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Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía È così innamorata che ne perdona anche i difetti: ad esempio non sembra del tutto convinta dei testi delle sue canzoni, ma, ci tiene a specificare, lei «non è certo la giudice migliore».
La strana, stranissima storia che ha portato un collettivo antifascista italiano nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti L'A/I Collective, che fornisce servizi internet anonimi, da adesso è considerata un'organizzazione terroristica di sinistra, accusata di sostenere la cosiddetta "rete antifa".
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
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Tra le centinaia di giornalisti licenziati improvvisamente dal Washington Post ce n’è una che lo ha scoperto mentre lavorava per il giornale in una zona di guerra

La corrispondente Lizzie Johnson ha scoperto di essere rimasta senza lavoro mentre scriveva dal fronte ucraino, al freddo e senza corrente.

05 Febbraio 2026

Tra le migliaia di giornalisti che hanno scoperto di essere stati licenziati in tronco dal Washington Post durante una drammatica riunione via Zoom della redazione c’era anche lei, collegata da molto più lontano di tutti gli altri collegh: Lizzie Johnson ha scoperto di essere rimasta senza lavoro mentre si trovava in una zona di guerra. La giornalista stava infatti lavorando per il suo ormai ex giornale dall’Ucraina, come corrispondente di guerra. Qualche giorno prima aveva raccontato di essere rimasta senza corrente, al freddo. Nel gelido inverno ucraino aveva scattato una foto, mentre scriveva i suoi articoli chiusa in macchina, usando una torcia da speleologo per rischiarare l’abitacolo, usando matite al posto delle penne perché in Ucraina il freddo dell’inverno è tale che congela anche l’inchiostro.

Johnson ha ricondiviso il post in cui raccontava le difficoltà quotidiane in Ucraina, dichiarandosi orgogliosa del suo racconto del conflitto per denunciare pubblicamente il comportamento riprovevole della testata per cui lavorava, dichiarandosi devastata. La sua storia ha fatto il giro del mondo e di tutte le testate internazionali, diventando il simbolo di una mossa che sembra molto più di un ridimensionamento per uno dei quotidiani più autorevoli al mondo. I tagli riguardano un terzo del personale: oltre trecento giornalisti, su ottocento, non fanno più parte della redazione. Tagli enormi e trasversali, tanto che The Indipendent parla di un «bagno di sangue». Più sobrio l’annuncio ufficiale della testata stessa, che spiega di aver cancellato la redazione sportiva, tutto il pluripremiato team dei fotografi, tutta la parte della redazione che si occupava di libri e letteratura e di aver deciso di fare a meno anche di una buona parte dei corrispondenti dal mondo che garantivano il racconto della politica internazionale.

La motivazione dietro la riduzione del personale è la volontà di fare un reset strutturale per rientrare delle perdite del quotidiano. Alcuni commentatori però parlano già della morte della testata, perché con un organico così ridotto è improbabile che il Washington Post possa mantenere la linea editoriale ricca d’inchieste, scoop e reportage che lo ha reso un punto di riferimento. Il colpevole sarebbe solo uno: Jeff Bezos, che ha acquistato il Post nell’agosto 2013 per 250 milioni di dollari, in un’impresa personale (l’acquisizione non è avvenuta tramite Amazon) caldeggiata da Donald Graham, ex proprietario del giornale.

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