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22:49 giovedì 3 settembre 2026
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.
Per contrastare la denatalità, il governo di Singapore darà ai genitori 50 mila euro a figlio Si comincia con 10 mila dollari di Singapore alla nascita, poi ne arrivano 2 mila ogni anno dal primo compleanno fino ai sedici, poi altri sussidi: in totale quasi 70 mila dollari di Singapore per bambino, distribuiti fino ai diciassette anni.
Nel 2028 arriverà finalmente il sequel di Priscilla, regina del deserto Lo ha detto Guy Pearce, uno dei protagonisti. E le scene con il compianto Terence Stamp sono già state girate tutte.
Il nuovo report dell’Onu sulla crisi climatica dice sostanzialmente due cose: sta andando tutto molto male e andrà tutto sempre peggio Non solo non riusciremo a tenere l'aumento della temperatura sotto gli 1,5 gradi di media, ma entro la fine del secolo rischiamo che l'aumento tocchi i 3 gradi.
La nuova campagna di Valentino si chiama Interferenze ed è scattata in un ex centrale elettrica romana convertita in museo La campagna è stata scattata da Glen Luchford nella Centrale Montemartini di Roma, ex centrale elettrica convertita in museo nel 1997.

Duecentomila abbonati del Washington Post hanno cancellato l’abbonamento perché il giornale non sosterrà Kamala Harris

29 Ottobre 2024

Si dice spesso che la cosa più importante per un giornale è conoscere i propri lettori. Chissà se qualcuno lo ha mai detto a Jeff Bezos, che tra le altre cose è anche l’editore del Washington Post. Come riportano praticamente tutti i giornali del mondo, nella redazione del WaPo le ultime 48 ore sono state piuttosto movimentate: Jeff Bezos ha deciso di impedire la pubblicazione di un editoriale, firmato dalla redazione del giornale, in cui si annunciava l’endorsement a favore di Kamala Harris. Conosci i tuoi lettori, si diceva: da quando la notizia si è diffusa, più di 200 mila lettori hanno cancellato i loro abbonamenti alla versione digitale del giornale.

Se il numero non vi sembra grande abbastanza, tenete conto che il WaPo, versione digitale, ha in tutto due milioni e mezzo di abbonati. In due giorni, dunque, il giornale ne ha persi l’8 per cento. Tenete anche conto che le cancellazioni degli abbonamenti ci mettono del tempo a diventare “effettive” e che, come riporta Npr, la protesta dei lettori prosegue. Vista la situazione, Bezos è stato di fatto costretto a pubblicare un op-ed in cui dimostra che effettivamente lui i suoi lettori proprio non li conosce. L’editore ha infatti scritto di essere dispiaciuto della «scarsa organizzazione» con la quale il mancato endorsement è stato annunciato. Si capisce: se tre anni fa il Washington Post avesse detto che non avrebbe preso le parti di nessuno, né di Harris né di Trump, secondo Bezos ai suoi lettori la cosa sarebbe andata benissimo.

Magari sarebbero stati soltanto un po’ sorpresi dalla cosa, visto che il giornale ha sempre raccontato Trump, la sua prima amministrazione e l’eventualità della seconda, come una minaccia all’esistenza stessa della democrazia americana. E infatti, in seguito alla decisione di Bezos diversi membri dell’editorial board del giornale si sono dimessi. Ma l’editore è stato inamovibile: basta con gli endorsement in generale, perché a farli «si dà agli altri l’impressione che il giornale abbia pregiudizi». È la versione tech mogul dell’adagio italiano «non sono né di destra né di sinistra», che si sa cosa vuol dire in realtà.

Sui social, nelle ultime ore, sta girando molto la vignetta della cartoonist del Washington Post Ann Telnaes: un quadrato tutto nero, che riprende lo slogan che il giornale ha adottato nel 2016, un anno dopo la vittoria alle elezioni di Trump, “Democracy Dies in Darkness”.

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Da una bottiglietta d'acqua versata su una polo d'ordinanza, in una caserma, ad agosto, si ricava un'idea abbastanza precisa di come lo Stato compri i vestiti, e di quanto assomigli, quando li compra, a chiunque di noi il sabato pomeriggio.