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07:33 domenica 4 ottobre 2026
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.
Tilda Swinton ha scritto un’autobiografia, ma siccome non voleva fare la solita autobiografia ha deciso di raccontare la sua vita attraverso gli oggetti che ama Si intitola Material Evidence, uscirà nel 2028 e al suo interno ci saranno: un abito da battesimo, una lettera, una gamba di legno, una felpa, una matassa di seta da ricamo, una fotografia, una vita intera.
Per lanciare il loro nuovo album i Fontaines D.C. hanno organizzato dei listening party nei negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo e l’Italia è uno dei Paesi in cui ce ne saranno di più Saranno ben 22 e si terranno tutti l'8 ottobre, sparsi dalla Liguria alla Sicilia e molti in "provincia", dentro negozi che sono pezzi di storia delle città.
La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, abbattuto per far posto anche a un supermercato, è molto più complicata e preoccupante di come la si sta raccontando Perché oltre al supermercato verranno costruiti anche una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. E piantati 1350 nuovi alberi.
Negli ultimi cinque anni la Svizzera ha perso un quinto dei suoi ghiacciai Solo nel 2026 è sparito il 5,5 per cento del ghiaccio delle Alpi Svizzere. Gli scienziati parlano apertamente di «un anno catastrofico».
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.

Ultracafonal

“A noi cafoni ci hanno sempre chiamati”: rubrica nella rubrica. Profili di cafoni, più italiani di te

28 Ottobre 2011

A noi cafoni c’hanno sempre chiamati/parte 2

Nonostante la fama di Roberto D’Agostino e del libro, pochi fanno lo sforzo di comprare Ultracafonal, le quasi seicento pagine di foto e didascalie idiote che documentano la vita notturna e quella festiva della classe dirigente romana, milanese e di Cortina d’Ampezzo. Potenti all’ippodromo, potenti con stelline col culo di fuori in un pre- o post-orgia romano, donne in drindl sui monti, leghisti che devono birra, una sfattona vestita da Jessica Rabbit in posa su una Lamborghini gialla fuori da una villa, parlamentari senza reggiseno alla Camera, cardinali alle feste, tantissimi cagnolini.

La foto più canonica per entrare con il giusto spirito critico e etico nella collezione è quella di Andreotti annoiato e depresso, seduto a un tavolo rotondo ad un ricevimento, con una tipa alle spalle che tutta presa per conto suo balla una danza orientale, variamente conciata con fasciature fucsia. Il capitolo da cui è tratta si chiama “Più party e meno partiti” e comprende abbracci tra Raffaella Carrà e G-Max dei Flaminio Maphia. Ma la foto a Andreotti che con la sua smorfia da semplice vecchio che inorridisce di fronte alla Degenerazione è un’entrata troppo facile nel libro, troppo coperta. La usa infatti Carlo Verdone a corredo della sua introduzione: ma quella foto è un unicum nel libro, che è invece la cronaca di un mondo che è per lo più contento di se stesso, di esserci. Quindi la foto a Andreotti vuole farci scordare chi è Andreotti e farci usare il suo occhio triste e pigro un po’ Thom Yorke per darci la prospettiva giusta da cui esaminare lo sfacelo morale che è il contenuto del libro.

In realtà, ciò che ti incastra di Ultracafonal è che ti chiede, con gli argomenti irrefutabili della foto buffa o grottesca, di rinunciare al lato di te che si esprime con frasi come “In un paese normale tutto questo non…” e ti costringe ad abbandonarti. Non che si possa amare quello che ti mettono in casa D’Agostino e Pizzi con le loro seicento pagine di volgarità costosa e potente, con il ritratto del sorriso inebriato di Alemanno alla festa per i 60 anni di Israele o la foto allegra di Bertinotti e De Michelis in funivia insieme sulle Dolomiti (“Il Cadore perduto”), ma sei costretto a non far più finta di non sapere che quelli sono i tuoi capi. È come vedere i propri genitori far l’amore.

Umberto Pizzi, l’autore delle foto, è l’anticristo della party photography. La party photography ha istituito nelle nostre vite la dittatura dell’atteggiamento, costringendo una gran fetta della popolazione a diventare consapevole dei vestiti che portava e delle smorfie che eseguiva sia da sobria che da alterata. A diventare consapevole delle persone con cui si accompagnava. Umberto Pizzi, il socio di D’Agostino, trova lo squallore ovunque scatta. È specializzato nella foto della signora che addenta del fingerfood cercando di non sbaffare il rossetto. Ma è anche bravissimo a fare ombre tra i sederi scoperti e le cosce, e tra scapole e ascelle cadenti nei vestiti scollati. Sa come si mostra la spietatezza senza sfumature dei capelli platinati, e la malizia degli abiti talari di preti lobbyisti sempre socievoli. I soggetti della sua party photography non sono mai smaglianti, ma ci provano a tutti i costi. Pizzi è il contrario delle Hipstamatic. È il contrario della nostra opera di autopromozione via album di Facebook.

Il suo trattamento estetico potrebbe essere applicato alla vita di tutti noi e lasciarci distrutti. Ma Pizzi e D’Agostino lo hanno fatto con la classe dirigente, hanno fotografato ogni ruga e labbro rifatto, pelliccia e accessorio animalier. Poi c’è la questione titoli. I capitoli sono intitolati “Forza Gnocca”, o “La classe digerente va in paradiso”. E le didascalie ti corrompono, ti rendono parte del torbido spasso dirigenziale con commenti sudaticci come: «Distesa come una porchetta, Milly D’Abbraccio aspetta l’Estasi del Pecoreccio». «La pelle sarà pure artificiale ma le pellicce sono vere». «Il giuslavorista Salvatore Trifirò, danzatore satanico alla Mick Jagger». Le didascalie di D’Agostino ti corrompono, ti costringono a diventare complice non solo suo e di Pizzi, ma degli invitati: «Il Cavaliere del Cialis solidarizza con una signora che si è persa un tacco a un ricevimento a Villa Miani». «Eccola la deputata Topolona, Elvira Savino». «La pidiellina palermitana Gabriella Giammarco, celebrata come “culetto perfetto”». Queste didascalie così integrate nello spirito delle foto, così ambigue, mi succhiano via il cervello e soprattutto mi levano qualunque voglia di concludere con un’arguzia.

(Qui il primo episodio de “A noi cafoni c’hanno sempre chiamati”, dedicato a Fabrizio Corona.)

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