Quattro amministrazioni comunali diverse hanno tenuto quelle carte fuori dalla portata del pubblico, del Congresso e del consiglio comunale, mentre i funzionari continuavano a definire l'aria sicura e accettabile. Ora sono consultabili online.
Il movimento per la casa ha ottenuto una vittoria storica, ed è tutto merito di una 87enne spagnola che ha rifiutato di farsi sfrattare dalla casa in cui viveva da 70 anni
Il 23 settembre Maricarmen Abascal è stata portata fuori in barella dalla sua casa di Madrid, sfrattata dal fondo di investimento che ne è proprietario. Ne è nata una protesta che ha costretto il governo Sanchez a intervenire.
Il 23 settembre Maricarmen Abascal, 87 anni, disabile, è stata portata fuori su una barella dall’appartamento di Madrid in cui viveva da più di settant’anni, con i manifestanti da una parte e la polizia dall’altra. Le televisioni spagnole hanno mandato in onda tutta la scena, in diretta, e nel Paesi lo shock si è trasformato presto rabbia. Dopo lo sfratto, Abascal è stata ricoverata in ospedale. Lunedì la sua avvocata, Beatriz Duro, ha passato diverse ore con Urbagestión, il fondo di investimento proprietario dell’appartamento in cui viveva Abascal, e ne è uscita con un accordo: Abascal potrà tornare a casa, con un nuovo contratto e un affitto simile a quello di prima, senza aumenti significativi. C’è stata buona volontà da entrambe le parti, ha detto Duro, secondo cui l’accordo potrebbe contribuire a cambiare il modo di affrontare la crisi abitativa. Martedì (29 settembre), sulla spinta dell’indignazione sollevata dal caso, il governo di Pedro Sánchez ha concordato una serie di misure di sostegno per gli alloggi. Il primo provvedimento introduce una proroga straordinaria di due anni per i contratti di affitto in vigore, il secondo introduce invece il rinnovo automatico dei contratti di locazione. Verranno entrambi votati venerdì in parlamento
Negli stessi giorni in cui Abascal lottava per rimanere nella sua casa, a Puerta del Sol, nel centro di Madrid, si è formato un accampamento. All’inizio le tende erano dieci, ha raccontato a Bbc un’insegnante in pensione che è stata lì fin dal primo giorno. Adesso sono più di 300 e continuano ad aumentare. Sabato (26 settembre) decine di migliaia di persone sono scese in strada contro una crisi abitativa che in dieci anni ha fatto salire gli affitti dell’80 per cento e il prezzo delle case del 63. Intanto a Puerta del Sol, su uno striscione si poteva leggere che sì, si può speculare su orologi, gioielli, criptovalute e macchine di lusso, «ma non sulle nostre cazzo di case». In molti hanno pensato al 2011, quando gli Indignados del movimento 15M occuparono la stessa piazza per un mese e poi cambiarono l’agenda della politica spagnola. Lo slogan dell’accampamento, lanciato dagli attivisti per il diritto alla casa, era «o cade il reddito degli affittuari o cade il governo». Le richieste vanno dal blocco degli sfratti alla regolamentazione degli affitti brevi di case e stanze.
Domenica, il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez aveva detto che il governo stava lavorando senza sosta per presentare martedì un decreto per affrontare la crisi abitativa. La sua coalizione comprende forze di sinistra che su questo spingono da anni, ma il Parlamento è frammentato, le misure dovranno passare da lì e le possibilità di ottenere i voti per un cambiamento vero sono poche. Nella notte di trattative prima del Consiglio dei Ministri, i catalani di ERC (Esquerra Republicana de Catalunya, centro-sinistra) avrebbero chiesto di sospendere tutti gli sfratti che riguardano persone vulnerabili e di alzare le tasse sugli alloggi turistici. La Presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso (Partido Popular, centro-destra), ha accusato il governo di aver reagito tardi e di presentare proposte settarie e profondamente ideologiche, e ha detto che alla Spagna servirebbe un milione di case in più. La Banca di Spagna ne stima 700 mila. L’Unione degli inquilini di Madrid chiede riforme più profonde, in modo che non si verifichino più casi come quello di Maricarmen. L’accordo che riporta Maricarmen Abascal a casa, intanto, aspetta ancora la sua firma. La metterà quando si sarà ripresa dal malore che la notizia dello sfratto le ha causato.