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Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.
Qualcuno ha modificato le pagine di diversi film su IMDb in modo che risultassero distribuiti nei Territori Palestinesi Occupati invece che in Israele I distributori dicono di non saperne niente, IMDb dice di non saperne niente. Nel frattempo, però, le modifiche sono state tutte già cancellate.
La crisi climatica è talmente grave che siamo in autunno e sul Cervino non c’è ancora nessuna traccia di neve Con l'Europa sotto una cupola di calore le Alpi perdono ghiaccio e pezzi di roccia, e sul Monte Bianco quest'anno si attendono quattrocentocinquanta cadute di massi.
Dei coloni israeliani hanno bloccato l’esercito israeliano mentre stava facendo rientrare in casa una famiglia palestinese eseguendo l’ordine di un tribunale israeliano Nella stessa notte i coloni hanno bruciato anche altre case palestinesi e ferito tre agenti della polizia di frontiera israeliana.
C’è una sacrosanta polemica attorno allo sgombero di una via di Milano usata come rifugio dai senza tetto per far posto a una sfilata della Fashion Week The Attico ha chiuso e rimbiancato il tunnel di via Sammartini per la sua sfilata, privando di un rifugio le persone senzatetto e causando notevoli disagi ai residenti.
Il movimento per la casa ha ottenuto una vittoria storica, ed è tutto merito di una 87enne spagnola che ha rifiutato di farsi sfrattare dalla casa in cui viveva da 70 anni Il 23 settembre Maricarmen Abascal è stata portata fuori in barella dalla sua casa di Madrid, sfrattata dal fondo di investimento che ne è proprietario. Ne è nata una protesta che ha costretto il governo Sanchez a intervenire.
L’ultima iniziativa di Mamdani è regalare 70 mila biglietti per l’opera ai newyorkesi che non si sono mai potuti permettere di andarci L'iniziativa si chiama Opera for All: i biglietti saranno distribuiti via lotteria, 10 mila al mese per tutta la stagione del Metropolitan Opera.
Dopo quasi trent’anni uscirà un nuovo romanzo di Donald Antrim, il più tragico, spassoso, originale, misterioso e fenomenale degli scrittori americani Arriverà il 12 gennaio 2027 negli Usa, si intitolerà My Eliot ed è già considerato il romanzo più antrimiano di tutti.

Spie tra il Partito

Pechino punisce in silenzio i diplomatici corrotti. Se non ci fosse questo video nessuno lo saprebbe

29 Settembre 2011

La Cina ha paura. Di se stessa più che degli stranieri. È questa l’opinione di Jin Yi’nan, che molto coraggiosamente mette nero su bianco uno delle difficoltà più gravi che affliggono Pechino: lo spionaggio. Secondo il Generale Jin la Repubblica popolare deve risolvere al più presto i suoi problemi di «degenerazione morale».
Ancora più grave è il fatto che il partito potrebbe ritrovarsi a perdere la faccia nel suo stesso paese. «I dettagli relativi ad alcuni casi di spionaggio interno sono riusciti a filtrare attraverso la rete, ma se i cinesi sapessero quale è davvero la verità la credibilità del sistema verrebbe messa seriamente in discussione. Ecco perché Pechino fa bene ad essere paranoica».
Il militare orientale ha espresso il suo punto di vista nel corso di una conferenza, e alla luce delle sue dichiarazioni non stupisce sapere che i video del discorso sono stati immediatamente cancellati dalla polizia di internet del partito (ma nel frattempo l’emittente cino-americana NDTV ha messo a disposizione un bel po’ di stralci – che potete vedere in inglese nel video qui sopra, NdR)

Jin Yi’nan ha ricordato con non poca tristezza i tempi in cui i segreti della Cina erano inespugnabili. Tanto da costringere Unione Sovietica e Stati Uniti a sfruttare la collaborazione di Pakistan e Taiwan per carpirle qualche informazione. Tutto a un tratto però, le cose sono cambiate. Fino agli anni ’80 l’intelligence cinese ha dimostrato in più occasioni di essere all’altezza dei suoi rivali occidentali. Ma, a partire dagli anni ’90, sono saltate le coperture di agenti segreti più in gamba. E tutte per lo stesso problema: la corruzione.
«Come è possibile dimenticare quello che hanno fatto, per citar solo alcuni nomi, Wei Pingyuan, Wo Weihan, Guo Wanjun, Tong Taiping, Fu Hongzhang o Li Suolin?”

Wo Weihan è stato torturato fino a quando non ha potuto a meno di confessare di aver spiato, con la complicità dell’esperto di missili Guo Wanjun, per conto di Taiwan e di aver passato dei segreti militari alla provincia ribelle. Il Generale Liu Guangzhi, presidente dell’Accademia Militare dell’esercito cinese è stato rimosso dall’incarico nel 2004 per presunti crimini economici ma, in realtà, si era venduto anche lui al governo di Taipei. L’Ambasciatore Li Bin, infine, nel corso del mandato in Corea del Sud avrebbe seriamente compromesso, per «mancanza di carattere e incapacità di distinguere tra informazioni da rendere pubbliche e notizie da tenere segrete», la posizione della Repubblica popolare in Corea.

«Se la nostra economia non avesse cominciato a crescere così in fretta – prosegue il generale Jin Yi’nan – e l’ideologia non fosse stata rimpiazzata dal nazionalismo come pilastro principale della dottrina comunista Pechino non si sarebbe trovata così tante volte in imbarazzo. E in difficoltà, perché le informazioni che questi funzionari apparentemente fidati hanno rivelato al mondo intero avrebbero potuto danneggiarci molto di più di quanto già hanno fatto».

La Cina di oggi è sempre più in difficoltà perché è costretta a combattere la sua guerra contro i traditori su più fronti, e rigorosamente in silenzio. Intanto Pechino si è resa conto che le punizioni esemplari con cui ha spesso strappato la vita ai traditori non sono servite a disincentivare né diplomatici né militari dal macchiarsi di alto tradimento verso la patria in cambio della promessa di una ricompensa molto più generosa di quello che potrebbe essere il loro abituale salario. E forse inizia a sentire l’effetto boomerang legato all’aver educato la popolazione alla positività dell’«arricchirsi ad ogni costo».
In seconda battuta, i dirigenti del partito fanno sempre più fatica a fidarsi di chi sta loro intorno. Per riuscire a individuare con più anticipo possibile le potenziali spie hanno dovuto costruire attorno ai funzionari che hanno accesso ai segreti di stato un secondo cerchio di intelligence che però, come l’esperienza purtroppo insegna, potrebbe avere a sua volta delle falle. E la consapevolezza che l’Occidente possa oggi molto più facilmente di ieri entrare in possesso di informazioni segrete e segretissime irrita non poco Pechino.

Ma quello che la Repubblica popolare deve a tutti i costi evitare è perdere la faccia e, di conseguenza, la legittimità, di fronte al popolo cinese. Quando i casi di spionaggio erano meno frequenti e, soprattutto, quando sulle condanne a morte improvvise di personaggi non sempre noti non si mettevano a indagare i fanatici della rete il partito poteva ancora dormire sonni tranquilli. «Oggi, se venisse a galla la verità, come potremmo continuare a farci seguire dalle masse?».
Il Generale Jin Yi’nan ha perfettamente ragione. Ma non è certo con un dibattito aperto al pubblico che si può cercare la soluzione di problemi tanto delicati. Ecco perché anche la sua voce è stata censurata.

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