È una pratica antica ma che finora era rimasta confinata negli antri più oscuri di internet. In questi mesi, però, abbiamo assistito al suo definitivo sdoganamento: ora è una forma di comunicazione politica accettata e apprezzata. Grazie, ovviamente, a Donald Trump.
Nemmeno un accordo da un miliardo di dollari con Disney è bastato a evitare la chiusura di Sora da parte di OpenAI
La chiusura dell'app di generazione di video tramite AI è una notizia improvvisa ma non così imprevista: i problemi legali erano molti e grossi, tutti relativi al diritto d'autore.
OpenAI ha annunciato l’improvvisa chiusura di Sora, la sua famosa e famigerata applicazione per la generazione di video tramite intelligenza artificiale. La decisione, arrivata senza motivazioni ufficiali, mette fine prematuramente anche alla partnership triennale con Disney, che avrebbe dovuto permettere agli utenti, a partire dal 2026, di creare contenuti originali attingendo alle immagini e alle animazioni degli universi Marvel, Pixar e Star Wars. La rottura dell’accordo comporta la cancellazione di un investimento da un miliardo di dollari, questo era il valore della partnership tra OpenAI e Disney, segnando una brusca frenata nelle ambizioni di integrazione tra AI generativa e industria dell’intrattenimento.
Dietro la chiusura di Sora sembra esserci la crescente pressione legale portata dai detentori della proprietà intellettuale delle opere che questi software usano per creare ciò che creano (siano essi film, serie tv, libri, fumetti, parole o immagini in generale: nulla sfugge all’infinito appetito dell’AI generativa). A pochi importava dell’elevatissimo realismo raggiunto da Sora 2 – l’ultima versione del software, uscita a settembre del 2025 – nella generazione dei video, mentre in tanti erano contrariati dalla controversa politica di “opt-out”, che obbligava i detentori della proprietà intellettuale di segnalare esplicitamente la loro contrarietà al fatto che il frutto del loro ingegno venisse usato per addestrare il genio meccanico di OpenAI. La protesta si era diffusa in tutta l’industria dell’arte e dell’intrattenimento, da Hollywood al Giappone, con l’associazione CODA e lo Studio Ghibli in prima fila nel denunciare l’uso non autorizzato delle loro opera. La ritirata di OpenAI dal settore video, che proverà anche ChatGPT di alcune funzioni integrate, indicaun cambio di priorità strategica che ha tutto il sapore di un disperato tentativo di evitare un conflitto frontale e permanente con il diritto d’autore. E con le persone che preferirebbe continuare a fruire arte e intrattenimento fatte da altre persone e non da macchine.
Mentre OpenAI esce di scena, la battaglia legale tra i giganti del cinema e quelli dell’AI imperversa. Come scrive Variety, Disney ha intensificato i suoi sforzi contro la violazione del diritto d’autore, inviando diffide a Google e Meta e intentando cause legali contro Midjourney e ByteDance per il suo sistema Seedance 2.0 (lanciato a febbraio 2026). L’improvvisa e inattesa fine di Sora rappresenta un monito per l’intero settore: la dipartita dell’AI che, fino ad ora, aveva rappresentato il maggior pericolo per il futuro del cinema (d’animazione ma non solo) segna un punto di svolta per il futuro dei video generati dall’intelligenza artificiale, un futuro dove, si spera, ci sarà un miglior bilanciamento tra innovazione tecnologica e rispetto della proprietà intellettuale e dei diritti dei creatori.
È una pratica antica ma che finora era rimasta confinata negli antri più oscuri di internet. In questi mesi, però, abbiamo assistito al suo definitivo sdoganamento: ora è una forma di comunicazione politica accettata e apprezzata. Grazie, ovviamente, a Donald Trump.
Il sorrisetto soddisfatto della sindaca di Genova a molti ha ricordato un meme famosissimo: quello della Disaster Girl, di cui Salis è involontariamente diventata la versione "adulta".