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04:54 lunedì 27 luglio 2026
Se è così difficile vedere un film in IMAX 70mm è perché negli ultimi 50 anni non è stato costruito un solo nuovo proiettore IMAX 70mm E non è stato costruito perché (tra le altre cose) IMAX, l'azienda, ha perso i progetti originali di questi proiettori e ora non sa più come costruirli.
A causa del caldo estremo e della crisi climatica, in Europa c’è una nuova forma di siccità Secondo gli scienziati, questa nuova siccità non è più dovuta alle poche piogge ma alle temperature troppo elevate. E trovare dei rimedi è difficilissimo.
I proprietari di Myspace dicono che Myspace sta per tornare, un’altra volta Lo hanno annunciato Chris DeWolfe e Tim Vanderhook, gli stessi che però avevano annunciato la stessa cosa già nel 2013, con scarsi risultati.
Dei milionari inglesi hanno chiesto al loro governo di essere essere tassati di più «perché possiamo permetterci di pagare molto di più» Lo hanno fatto con una lettera, firmata Patriotic Millionaires, in cui propongono anche una tassa del 2 per cento sui patrimoni oltre i 10 milioni.
La BCE ha lanciato un “referendum” per decidere il design delle nuove banconote euro, e la scelta sostanzialmente è: uomini o uccelli? Preferite Maria Callas o il picchio muraiolo? Leonardo da Vinci o il gruccione? Bertha von Suttner o il martin pescatore? Avete tempo fino al 21 settembre per decidere.
Un contadino tedesco ha costruito un santuario per salvare dal macello i montoni gay che rifiutano di accoppiarsi con le pecore Lui si chiama Michael Stücke e il rifugio Rainbow Wool: dal 2023 a oggi hanno salvato decine e decine di animali.
Una delle candidate al titolo di borsa dell’estate è una falsa Birkin fatta di plastica ma che sembra fatta di gelatina Si chiama Firkin, contrazione di Fake e di Birkin, appunto. Non costa neanche pochissimo: si va dai 30 ai 100 euro.
È in corso un boom delle vendite di cd, ma la maggior parte di chi li compra non possiede un lettore cd E allora perché li compra? Non certo per ascoltare musica ma per collezionare un oggetto. Ed esibirlo sui social, ovviamente.

“Ce lo siamo levati dalle palle”

Perché la vittoria di Biden e di Kamala Harris è stata una liberazione anche per chi non si interessa di politica.

di Studio
08 Novembre 2020

La vittoria a metà, il populismo che non è definitivamente sconfitto, Trump che occhio a darlo per finito l’hanno votato settanta milioni di persone, Biden che col Senato bloccato chissà cosa potrà combinare, non sarà abbastanza radicale perché è compromesso con l’establishment, il difficile arriva ora, ha settantasette anni, la politica estera boh vedremo, e via dicendo. Tutto vero. Però forse chi si occupa di politica in senso stretto, per smania di precisare, approfondire, saperla lunga, o anche solo per autoreferenzialità sta rischiando di perdersi non la portata epocale dell’elezione di Joe Biden e Kamala Harris, quella l’hanno giustamente sottolineata tutti (alcuni un po’ tardivamente a dire il vero), quanto la gioiosa potenza simbolica e comunicativa e psicologica che questo evento rischia fortunatamente di scatenare nel mondo, negli individui e, infine, nella società. C’è un mondo là fuori, e questa volta era lì alla finestra ad ascoltare. Interessato. Dalle parti di Rivista Studio abbiamo la fortuna di frequentare ancora svariate persone che di politica si occupano poco o niente, o quanto meno non con la maniacalità e la passione che meritoriamente pervade la categoria di chi lavora nei media, non per vezzo antipolitico (anzi, molti hanno una coscienza civile e sociale spiccata) ma proprio per mancanza di attrazione o disamore progressivo per la materia in senso stretto. Eppure sabato erano felicissimi. E nei giorni precedenti si informavano, chiedevano, volevano sapere. «Tu che sei giornalista, come finisce?», «E che ne so, io mi occupo di lifestyle ormai», «Speriamo in bene, non lo sopporto più». Hanno postato le storie su Instagram contro Trump, si sono scambiati i meme su Giuliani e la sua goffa tirata nell’ormai celebre parcheggio, volevano festeggiare. Sono contenti per loro, per i loro amici che stanno a New York, per le figlie piccole delle loro amiche che stanno a Los Angeles, per i loro diritti di persone non eterosessuali e così via. Ma lo sono anche in senso assoluto, la vivono come la liberazione da un incattivimento che sentivano, inconsciamente, ormai inevitabile. E se ne sono accorti solo quando hanno capito che poteva succedere una cosa bellissima: “levarselo dalle palle”. Sì, proprio così. Senza ulteriori considerazioni. Perché Donald Trump, il suo modo di fare deleterio, quello che rappresenta, la maleducazione, la prevaricazione, il razzismo, il maschilismo, le bugie, la prepotenza, le parole che usa, la famiglia inguardabile, la legittimazione che ha dato a persone e gruppi che la storia aveva giustamente e meravigliosamente relegato alla marginalità attraverso anni di conquiste e di progresso, avevano finito per intossicare non solo la politica ma la sfera personale di molti, e non solo americani.

E poi c’è Kamala Harris. Cosa dobbiamo aggiungere sul valore, per ora tutto simbolico, della sua elezione? Ha già detto tutto lei. E l’hanno ascoltata milione di donne, e per fortuna anche di uomini che magari iniziano (iniziamo), a capirci qualcosa di disparità. È ingenuo tutto questo? Visto con l’occhio cinico e scafato dell’analista politico probabilmente sì. Ma la politica, quando si rompono gli argini della convivenza civile, invade la vita anche di chi di politica non si interessa e tracima nel loro umore e nel loro comportamento privato e individuale più di quanto si pensi. E sono molti, moltissimi. Ed è di loro che bisognerebbe occuparsi di più. E sabato erano felici come e più di noi. E questo per noi è bellissimo, al di là di tutto. Ed è anche molto importante per i tempi non facili che ci è capitato di affrontare. “Ce lo siamo levati dalle palle”, scrivevano su Whatsapp. Per noi, l’editoriale migliore che abbiamo letto. Ricordiamocelo la prossima volta che ci mettiamo ad analizzare dottamente e col sopracciglio alzato un personaggio del genere. Magari non accade più.

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