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02:29 venerdì 7 agosto 2026
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.

Il primo sciopero di tutti i lavoratori della cultura nella storia d’Italia

Si fermano il personale di musei, biblioteche, archivi e teatri, insieme ai lavoratori autonomi dell'editoria, dello spettacolo e della produzione artistica e culturale.

12 Giugno 2026

Ieri Confindustria Cultura ha presentato agli Stati Generali del settore il dato che ogni anno viene usato per giustificare l’importanza strategica della cultura italiana: 60 miliardi di euro di valore economico generato. Oggi (venerdì 12 giugno), il giorno dopo, i lavoratori di quel settore sono in sciopero. È il primo sciopero generale della cultura nella storia d’Italia e il primo sciopero nazionale per musei e biblioteche in cinquant’anni.

Si fermano il personale di musei, biblioteche, archivi e teatri, insieme ai lavoratori autonomi dell’editoria, dello spettacolo e della produzione artistica e culturale. La mobilitazione è stata indetta da Fp Cgil, Nidil Cgil, Cub, Adl Cobas, Cobas Lavoro Privato, Clap e Usi Ct&s. La distanza tra il dato di Confindustria e la piazza di oggi sulla bilancia pesa più o meno così: sessanta miliardi di valore, lavoratori in sciopero per salari bassi e precarizzazione crescente. E non si tratta di una crisi, il problema è il modello stesso su cui è stata costruita l’industria culturale italiana.

A Milano, come scrive Milano Today, il presidio si tiene in Viale Alemagna, di fronte alla Triennale, alle 18. L’associazione Mi Riconosci, che da anni lavora sul riconoscimento dei diritti dei lavoratori culturali, lo ha organizzato insieme a Redacta, Galassia, Cub e altre realtà. Il caso simbolico che citano è quello della Sormani (il polo centrale del sistema bibliotecario milanese, cuore di un’infrastruttura culturale costruita in decenni) che sta per essere spostata a Porta Vittoria nella nuova Beic, la Biblioteca Europea di Informazione e Cultura. Il problema non è la nuova biblioteca in sé. È che nessuno sa ancora chi la gestirà, se il Comune o privati, se con personale bibliotecario comunale o con lavoratori esternalizzati o volontari. È la stessa domanda che ci si pone su molti altri spazi culturali pubblici italiani: chi garantisce l’apertura, a quali condizioni, con quale continuità. La risposta, sempre più spesso, è prendere tempo, ma nel frattempo i contratti si accorciano, i salari scendono, e il servizio viene presentato come sostenibile ma non si sa da chi né come.

«La logica del profitto non deve prevalere e la cultura non può essere trasformata in semplice merce di scambio», spiegano da Mi Riconosci. Non è solo uno slogan, descrive una tendenza concreta e misurabile con l’esternalizzazione progressiva dei servizi culturali pubblici, la sostituzione di personale stabile con contratti precari, la trasformazione di spazi storici in luoghi polifunzionali la cui gestione viene aperta ai privati. Il primo sciopero generale della cultura nella storia d’Italia non nasce dal niente. Nasce da un settore che ha accettato per anni condizioni sempre peggiori in nome dell’amore per il lavoro che faceva, e che ha smesso di farlo.

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