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L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
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Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.

Perché gli estremisti “noti alle autorità” non vengono fermati prima

Gli estremisti sono semplicemente troppi perché polizia e servizi di sicurezza possano monitorarli tutti da vicino.

05 Giugno 2017

L’attentatore di Manchester era già noto alle autorità britanniche: Salman Ramadan Abedi si era cominciato a radicalizzare subito dopo le superiori e almeno due persone del college che ha frequentato, tra il 2011 e il 2013, avevano telefonato alle autorità per segnalare che simpatizzava con l’ideologia jihadista, come ha riportato la Bbc. Forse lo stesso si può dire di almeno uno dei terroristi che hanno compiuto la strage di London Bridge: se dovesse essere confermato quanto dichiarato a Repubblica da una coppia italiana residente a Londra, pare che l’identità di uno dei tre attentatori coincida con quella di un giovane di origini pachistane, noto con il soprannome di “Abu Mohammed”, che i vicini avevano segnalato alla polizia circa un anno e mezzo fa, proprio per le sue idee fondamentaliste.

Al di là dei casi specifici, è un dato di fatto che non manchino, in Europa, i casi di attentati effettuati da individui che erano già noti ai servizi di sicurezza o alla polizia: è avvenuto, per esempio, con i terroristi del Bataclan, che per un certo periodo erano stati tenuti sotto osservazione sia dalle autorità francesi che da quelle del Belgio. Qualcuno s’è chiesto, comprensibilmente, come sia possibile che persone già individuate come pericolose, e dunque monitorate, siano riuscite nei loro intenti. Perché non li hanno fermati per tempo, se già sapevano che erano degli estremisti? Una delle possibili spiegazioni è che, messa giù brutalmente, gli estremisti sono semplicemente troppi.

BRITAIN-POLITICS-PARLIAMENT-ATTACK

C’è un dato che fa riflettere: soltanto nel Regno Unito, sono almeno 23 mila le persone che si trovano «sotto il radar» delle agenzie di anti-terrorismo a causa delle loro simpatie jihadiste, come riportava il Telegraph. La cifra, vale la pena di sottolineare, indica soltanto gli individui radicalizzati e noti alle autorità: non è da escludersi che ce ne siano altrettanti, se non di più, al di fuori della portata dei radar. È possibile, se non probabile, poi, che le cifre siano analoghe in altre nazioni che hanno problemi altrettanto seri di radicalizzazione, come la Francia e il Belgio.

Finora i jihadisti che hanno colpito in Europa e che erano già noti alle autorità sono rientrati, principalmente, in due categorie: da un lato i returnee, giovani (e in qualche caso, meno giovani) rientrati nei Paesi dove sono stati cresciuti, dopo avere combattuto con gruppi estremisti come Isis e al-Qaeda in Medio Oriente; dall’altro lato, poi, ci sono ragazzi che si sono radicalizzati direttamente in patria, su internet oppure attraverso frequentazioni estremiste, e che hanno attirato l’attenzione dei servizi di sicurezza non a causa di azioni particolari, ma per via delle loro idee radicali (queste, a loro volta, possono essere state notate attraverso il monitoraggio dei social network, oppure su segnalazione di parenti, amici, conoscenti e delle autorità scolastiche).

Protestors Attend Pro Osama Bin Laden Demonstration Outside US Embassy

Quello che sta accedendo, in pratica, è che le polizie e i servizi di sicurezza europei stanno tenendo d’occhio, oltre agli individui con un documentato passato jihadista, anche le persone che si fanno notare perché, banalmente, per via delle loro idee radicali o perché, in alcune situazioni, hanno espresso simpatia per i terroristi. Si parte presupposto che su mille persone che, parlando a vanvera sui social network (ma anche al bar), ce ne sia una che potrebbe passare all’azione. Una policy, peraltro, che ha ragion d’essere in un contesto come quello di questi anni, dove si sono viste azioni dei lupi solitari e casi di radicalizzazioni piuttosto rapide.

In tutto questo, però, c’è un doppio problema. Primo, in una democrazia liberale diventa difficile arrestare una persone semplicemente perché ha espresso delle opinioni, per quanto rivoltanti; dunque, come come spiegava Robert Verkaik sull’Independent, il risultato è che in alcune situazioni gli apparati di sicurezza possono essere a conoscenza di una data “testa calda” ma non avere abbastanza elementi per fermarla prima che passi all’azione. Un secondo problema, forse ancora più importante, sta nel fatto che le persone che esprimono idee radicali o una qualche simpatia per i terroristi sono, beh, tante. Dunque, per una banale ragione di fattibilità, servizi segreti e polizia non sono in grado di tenerle veramente d’occhio tutte.

Non sta a noi giudicare, nei casi specifici di Londra e Manchester, se ci siano state, come ha sostenuto una parte della stampa locale, eventuali mancanze da parte del governo britannico; così come non sta a noi assolverlo. Quello che però va messo in chiaro è che fermare un “estremista noto” non è affatto così semplice come si tenderebbe a pensare.

Uomo indossa la t-shirt”I am a Muslim, ask me anything?” durante una vigilia a Trafalgar Square in solidarietà con le vittime dell’attentato del 22 marzo 23 marzo (JOEL FORD/AFP/Getty Images); Una manifestazione a Londra a favore di Osama Bin Laden, 6 maggio 2011 (Oli Scarff/Getty Images); Poliziotto sl London Bridge 5 giugno, 2017 (JUSTIN TALLIS/AFP/Getty Images)
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