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09:31 venerdì 6 novembre 2026
Tre sex worker si sono stufate delle piattaforme che le sfruttano e censurano, così hanno deciso di fondarsi una piattaforma tutta loro, «la più pro-sex worker del mondo» È nata per accorciare la strada tra i social e i contenuti per adulti, e la gestiscono tre sex worker. Vieta l’AI, commissioni più basse di OnlyFans e promette alle creator una cosa rara in questo lavoro: una comunità.
Il rimedio contro la desertificazione potrebbe venire da una sperduta isola dell’Atlantico che da deserto si è trasformata in giungla Dal 1847, su un’isola vulcanica di Ascension, gli alberi dei Kew Gardens hanno creato una foresta che si mantiene da sola. Gli scienziati la studiano per capire come fermare l’avanzata dei deserti, ma il modello ha dei limiti.
Il paradiso esiste e si chiama Gifcities, il museo che raccoglie tutte le gif apparse sull’internet dei bei vecchi tempi Più di quattro milioni di GIF animate recuperate dalle pagine di GeoCities, grazie all'ennesimo sforzo di conservazione del benemerito Internet Archive.
Le proteste in Francia continuano e adesso agli studenti si sono aggiunti lavoratori di praticamente tutti i settori Lavoratori degli ospedali, degli aeroporti, delle poste, delle scuole, delle ferrovie e molti molti altri: questo fine settimana sono attesi in piazza centinaia di migliaia di persone.
Le banche stanno iniziando a rinegoziare i mutui concessi alle persone che vivono nelle zone più a rischio a causa del Super El Niño Con il super El Niño che si sta formando nel Pacifico, i grandi istituti di credito stanno rivedendo i prestiti esposti a siccità e alluvioni, soprattutto in agricoltura.
Se come noi siete ancora in lutto per la morte di Juan Atkins, il padre della techno, sappiate che su YouTube è stato appena pubblicato uno dei suoi ultimi set in versione integrale L'uomo che a Detroit inventò un suono che non esisteva è morto a 64 anni. Una delle sue ultime esibizioni è stata quella al Dekmantel di Amsterdam, nella scorsa estate. Ora la si può vedere tutta, ancora e ancora.
Nonostante non ci siano stati né incidenti né scontri, la polizia ha comunque sgomberato l’accampamento del movimento per la casa a Puerta del Sol a Madrid Quattrocento agenti hanno allontanato 334 persone dall’accampamento nato dopo lo sfratto e la morte di Maricarmen Abascal. La protesta contro la crisi abitativa, però, continua.
La Casa Museo di Rembrandt offre agli amanti di Rembrandt un tatuaggio di Rembrandt alla modica cifra di 400 euro Il museo dice che non è affatto una trovata pubblicitaria, perché le stampe e i tatuaggi servono alla stessa cosa: far conoscere l'arte di Rembrandt.

Scary Skinny

Sei magra da paura, anzi no, copriti cicciona. La moviola sul corpo delle star non si ferma mai

25 Giugno 2012

Fatto: non ho la minima idea di chi legga questa rubrica.

Vi immagino femmine, a volte. Forse siete molto carine e quindi abituate fin dall’adolescenza a dire «oh, sai, io odio i miei piedi» (ve lo auguro), e forse fantasticate su come sarebbe bello se poteste tagliarvi via le cosce senza provare dolore e senza alcun postumo dell’operazione. (Non si può.) Forse siete d’accordo con me nel dire che lanciare “allarmi anoressia” senza sapere cosa sia un metabolismo è un atteggiamento umanamente fangoso e moralmente irresponsabile, forse no. Forse, come lo facevo io dietro il dito del «posso spiegare! E’ per lavoro!», visitate i portali dedicati ai pettegolezzi su donne famose. E vi siete trovate davanti una formula ricorrente. “Scary skinny“.

Scary skinny: magra da spavento, secca da far paura.

A differenza di altre parole d’ordine, non è troppo chiaro chi l’abbia lanciata. Di certo la rivista People ne ha fatto ampio uso, ha contribuito a popolarizzarlo. E la prima regina del genere è stata Angelina Jolie. (In linea di massima sul corpo della signora Jolie si costruiscono tre storie-base, e queste storie sono «Angelina è gelosa di Jennifer Aniston», «Angelina vuole altri figli», «Angelina è troppo secca».) Comunque sia, oggi, per poter aspirare al marchio Magra da Spavento, c’è da rispettare parametri precisi. Si devono vedere le costole, tutte, quando la donna indossa un costume da bagno a due pezzi; meglio ancora se le costole spuntano da un abito intero grazie a un fortunato angolo fotografico. Poi ci sono le braccia, che devono sempre sembrare ossute, troppo sottili, e i fianchi, che devono contribuire all’effetto complessivo della “boyish figure” (corporatura da ragazzino). Insomma: se ti si vede l’osso, sei scary skinny. Se non ti si vede l’osso, sei magra e sana. Normale.

Questo gioco piace a tanti. Piace ad alcuni giornali e portali, perché consente la moviola immediata da parte di “esperti” come medici, nutrizionisti, dietologi, basta che non abbiano mai avuto la donna in questione tra i propri pazienti. Piace a chi legge e commenta da casa, perché fa sentire in grado di valutare le abitudini alimentari altrui senza l’obbligo di incontrarlo al supermercato. (E permette una serie di manfrine a presa rapida: «la ragazza secca è malata» = «dietro ogni bella donna c’è un uomo già stanco di lei», «i divi di Hollywood sono ricchi ma infelici», eccetera.) Soprattutto, piace perché crea un certo numero di piccole star, quelle sempre a un passo dal ricovero e dalla nutrizione tramite sondino. Alcune forse devono una parte della propria longevità mediatica all’essere costantemente inquadrate come “cattivi esempi”, casi preoccupanti senza soluzione. (La prima che mi viene in mente: la stylist Rachel Zoe.)

Va detto, altre donne diagnosticate al volo come “scary skinny” fanno parte del nostro paesaggio da molti anni, e non hanno mai davvero cambiato corpo. Sono sempre state molto magre. L’eccesso di interesse nei loro confronti si lega a motivazioni diverse dalla salute. Come l’attrice Demi Moore dopo una separazione coniugale forse più pubblica di quanto avrebbe auspicato; in quel caso, l’etichetta “magra da paura” era la prima cosa che le si poteva tirare addosso, come sinonimo di infelicità e solitudine, essere stata forse tradita con una più giovane. (Che poi la signora Moore abbia accettato un ricovero per presunta anoressia era solo una nota a margine, una toppa peggiore del buco, chi lo sa.)

In più: è sempre possibile passare da scary skinny a «copriti, cicciona!» nell’arco di pochi mesi. Se alcune Magre-Malate restano ospiti fisse della stessa classifica, esiste un piccolo gruppo di persone che viene fatto oscillare tra estremi altrettanto pericolosi, indesiderabili. Ecco un elenco. (Alcune forse le conoscete: l’ex attrice televisiva Mischa Barton, la cantante e volto da reality Jessica Simpson.) E se sull’argomento dietologi poco scrupolosi ammazzati come topi dall’amante c’è sempre la speranza di vedere realizzato un TV-movie con attori scespiriani (questa quasi batte l’inventore del Segway che c’è morto sopra), dei rimedi spacciati per miracolosi come le crash diet si parla solo quando, appunto, sai, l’anoressia, o quando forse ci scappa la morta. [Dicesi crash diet regimi alimentari dove si mangia molto poco e quasi sempre la stessa cosa – es. la dieta della zuppa di cavolo – con l’obiettivo di perdere cinque o più chili in una settimana. Vengono regolarmente spinti da settimanali femminili di varia caratura.]

E ora, l’ideologia.

Tre mesi fa l’ex modella Jennifer Lawrence veniva considerata “un po’ troppo grassa” per dare un corpo plausibile alla protagonista del film tratto da The Hunger Games. La giustificazione penosa messa in campo: nel romanzo i personaggi rischiano ogni giorno di morire di fame, dato che vivono in un regime di malnutrizione costante, povertà estrema eccetera. Per cui: «questa attrice è magra ma – un po’ troppo in salute, eh? Eh?» (L’Italia è molto sul pezzo stavolta: mi ricordo di quando la Aspesi su Repubblica la definì “grassottella”, ai tempi di The Burning Plain.) In quel caso, il mio personale rischio ideologico era iper-valutare The Hunger Games – libro e film – al grido di «finalmente un prodotto per adolescenti con una ragazza che non frigna e non deve subire alcun extreme makeover per piacere ai maschi di turno», mentre la realtà del (gradevole) romanzo era un personaggio di una ferinità esasperante che si esprimeva a grugniti e nichilismo e in generale pareva la versione adolescente di Vasquez di Aliens. (Sto esagerando: se la protagonista di un libro fosse davvero la versione adolescente di Vasquez di Aliens, sarebbe il mio libro preferito di sempre dopo Touch.)

Al di là delle rispostacce, in queste cose di carne, un secondo livello c’è eccome. La donna deve restare una cliente. Non sei mai giusta, non hai mai finito. Mai felice, nemmeno sotto forma di cortigiana felice; sempre la sposa, mai un’invitata. Se si può continuare a spostare la soddisfazione più in là, a venderti parti di ricambio, ci sarà sempre un livello successivo (da pagare con i soldi che non hai) e un final boss pronto a respingerti.

L’ossessione per determinare la linea del troppo magra è l’altra faccia del bump watch, l’analisi compulsiva riguardo le gravidanze in corso, dove c’è da stabilire cosa si debba fare, di preciso, per avere una pancia perfetta. E l’industria del corpo è solo una parte dell’industria del cambiamento. La stessa da cui sono usciti gli esperti di sesso, i guru della spiritualità che andavano ospiti da Oprah Winfrey e adesso vanno ovunque. Da un lato tu puoi ottenere tutto restando così come sei, dall’altro tu puoi sempre cambiare te stessa. Ogni briciola. Devi solo decidere se prima aggiusti il tuo giro vita, il modo con cui scopi o la tua comunione con l’Assoluto. Fermo restando che fai schifo, e che la tua unica voce narrante personale dovrebbe essere un sergente che urla.

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