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I consigli che Tom Ford ha dato a una giornalista del New York Times per fare le videochiamate

Nella vita normale, quando facciamo delle riunioni o parliamo con i nostri colleghi, non siamo mica obbligati a vedere noi stessi. Per i più insicuri, quindi, osservare il proprio riflesso, magari un po’ spixelato e male illuminato, nello schermo del pc, può essere una specie di tortura. Lo stesso vale per le videochiamate con amici e famigliari. Che si tratti di Google Hangouts, Zoom o FaceTime, qualsiasi chiacchierata o discussione o conversazione ci costringe a guardare noi stessi, oltre che gli altri. E così è facile, ora che le settimane di quarantena iniziano ad accumularsi, iniziare a provare un senso di nausea nei confronti della propria faccia, come riassume molto bene Emma Elizabeth Davidson su Dazed & Confused, quando afferma: «Mi sono rotta di sembrare una patata».

Se c’è qualcuno che non ha di questi problemi, quello è sicuramente Tom Ford, «un uomo che non possiamo credere abbia mai avuto un brutto aspetto nella sua vita». Che c’entra Tom Ford? Come racconta lei stessa nel bellissimo articolo del New York Times in cui racconta la quarantena di Larry David, il designer e regista è accorso in aiuto della giornalista Maureen Dowd, nervosissima all’idea di dover video intervistare su FaceTime la star di Curb Your Enthusiasm. Prima di tutto, mettere il computer su una pila di libri in modo che la fotocamera sia leggermente più alta della tua testa. Poi, inclinare lo schermo leggermente verso gli occhi. Poi prendere una lampada alta e posizionarla accanto al computer sul lato del viso che si ritiene sia il migliore. La lampada dovrebbe essere in linea con o leggermente dietro al computer in modo che la luce cada piacevolmente sul viso. Infine, il tocco da maestro: mettere un pezzo di carta bianca o una tovaglia bianca sul tavolo, assicurandosi che non si visibile: darà un po’ di riempimento e fornirà una piattaforma di rimbalzo alla luce.

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