Anche quest'anno ci saremo e stavolta per due giorni, l'8 e il 9 settembre. Parleremo di provincia, di avventura, di viaggi, di adolescenza e di tutto ciò che vogliamo vedere nel cinema dei prossimi anni.
Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía
Così innamorata che ne perdona anche i difetti: ad esempio non è del tutto convinta dei testi delle sue canzoni, ma, ci tiene a specificare, lei «non è certo la giudice migliore».
«I have a Rosalía hangover»: comincia così la recensione di un concerto di Rosalía firmata dalla grande poetessa Anne Carson pubblicato sulla London Review of Books. Un testo lungo 1283 parole e abbastanza critico in cui l’autrice di Autobiography of Red, 76 anni, racconta l’esperienza di aver assistito alla data a Chicago del tour dell’album LUX. Oltre a essere scioccata dal fascino e dal talento della cantante, e dalla facilità con cui è in grado di «sedurre ventimila persone ogni sera», Carson osserva con grande stupore il comportamento del pubblico intorno a lei. In particolare, sembra molto stupita dalle grida isteriche dei fan, che descrive così:«Stanno in piedi e strillano. Fatemelo ripetere. Per tutte le due ore del concerto ognuna di queste persone (eccetto C. e me) si alza dal proprio posto e strilla senza fermarsi. Non ho mai sentito un suono simile».
Nonostante l’inquinamento sonoro dei fan, Carson sembra essere riuscita comunque godersi il concerto e a innamorarsi di Rosalía, come dimostra quando scrive: «La voce è una meraviglia. È un luogo comune che il flamenco richieda una voce adulta; la sua voce, ancora in qualche modo luminosa come quella di un’adolescente, potrebbe passare da meravigliosa a miracolosa in pochi anni. Si alza sopra il martellamento folle dell’impianto audio come una freccia d’argento sparata nello spazio, e loro urlano, e lei si alza, e loro urlano, e lei si alza. Un’adorazione totale si riversa verso di lei dalle sedute. La si potrebbe accarezzare come un animale che s’impenna e si pavoneggia per l’arena (un palazzetto dello sport, di solito da basket)».
Se la voce della cantautrice la entusiasma, Carson è invece un po’ scettica sul contenuto delle sue canzoni: «I testi, in molte lingue, vengono proiettati grezzi su uno schermo sopra il palco. Da dove sono seduta riesco a vedere solo metà dello schermo. Molte sembrano metafore azzardate tradotte con Google Translate, ma non sono la giudice migliore. Di sicuro è tutto meglio in originale». A dir la verità non la convince troppo neanche il modo in cui Rosalía mescola il meccanismo della canzone pop e l’emozione mistica tradizionale. E non le è troppo chiaro nemmeno il senso di andare a un concerto per dover guardare la cantante e i ballerini negli schermi giganti perché a occhio nudo non sono che dei puntini lontanissimi.
Eppure Carson continua a spendere parole molto belle per descrivere la popstar e i sentimenti che suscita: «Pretendiamo eroismo dai nostri intrattenitori. Vogliamo che si sacrifichino fino a un certo grado estremo di impegno. Nessuno può cantare così forte, eppure lei lo fa. Nessuno può ballare così duramente e a lungo, ma lei continua. Nessuno può sopravvivere a un’adorazione così intensa, ma siamo noi a uscirne strizzati come spugne mentre la guardiamo, il cuore che batte forte, leggermente impauriti di cosa verrà dopo». E ancora: «La invidio? Certo che sì. A 33 anni è l’incarnazione del glamour e della forza femminile. Sa mettere il broncio, posare, parodiare la propria seduttività – questo è il nuovo femminismo. Mi affascina. A differenza di Björk, che scompare dalla femminilità rifugiandosi in altre specie, Rosalía va più a fondo nel femminile stesso, scavando dentro di esso, oltre le mutilazioni del flamenco, fino a un luogo di potere dove si sente nuova, e poi butta indietro la testa e ride come una vela nel vento».
Un amore, quello di Carson per Rosalía, che però, non impedisce alla sua attenzione di tornare, alla fine, a concentrarsi sui ventimila fan della popstar e sul loro bizzarro comportamento: «Il pubblico di Rosalía: in generale non traggo alcun conforto da queste persone. A volte, assistendo a una grande esibizione, il pubblico sviluppa un cameratismo, la sensazione di essere tutti qui insieme a remare su e giù tra le onde di questo genio. Qui niente del genere. Qui ognuno è innamorato singolarmente di Rosalía, occupato a immaginare la propria vita con lei, le sue private salvezze». Adesso però sogniamo una rubrica in cui Anne Carson recensisce tutti i più grandi concerti delle star della musica pop contemporanea: Bad Bunny, Sabrina Carpenter, Olivia Rodrigo, ecc.