Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
A 80 Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film
Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.
«Ne inizio un altro (di film, ndr) a gennaio. Lo chiamo il mio “film sulla droga”. Si intitola The Doors of Perception, e parla di ayahuasca. Il cast si sta formando, ma la vera protagonista è l’esperienza dei viaggi stessi. Ci sono circa 15 minuti di sequenze di trip. Volevo unire un’esperienza teatrale a un’esperienza immersiva. Sono stato in un ritiro di ayahuasca in Costa Rica un mese fa e ho fatto otto viaggi in due settimane. A 80 anni ce l’ho finalmente fatta!». Queste parole sono state dette da Paul Schrader ai microfoni di Deadline, proprio mentre si trova a Venezia per presentare il suo nuovo film The Basics of Philosophy. A 80 anni compiuti, dopo l’ultima fase della sua carriera passata a girare film su uomini soli in crisi esistenziale (Master Gardnener, The Card Counter e First Reformed), il regista di American Gigolo e Mishima, nonché sceneggiatore di Taxi Driver, Toro Scatenato e L’ultima tentazione di Cristo, ha deciso che era giunto il momento di fare un ritiro speciale in Costa Rica, e procedere con otto dosi di ayahuasca in quattordici giorni per girarci sopra un – autodichiarato – “drug movie”.
Se il titolo vi ricorda qualcosa è perché riprende quello del famosissimo saggio del 1954 di Aldous Huxley, Le porte della percezione. Nel libro, che tra le altre cose ispirò Jim Morrison a scegliere The Doors come nome per la sua band, lo scrittore raccontava la sua esperienza con la mescalina e sviluppava una teoria più ampia sulla coscienza, paragonando il cervello umano a una specie di “valvola riduttrice”. In pratica, per non farci travolgere dagli infiniti stimoli esterni la mente applica un filtro che riduce di molto quelle che sarebbero le infinite possibilità della nostra “Mind at Large”, coscienza illimitata. Le sostanze psichedeliche (oggi sempre più utilizzate anche per scopi terapeutici: noi ne abbiamo parlato spesso, ad esempio qui) non fanno altro che disattivare questo filtro, spalancando le porte della percezione per mostrarci la realtà in tutta la sua bellezza. La stessa bellezza che speriamo di vedere nel film di Schrader (soprattutto nei 15 minuti di sequenze di trip che ci ha promesso).