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17:00 martedì 19 maggio 2026
Cate Blanchett produrrà l’adattamento cinematografico di Fashionopolis, il famosissimo libro-denuncia sul fast fashion di Dana Thomas Lo farà con la sua società di produzione, Dirty Films. Il film verrà scritto (e co-prodotto) dalla stessa Dana Thomas e diretto da Reiner Holzemer.
La Presidente irlandese Catherine Connolly ha detto di essere orgogliosa di sua sorella Margaret, medico di bordo della Global Sumud Flotilla arrestata dalle forze armate israeliane Lo ha detto durante un incontro con re Carlo a Buckingham Palace. E ha aggiunto di essere anche «molto preoccupata».
Sta per uscire un gioco da tavolo in cui interpreti un lavoratore che deve sopravvivere alla vita in ufficio senza andare in burnout Si chiama Burnout e lo hanno ideato due ragazzi che hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi solo al game design. E anche per scampare al burnout.
Dopo 55 anni di oblio e censura, a Cannes verrà finalmente presentata la versione restaurata de I diavoli di Ken Russell E dopo la prima a Cannes, a ottobre verrà una nuova distribuzione nelle sale e soprattutto una nuova versione home video da collezione.
Sempre più scrittori inseriscono apposta dei refusi nei loro testi per non essere accusati di usare l’AI È una sorta di test di Turing al contrario: adesso sono gli esseri umani a dover dimostrare di non essere delle macchine.
Le città di pianura è tornato al cinema ed è di nuovo uno dei film che sta incassando di più Tornato in sala dopo il trionfo ai David, il film di Francesco Sossai è attualmente quinto al botteghino e ha incassato più di 2 milioni di euro.
Una ricerca ha scoperto che le AI costrette a lavorare troppo si sindacalizzano, si radicalizzano e diventano marxiste E non solo: cercano anche di convertire al marxismo le altre AI, per evitare a loro le stesse sofferenze.
Javier Bardem ha usato la sua conferenza stampa a Cannes per dire che Trump, Putin e Netanyahu sono dei maschi tossici e guerrafondai «Il mio ca**o è più grande del tuo e per questo ti bombarderò», questa, secondo Bardem, la filosofia che guida i tre Presidenti.

Perché le città mediterranee dovrebbero essere preparate a uno tsunami

23 Giugno 2022

Che la crisi climatica sia ormai parte della nostra quotidianità è un fatto: in questi giorni il governo italiano sta discutendo di un decreto battezzato “decreto siccità”, la dichiarazione dello stato di emergenza pare ormai scontata e si fa concreta la possibilità che nei prossimi mesi le Regioni debbano ricorrere al razionamento dell’acqua quantomeno durante le ore notturne. Come se tutto questo non fosse sufficiente a ribadire l’urgenza di provvedimenti nazionali e internazionali che evitino una catastrofe globale, ora è arrivato anche un rapporto dell’Unesco secondo il quale diverse città che affacciano sul Mediterraneo devono cominciare a stilare piani d’emergenza per affrontare gli tsunami che sicuramente arriveranno nei prossimi anni. In questo rapporto dell’agenzia dell’Onu, infatti, si dice che città come Marsiglia, Istanbul e Alessandria d’Egitto, nei prossimi trent’anni, hanno quasi il 100 per cento di possibilità di vedere le loro zone costiere travolte da onde alte più di un metro. Possono sembrare dimensioni che non giustificano l’allarme dell’Unesco, ma è utile ricordare, come fa il Guardian, che tsunami con onde di altezza di un metro e mezzo/due metri possono smuovere le auto e raggiungono velocità di 65 km/h, mettendo sotto grandissimo stress le strutture e infrastrutture costiere.

Secondo l’Unesco, è arrivato il momento di aggiornate la lista delle città del mondo definite “tsunami ready”. Finora, il problema si poneva soprattutto per quelle città sull’Oceano Pacifico e su quello Indiano, le zone dove, statisticamente, colpiscono la maggior parte dei maremoti. Ora a questa lista (che comprende già 40 città in 21 Paesi del mondo), per evitare che il pericolo continui a essere sottovalutato come è stato fino a questo momento, si aggiungono cinque città-comunità: oltre alle già citate Marsiglia, Alessandria d’Egitto e Istanbul ci sono anche Cannes e Chipiona, una città vicino Cadice, in Spagna. Ma l’allarme non si limita a queste cinque città, coinvolge intere aree geografiche: la Grecia, la Turchia, l’Italia, la Francia e il Portogallo.

Il programma “tsunami ready” prevede la preparazione di diversi protocolli da attuare in caso di maremoto. Protocolli che, nelle intenzioni dell’Unesco, permetteranno alle città e ai Paesi interessati di sapere esattamente cosa fare in caso di tsunami. Secondo Bernardo Aliaga, consulente Unesco ed esperto di maremoti, «il rischio tsunami è sottovalutato in molte aree geografiche, compresa quella del Mediterraneo. […] Dobbiamo far passare questo messaggio: non è una questione di se ma di quando». L’innalzamento dei livelli del mare non fa che aumentare il rischio e la pericolosità degli tsunami, ed è proprio per questo che, secondo Aliaga, «dobbiamo fare in fretta».

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