E ha pure creato una task force di polizia esclusivamente dedicata alla caccia di questi contenuti e alla denuncia delle persone che li creano e diffondono.
La strana, stranissima storia che ha portato un collettivo antifascista italiano nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti
L'A/I Collective, che fornisce servizi internet anonimi, da adesso è considerata un'organizzazione terroristica di sinistra, accusata di sostenere la cosiddetta "rete antifa".
L’annuncio è arrivato mercoledì scorso (26 agosto) da parte del Segretario di Stato Marco Rubio e del Segretario al Tesoro Scott Bessent: sanzioni antiterrorismo contro l’A/I Collective, il collettivo italiano, noto anche come Autistici/Inventati, che offre servizi di posta elettronica anonima, chat email crittografate, hosting, software di videoconferenze, strumenti per restare anonimi e proteggere la propria privacy su internet, e la piattaforma di blogging noblogs.org. Tutti strumenti usati negli Stati Uniti e nel mondo da gruppi anarchici, antifascisti e di sinistra radicale.
Secondo un portavoce del Dipartimento di Stato americano, quegli strumenti sono progettati appositamente per essere impiegati nelle operazioni delle reti terroristiche di estrema sinistra. E sarebbe proprio questo il motivo per il quale il collettivo è finito nella “lista nera”: aver fornito servizi e infrastrutture a gruppi terroristici, tra cui anarchici responsabili di attacchi contro ferrovie e oleodotti in Europa, e gruppi di sinistra americani che hanno compiuto atti violenti durante pubbliche manifestazioni. La legge federale americana lascia al Tesoro ampia discrezionalità nell’applicare questa etichetta a soggetti stranieri. Un po’ troppo ampia, secondo i critici.
Non è passato molto tempo, infatti, prima che si levasse l’accusa di censura: come è possibile che il governo se la prenda non con chi viola la legge ma con chi fornisce servizi e infrastrutture perfettamente legali? Per Jillian York, direttrice per la libertà di espressione internazionale della Electronic Frontier Foundation, le conseguenze che questa decisione dell’amministrazione Trump avrà nel futuro sono enormi. «Se la prendono con il messaggero» ha detto a The Intercept, e ha aggiunto che i membri di A/I non si sono mai, in nessuna occasione, espressi a favore della violenza o agito a supporto di atti violenti, limitandosi sempre e soltanto a difendere il diritto dei loro utenti a rimanere anonimi. Il collettivo (che si finanzia solo grazie a donazioni, ovviamente anonime), in una dichiarazione non firmata, nega le accuse che gli sono state rivolte, ribadisce che antifascismo e anticapitalismo non sono terrorismo, che la protesta non è terrorismo, e annuncia di star valutando le opzioni legali a sua disposizione. Mark Bray, storico della Rutgers University, spiega che questo è solo l’ultima battaglia di una guerra che Trump ha iniziato da quando si è insediato per la seconda volta alla Casa Bianca. Tutto è iniziato con l’inserimento di antifa nella lista delle organizzazione terroristica interna. «Sembra che stiano giocando una partita a lungo termine» – dice Bray – «in cui provano a dimostrare l’esistenza di una rete terroristica di sinistra, cosa che fin qui hanno faticato a fare, e intanto criminalizzano chi secondo loro le è alleato».
Chi ci finisce di mezzo sono i clienti. Come scrive The Intercept, tra i gruppi che usano quei servizi ci sono un programma radiofonico anarchico di Asheville, in North Carolina; Jane’s Revenge, un blog che documenta gli attacchi contro i centri antiabortisti; la Fiera del Libro Anarchica di Seattle, che ha già avvertito il pubblico riguardo alla concreta possibilità che il suo sito smetta improvvisamente di funzionare. E la lista potrebbe proseguire ancora per un pezzo. Quanti siano gli utenti dei servizi che A/I fornisce non lo sanno neanche i membri dello stesso collettivo, che non chiede e non ha mai chiesto agli stessi alcun tipo di informazione personale. Le sanzioni vietano ai cittadini e alle aziende statunitensi di fornire sostegno finanziario al gruppo, e non è chiaro se usare i suoi servizi per ospitare un sito o diffondere una newsletter che non prevedono transazioni monetarie siano azioni punibili anch’esse a norma di legge, adesso. Scoprirlo non è un dettaglio: chi dovesse andare contro la decisione dell’amministrazione Trump rischia fino a vent’anni di carcere.
un sito senza scambio di denaro sia già illegale, ma il collettivo vive di donazioni volontarie e molti gruppi americani si stanno affannando per cercare un altro provider in quanto, chiunque violi quelle sanzioni rischia fino a vent’anni di carcere.