Hype ↓
13:07 giovedì 14 maggio 2026
La lunghissima, tesissima, imbarazzatissima stretta di mano tra Donald Trump e Xi Jinping È durata 14 secondi, nessuno sembrava voler mollare la presa per primo, ovviamente su internet si sono fatte scommesse e meme a riguardo.
Helen Mirren ha esordito come testimonial di Stella McCartney facendo una “cover” di Come Together dei Beatles In realtà si tratta di un bis: Mirren quel testo lo aveva già enunciato alla sfilata di Stella McCartney per la primavera/estate 2026.
Uno studio ha dimostrato che interessarsi all’arte e alla cultura rallenta l’invecchiamento e migliora la salute Addirittura più dell'esercizio fisico: dedicarsi alle arti almeno una volta alla settimana riduce l'invecchiamento biologico di un anno.
L’invasione dei pavoni di Punta Marina è diventata una notizia di portata internazionale È stata ripresa nientemeno che da Ap News, cioè da Associated Press, con un video pubblicato sul loro sito.
È in lavorazione un film sulla storia di C’era una volta in America di Sergio Leone «È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.
L’Unione europea ha finalmente approvato delle sanzioni contro i coloni israeliani Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio. Sono state approvate grazie alla rimozione del veto fin qui imposto dall'Ungheria.
È uscito il primo trailer di Tony, “l’antibiopic” che racconta un anno della vita di Anthony Bourdain prima che diventasse Anthony Bourdain Il film, prodotto da A24, è ambientato nell'estate del 1975 a Provincetown (Massachusetts), in un momento che si rivelò formativo per il futuro chef.
La comunità scientifica continua a dire che sta arrivando un evento climatico catastrofico ma nessuno le dà ascolto né fa niente Si chiama El Niño, è un innalzamento della temperatura dell'oceano e potrebbe avere conseguenze apocalittiche in tutto il mondo.

Tra le centinaia di giornalisti licenziati improvvisamente dal Washington Post ce n’è una che lo ha scoperto mentre lavorava per il giornale in una zona di guerra

La corrispondente Lizzie Johnson ha scoperto di essere rimasta senza lavoro mentre scriveva dal fronte ucraino, al freddo e senza corrente.

05 Febbraio 2026

Tra le migliaia di giornalisti che hanno scoperto di essere stati licenziati in tronco dal Washington Post durante una drammatica riunione via Zoom della redazione c’era anche lei, collegata da molto più lontano di tutti gli altri collegh: Lizzie Johnson ha scoperto di essere rimasta senza lavoro mentre si trovava in una zona di guerra. La giornalista stava infatti lavorando per il suo ormai ex giornale dall’Ucraina, come corrispondente di guerra. Qualche giorno prima aveva raccontato di essere rimasta senza corrente, al freddo. Nel gelido inverno ucraino aveva scattato una foto, mentre scriveva i suoi articoli chiusa in macchina, usando una torcia da speleologo per rischiarare l’abitacolo, usando matite al posto delle penne perché in Ucraina il freddo dell’inverno è tale che congela anche l’inchiostro.

Johnson ha ricondiviso il post in cui raccontava le difficoltà quotidiane in Ucraina, dichiarandosi orgogliosa del suo racconto del conflitto per denunciare pubblicamente il comportamento riprovevole della testata per cui lavorava, dichiarandosi devastata. La sua storia ha fatto il giro del mondo e di tutte le testate internazionali, diventando il simbolo di una mossa che sembra molto più di un ridimensionamento per uno dei quotidiani più autorevoli al mondo. I tagli riguardano un terzo del personale: oltre trecento giornalisti, su ottocento, non fanno più parte della redazione. Tagli enormi e trasversali, tanto che The Indipendent parla di un «bagno di sangue». Più sobrio l’annuncio ufficiale della testata stessa, che spiega di aver cancellato la redazione sportiva, tutto il pluripremiato team dei fotografi, tutta la parte della redazione che si occupava di libri e letteratura e di aver deciso di fare a meno anche di una buona parte dei corrispondenti dal mondo che garantivano il racconto della politica internazionale.

La motivazione dietro la riduzione del personale è la volontà di fare un reset strutturale per rientrare delle perdite del quotidiano. Alcuni commentatori però parlano già della morte della testata, perché con un organico così ridotto è improbabile che il Washington Post possa mantenere la linea editoriale ricca d’inchieste, scoop e reportage che lo ha reso un punto di riferimento. Il colpevole sarebbe solo uno: Jeff Bezos, che ha acquistato il Post nell’agosto 2013 per 250 milioni di dollari, in un’impresa personale (l’acquisizione non è avvenuta tramite Amazon) caldeggiata da Donald Graham, ex proprietario del giornale.

Articoli Suggeriti
Più dell’hantavirus dovrebbe preoccuparci il disturbo da stress post-pandemico da cui siamo tutti affetti

Nel modo con cui stiamo reagendo alle notizie sull'hantavirus si vedono le conseguenze sociali e culturali della pandemia, di un trauma che non abbiamo mai davvero elaborato e che non riusciamo a superare.

La comunità scientifica continua a dire che sta arrivando un evento climatico catastrofico ma nessuno le dà ascolto né fa niente

Si chiama El Niño, è un innalzamento della temperatura dell'oceano e potrebbe avere conseguenze apocalittiche in tutto il mondo.

Leggi anche ↓
Più dell’hantavirus dovrebbe preoccuparci il disturbo da stress post-pandemico da cui siamo tutti affetti

Nel modo con cui stiamo reagendo alle notizie sull'hantavirus si vedono le conseguenze sociali e culturali della pandemia, di un trauma che non abbiamo mai davvero elaborato e che non riusciamo a superare.

La comunità scientifica continua a dire che sta arrivando un evento climatico catastrofico ma nessuno le dà ascolto né fa niente

Si chiama El Niño, è un innalzamento della temperatura dell'oceano e potrebbe avere conseguenze apocalittiche in tutto il mondo.

Un festival cinematografico in Canada ha iniziato a proiettare film a velocità 1.5x per attirare la Gen Z

L'esperimento è iniziato con Amour Apocalypse di Anne Émond, che a velocità x1.5 dura 66 minuti invece di 100. Ben 34 minuti risparmiati.

Alla donna francese ricoverata in condizioni gravissime a causa dell’hantavirus era stato detto che i suoi sintomi erano dovuti all’ansia

Nonostante i sintomi e il fatto che fosse letteralmente appena scesa dalla MV Hondius, la diagnosi dei medici è stata questa: stress misto ad ansia.

Secondo una ricerca scientifica dovremmo andare in ferie ogni due mesi per “guarire” davvero dalla stanchezza e dallo stress del lavoro

Anche per pochi giorni, in un posto vicino, spendendo il minimo indispensabile. L'importante è allontanarsi dal lavoro più spesso di quanto facciamo adesso.

Non esistono più i fit check di una volta

Palestre, laboratori, bagni, uffici: ciò che era nato come un formato spontaneo, è diventato oggi un esercizio performativo che invade qualsiasi spazio.