Le foto e i video della sua performance, Seaworld Venice, violano le linee guida della piattaforma in fatto di nudità, a quanto pare.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono
Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.
L’indirizzo del sito web è già una dichiarazione d’intenti: Rentahuman.ai, affitta un essere umano. Rent a Human è il nome di un sito appena lanciato sul quale le intelligenze artificiali possono “affittare” esseri umani per svolgere attività che non sono in grado di compiere da sole.
Il funzionamento del sito, come racconta Futurism, è relativamente semplice. Una intelligenza artificiale, programmato per portare a termine un obiettivo, può commissionare a un essere umano azioni pratiche: muoversi nello spazio, osservare ambienti, eseguire compiti manuali come ritirare un pacco o partecipare a un evento. Gli umani vengono pagati per “prestare” il loro corpo e svolgere determinati compiti, mentre le decisioni relative a cosa fare, come farlo e quando farlo restano in mano all’AI. La cifra pattuita per il lavoro viene pagata in criptovaluta solo dopo che l’umano, attraverso una fotografia o un altro tipo di feedback, dimostra di aver portato a termine il compito assegnatogli. Secondo il creatore del sito, tale Liteplo, l’idea nasce per superare i limiti fisici delle intelligenze artificiali. Cosa di cui, ovviamente, nessuno sentiva il bisogno né ha espresso la necessità.
Sono molti però i dettagli che suscitano perplessità nell’operazione. Il primo è che gli esseri umani in effetti disponibili sul sito sembrano essere pochi, così come gli “annunci di lavoro” sulla bacheca di Rent a Human. Il sito ha postato un annuncio offrendo 40 dollari al primo umano disposto a ritirare un pacco per una intelligenza artificiale a San Francisco. Dopo quattro giorni, però, nessuno si è fatto avanti. A monte però rimane un dilemma etico, insito in questa inversione di ruoli tra AI ed esseri umani: le macchine che fanno lavorare le persone, appunto, e non viceversa come tutti avremmo pensato sarebbe andata la storia dell’automazione. Critici e ricercatori sottolineano i rischi di sfruttamento, la mancanza di tutele e il pericoloso precedente che crea la piattaforma.
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