Ha vinto il premio per Outstanding guest actor in a comedy series per la sua interpretazione nella quarta stagione di The Bear.
Si è scoperto che Van Gogh ha firmato solo il 15 per cento della sue opere perché tutte le altre le considerava troppo brutte per firmarle
Lo ha rivelato una ricerca del Van Gogh Museum di Amsterdam, la prima dedicata esclusivamente alla firma "Vincent".
C’è un dettaglio che chiunque abbia mai guardato un catalogo di Van Gogh ha notato senza soffermarcisi troppo: la firma “Vincent”, quasi sempre uguale a sé stessa, quasi sempre assente. Una nuova ricerca del Van Gogh Museum di Amsterdam ha posto l’attenzione su questo dettaglio spesso trascurato, ed è la prima ricerca vera e propria mai condotta sull’argomento. Il dato di partenza è già sorprendente: su 840 dipinti conosciuti, Van Gogh ne ha firmati soltanto 133, circa il 15 per cento. Una percentuale bassissima se paragonata a quella dei suoi contemporanei, che di solito apponevano il proprio nome quasi ovunque. A ricostruire l’intero corpus è stata la ricercatrice Julia Engelmayer, che ha raccolto tutte le firme autentiche in un database e pubblicato i risultati in un articolo dal titolo eloquente: Simply ‘Vincent’: An Overview of Van Gogh’s Signed Paintings.
Il punto più interessante, però, non è quanto firmasse poco, ma quando e perché lo faceva. Secondo la ricerca, la frequenza delle firme sembra essere una conseguenza diretta della fase della vita che stava attraversando in quel momento: le ambizioni artistiche, il benessere psicologico, la fiducia in sé stesso. Van Gogh, si legge nelle sue lettere, era spietatamente critico con il proprio lavoro: per gran parte della carriera considerava molti dei suoi quadri semplici esercizi, tentativi, gradini da salire verso una maturità artistica ancora da raggiungere (e che, almeno nella sua testa, non hai mai raggiunto). È per questo che non firmò nulla prima del 1884, pur avendo iniziato a dipingere a olio già nel 1881. Le cose cambiano poco dopo il suo arrivo ad Arles, un momento di svolta sia stilistica sia personale, in cui il pittore comincia finalmente a considerare alcune sue opere come compiute e degne di essere firmate. Da qui in avanti, ogni firma diventa quasi una dichiarazione di fiducia, un “questo è pronto”, più che una semplice formalità.
C’è infine la questione del nome stesso, che dà il titolo alla ricerca: perché solo “Vincent”, senza il cognome? La risposta, semplice ma poco nota, riguarda la percezione internazionale dell’artista: fuori dai Paesi Bassi, “Van Gogh” risultava difficile da pronunciare e da ricordare, mentre “Vincent” restava immediato in ogni lingua. Una scelta quasi da branding ante litteram, che oggi rende ancora più riconoscibile l’autografo più famoso della storia dell’arte. Chi vuole approfondire può leggere lo studio completo di Engelmayer sul sito del museo, che raccoglie l’intero elenco dei dipinti firmati e i criteri usati per stabilirne l’autenticità.