Lo sceneggiatore Roberto Gagnor ha bisticciato con dei lettori del popolare forum Papersera. Il direttore di Topolino Alex Bertani ha quindi deciso di interrompere la collaborazione con lui. Aprendo un dibattito piuttosto acceso: davvero le opinioni dei lettori vanno rispettate sempre e comunque?
Il primo sciopero di tutti i lavoratori della cultura nella storia d’Italia
Si fermano il personale di musei, biblioteche, archivi e teatri, insieme ai lavoratori autonomi dell'editoria, dello spettacolo e della produzione artistica e culturale.
Ieri Confindustria Cultura ha presentato agli Stati Generali del settore il dato che ogni anno viene usato per giustificare l’importanza strategica della cultura italiana: 60 miliardi di euro di valore economico generato. Oggi (venerdì 12 giugno), il giorno dopo, i lavoratori di quel settore sono in sciopero. È il primo sciopero generale della cultura nella storia d’Italia e il primo sciopero nazionale per musei e biblioteche in cinquant’anni.
Si fermano il personale di musei, biblioteche, archivi e teatri, insieme ai lavoratori autonomi dell’editoria, dello spettacolo e della produzione artistica e culturale. La mobilitazione è stata indetta da Fp Cgil, Nidil Cgil, Cub, Adl Cobas, Cobas Lavoro Privato, Clap e Usi Ct&s. La distanza tra il dato di Confindustria e la piazza di oggi sulla bilancia pesa più o meno così: sessanta miliardi di valore, lavoratori in sciopero per salari bassi e precarizzazione crescente. E non si tratta di una crisi, il problema è il modello stesso su cui è stata costruita l’industria culturale italiana.
A Milano, come scrive Milano Today, il presidio si tiene in Viale Alemagna, di fronte alla Triennale, alle 18. L’associazione Mi Riconosci, che da anni lavora sul riconoscimento dei diritti dei lavoratori culturali, lo ha organizzato insieme a Redacta, Galassia, Cub e altre realtà. Il caso simbolico che citano è quello della Sormani (il polo centrale del sistema bibliotecario milanese, cuore di un’infrastruttura culturale costruita in decenni) che sta per essere spostata a Porta Vittoria nella nuova Beic, la Biblioteca Europea di Informazione e Cultura. Il problema non è la nuova biblioteca in sé. È che nessuno sa ancora chi la gestirà, se il Comune o privati, se con personale bibliotecario comunale o con lavoratori esternalizzati o volontari. È la stessa domanda che ci si pone su molti altri spazi culturali pubblici italiani: chi garantisce l’apertura, a quali condizioni, con quale continuità. La risposta, sempre più spesso, è prendere tempo, ma nel frattempo i contratti si accorciano, i salari scendono, e il servizio viene presentato come sostenibile ma non si sa da chi né come.
«La logica del profitto non deve prevalere e la cultura non può essere trasformata in semplice merce di scambio», spiegano da Mi Riconosci. Non è solo uno slogan, descrive una tendenza concreta e misurabile con l’esternalizzazione progressiva dei servizi culturali pubblici, la sostituzione di personale stabile con contratti precari, la trasformazione di spazi storici in luoghi polifunzionali la cui gestione viene aperta ai privati. Il primo sciopero generale della cultura nella storia d’Italia non nasce dal niente. Nasce da un settore che ha accettato per anni condizioni sempre peggiori in nome dell’amore per il lavoro che faceva, e che ha smesso di farlo.