che interessarsi all’arte e alla cultura rallenta l’invecchiamento e migliora la salute Addirittura più dell'esercizio fisico: dedicarsi alle arti almeno una volta alla settimana riduce l'invecchiamento biologico di un anno.
L’invasione dei pavoni di Punta Marina è diventata una notizia di portata internazionale È stata ripresa nientemeno che da Ap News, cioè da Associated Press, con un video pubblicato sul loro sito.
È in lavorazione un film sulla storia di C’era una volta in America di Sergio Leone «È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.
L’Unione europea ha finalmente approvato delle sanzioni contro i coloni israeliani Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio. Sono state approvate grazie alla rimozione del veto fin qui imposto dall'Ungheria.
È uscito il primo trailer di Tony, “l’antibiopic” che racconta un anno della vita di Anthony Bourdain prima che diventasse Anthony Bourdain Il film, prodotto da A24, è ambientato nell'estate del 1975 a Provincetown (Massachusetts), in un momento che si rivelò formativo per il futuro chef.
La comunità scientifica continua a dire che sta arrivando un evento climatico catastrofico ma nessuno le dà ascolto né fa niente Si chiama El Niño, è un innalzamento della temperatura dell'oceano e potrebbe avere conseguenze apocalittiche in tutto il mondo.
Ci sono Alice Rohrwacher e Josh O’Connor che presentano La chimera in una biblioteca di Stromboli E ha rivelato che all'inizio il film lei avrebbe voluto girarlo proprio a Stromboli, ma fu costretta a ripensarci per questioni di tempi e di logistica.

Pur di costringerle a usare la sua app di messaggistica, il governo russo ha improvvisamente impedito l’accesso a Whatsapp a 100 milioni di persone

Tutto pur di costringere i russi a iscriversi a Max, una app molto simile a Whatsapp ma controllata dal governo stesso, ovviamente.

12 Febbraio 2026

La contrapposizione tra i vecchi blocchi della Guerra fredda torna in veste nuova e rivisitata spostandosi, tralasciando per un momento tutto quello che sta succedendo tra Russia e Stati Uniti, sul web. E nello specifico nel campo delle piattaforme di messaggistica. Dal pomeriggio di mercoledì 11 febbraio, 100 milioni di utenti russi non riuscirebbero più ad accedere a Whatsapp a causa della rimozione dell’app da un “registro online” – tenuto e gestito dal governo, ovviamente –  in cui vengono iscritte tutte le app il cui uso è consentito nel Paese. L’iniziativa arriva dopo, come fa sapere il Financial Times, mesi di tentativi di dialogo tra Meta (l’azienda proprietaria di Whatsapp) e l’autorità nazionale di regolamentazione delle telecomunicazioni, la Roskomnadzor. Di fatto,

Le rimozioni sembrano essere il culmine di un lungo sforzo da parte del regime russo per spingere i cittadini verso un’applicazione “rivale” chiamata Max, modellata sul cinese WeChat, che combina messaggistica e servizi governativi, ma senza alcuna crittografia, quindi senza nessuna vera e propria protezione per i dati degli utenti. Come riporta Bbc, Whatsapp ha dichiarato che la mossa spingerebbe 100 milioni di utenti verso un’applicazione “di sorveglianza e di proprietà dello Stato”. Dall’altra parte, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato che Meta potrebbe riprendere le operazioni se “rispettasse la legge e avviasse un dialogo”, ma che non avrebbe “alcuna possibilità” se si rifiutasse. L’azione contestata, secondo la legge russa, sarebbe il rifiuto di archiviazione dei dati degli utenti russi all’interno di server localizzati nel Paese, una mossa alla quale avrebbe aderito anche Telegram. Su internet, anche i blogger russi filogovernativi lamentano che la misura ostacoli le comunicazioni sul campo.

Meta, dal 2022, è stata iscritta nella lista delle “organizzazioni estremiste”. Di conseguenza Facebook e Instagram sono state bloccate in Russia e sono accessibili solo attraverso reti private virtuali (Vpn). Parallelamente, il progetto russo che si occupa di diritti digitali “Na Svyazi” (In Touch) ha riferito che la Russia sta rimuovendo sempre più siti web dalla directory degli indirizzi Internet gestita dallo Stato, controllata da Roskomnadzor. Ha affermato che 13 risorse popolari sono ora scomparse dal Sistema Nazionale dei Nomi di Dominio (Nsdi), tra cui YouTube, Facebook, WhatsApp web, Instagram, Bbc e Deutsche Welle.

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