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20:54 mercoledì 29 aprile 2026
Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.
Il Met Gala starebbe abbassando i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.
Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, Donald e Melania Trump stanno impiegando tempo ed energie per litigare con Jimmy Kimmel (di nuovo) Stavolta i Trump si sono arrabbiati per una battuta in cui Kimmel definiva Melania «una vedova in divenire».
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.

Tannico, il vino su internet

Storia e intuizione dell'azienda leader nel settore vinicolo italiano della vendita online.

07 Febbraio 2020

Se cercate di comprare del vino online in Italia senza passare dagli scaffali dei supermercati, in cui la qualità, per così dire, non domina, e senza passare dalle enoteche più tradizionali del centro, in cui spesso a essere assenti sono soprattutto doti più umane come simpatia e facilità di approccio alla materia, vi sarete molto probabilmente imbattuti in Tannico, che potremmo definire, in modo molto tradizionale, “azienda leader del settore”. Ma anche, per essere più realistici, unica luce in un mondo di oscurità, e quindi un settore in cui Tannico non solo è leader, ma quasi azienda-guru: il settore vinicolo italiano, dal punto di vista della vendita su internet, è rimasto fermo più o meno all’epoca del Millennium bug. E questo non significa che il compito di Tannico sia stato facile, a causa della mancanza di una concorrenza all’altezza, ma al contrario è stato ancora più coraggioso e faticoso dover scardinare pregiudizi immotivati eppure resistentissimi.

La storia, in breve, è così: Tannico nasce nel 2013, fondato da un gruppo di soci tra cui Marco Magnocavallo che oggi è Ceo, e che si definisce «un appassionato bevitore, che non vuol dire sommelier». Marco, classe 1973, non aveva né ha particolari competenze enologiche, ma le possiede invece nel settore tecnologico ed e-commerce, oltre a un certo intuito imprenditoriale molto sviluppato. Tra le decine di cose che ha fatto a partire dai vent’anni c’è anche l’aver fondato la piattaforma Blogo, che qualcosa in comune con Tannico ce l’ha: era nata per riempire uno spazio, quello per «informazioni meno ingessate rispetto a quello che c’era in quel momento. Non è un’operazione dissimile a quella che fa questo e-commerce del vino: Tannico non occupa soltanto uno spazio inspiegabilmente lasciato libero nel mercato italiano, ma ha cambiato più profondamente, in un modo che si potrebbe definire culturale, il panorama del vino.

(foto di Claudia Ferri)

Il mondo del vino, in Italia, è sempre stato austero, iperprofessionalizzato, pomposo e conservatore, spesso a partire dal linguaggio utilizzato. Dentro Tannico, la persona che si è data il compito di ribaltare questo stereotipo è Juliette Bellavita, che ha il titolo di Brand & Communication Manager. C’è un modello particolare che cita e che rende bene l’idea di quanto Tannico sia originale: «Quando ci siamo chiesti chi volevamo essere, ci siamo detti: la Netflix del vino». Un linguaggio facile, quindi, una garanzia nella scelta delle produzioni, abbinamenti, consigli, un’estetica contemporanea. «Ma non mi sono ispirata a modelli specifici», dice Juliette, «io vengo da un altro mondo, editoria, cinema, musica e lifestyle. Tutto quello che è tradizionalmente associato al vino, da Robert Parker in giù, non l’ho proprio preso in considerazione».

Tannico non è, tuttavia, da considerare come un semplice incursore punk arrivato a scompigliare un salotto elegante, anzi: la ricerca sul campo è approfondita – «periodicamente scegliamo una zona», dice Marco, «e stiamo lì, giriamo le cantine, conosciamo i produttori, soprattutto nelle zone in cui pensiamo ci sia potenziale» – e oggi ha appena lanciato una serie di corsi, naturalmente innovativa. La Flying School funziona così: «Ti facciamo assaggiare 5 coppie di vini, e in queste coppie hai gli opposti di una determinata caratteristica, come il tannino», spiega ancora lui. «Tu li assaggi e assegni un punteggio da 1 a 5 a seconda delle tue preferenze. Alla fine hai in mano una mappa del tuo gusto. È un modo diverso di vivere il mondo del vino».

Dopo 6 anni la missione è riuscita, a guardare i numeri: il fatturato 2018 è stato di 15 milioni di euro, il 2019 è previsto in 20 milioni, con un +40%. Le bottiglie spedite nel mondo, in previsione, raggiungono il milione e mezzo. «Vent’anni fa non ci sarebbe stato il mercato per Tannico», dice Magnocavallo, «ma oggi si sta aprendo, e lo stiamo aiutando, lo stiamo spingendo noi». La diffidenza è sparita anche da parte delle cantine, anzi «è proprio l’opposto, vengono loro adesso, e chiedono: cosa possiamo fare insieme?», e Tannico progetta di aprire un wine bar fisico, nel 2020, a Milano: «Un posto semplice, cose buone, artigiani che raccontano la loro storia, un po’ di musica». Naturalmente a modo loro: «Un ambiente diverso dall’enoteca tradizionale».

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