E ovviamente le immagini di questi festeggiamenti sono finite tutte sui social, raccolte sotto l'hashtag #ViradaDoLula, la rimonta di Lula.
Pur di aiutare gli studenti a vincere, i serbi all’estero si sono inventati VoteBnb, una piattaforma che offre alloggio e trasporto gratuito a chi vuole tornare a casa per le elezioni
Con appena 93 seggi in tutto il mondo, i serbi all’estero hanno organizzato passaggi, pullman e alloggi gratuiti per poter votare. Alla fine la Lista studentesca ha vinto e Vučić ha ammesso la sconfitta.
A Los Angeles il seggio per le elezioni parlamentari serbe di domenica è rimasto aperto dalle undici di sera del 24 ottobre fino a mezzogiorno del giorno dopo, cioè dalle 7 alle 20 ora di Belgrado, ed era l’unico di tutta la California. Per i serbi all’estero la Commissione elettorale della Repubblica ha approvato appena 93 seggi in tutto il mondo, molto criticati perché troppo pochi: gli iscritti al voto fuori dal paese erano 102.147, più del doppio rispetto al 2023. In Canada ce n’erano due, a Toronto e a Ottawa, e nessuno a Vancouver o a Calgary, anche se a Vancouver nel 2023 si votava al consolato. Gli iscritti in città erano più di ottocento secondo Balkan Insight, quasi 1.300 secondo un membro della Commissione. In Francia è rimasta senza seggio Tolosa, dove gli iscritti erano 107, e in Australia la Commissione ha previsto un seggio a Melbourne ma nessuno a Perth e a Brisbane. Per molti serbi all’estero votare ha voluto dire viaggiare per centinaia o migliaia di chilometri, e qualche volta farlo in piena notte, in un’elezione in cui il Partito progressista serbo di Aleksandar Vučić si è trovato di fronte un’opposizione guidata dagli studenti, diventata la sfida più seria al suo lungo dominio. Alla fine hanno vinto gli studenti. La sera del voto Vučić ha riconosciuto la sconfitta: secondo i suoi dati la Lista studentesca avrà tra i 135 e i 140 seggi su 250, e il suo partito circa 105. L’affluenza alle sei di sera era arrivata al 64,89 per cento, già più del 61,35 per cento del 2008, il record dall’indipendenza della Serbia.
Per arrivare ai seggi i serbi della diaspora si sono affidati a reti di solidarietà. «Tutto è fatto su base volontaria» ha raccontato a Balkan Insight Duska Vujović, da Toronto. «Persone che spesso non si sono mai viste aprono le loro case agli altri, vanno a prenderli all’aeroporto e li accompagnano al seggio». Chi arriva da Vancouver fa circa 3.500 chilometri all’andata e altrettanti al ritorno, attraversando diversi fusi orari, e a Toronto i volontari offrono alloggio e trasporto. In Italia e in Spagna i cittadini serbi si sono organizzati con gruppi Facebook, e molti si sono rivolti a VoteBnB, una piattaforma nata quando i serbi all’estero hanno scoperto che non avrebbero potuto votare dove vivono. Alla fine le offerte di alloggio erano 1.343 e quelle di passaggi in macchina 742.
Da Tolosa sono partiti un minibus e alcune auto per Parigi, dove gli organizzatori hanno trovato alloggi gratuiti per chi ne aveva bisogno, e da Montpellier un altro minibus, che lungo la strada ha caricato gli studenti di Bordeaux. Non tutti gli iscritti sono riusciti a partire, ha spiegato Milena Mihajlović, di un gruppo informale di cittadini di Tolosa, ma ci si aspettava comunque una grande partecipazione. In California, racconta Miloš Milenković da San Francisco, gli iscritti erano quasi 700, e una cinquantina di abitanti di Los Angeles hanno messo a disposizione le loro case per chi arrivava da fuori. Gli elettori di Brisbane si sono preparati a fare 900 chilometri fino a Sydney, in minibus, in macchina o in aereo. Nemanja Durović, che vive sulla Gold Coast, dice che 130 iscritti di Brisbane hanno contattato il suo gruppo, tutti dalla parte degli studenti. «La gente è furiosa, e chiunque potesse prendersi un giorno libero ha deciso che non importava quanto costasse il biglietto» racconta. «Vogliamo viaggiare in pullman apposta, per mandare un messaggio. Non possiamo andare in bicicletta o a piedi verso Belgrado come hanno fatto gli studenti, ma con questo viaggio vogliamo unirci alla loro lotta».