Si intitolava The Malefactors e dentro c'era chiunque: Nigel Farage, Taylor Swift, Greta Thunberg, Johnny Marr (tre volte), Lisa Simpson, tutto il Canada e pure lo stesso Morrissey.
Timothée Chalamet ha detto che vedere i Knicks che vincono il titolo NBA è molto meglio che vincere l’Oscar
«Preferisco aver vinto questo che gli Oscar», ha detto, festeggiando il titolo NBA vinto dai Knicks, 53 anni dopo il precedente.
Timothée Chalamet ha deciso di farsi odiare ora e per sempre dall’Academy of Motion Pictures Arts and Sciences? La risposta è probabilmente sì, perché di tutte le cose che poteva dire per festeggiare la vittoria dei suoi amatissimi New York Knicks, Chalamet ha detto proprio quella cosa: «Preferisco aver vinto questo che gli Oscar», lo si sente dire in un video pubblicato da Espn. L’affermazione non ha ricevuto la pessima accoglienza che avevano ricevuto le sue frasi su balletto e opera, ma sono comunque stati in tanti a chiedersi perché. Perché stuzzicare ancora una volta l’Academy, che già ha dimostrato di non apprezzare queste uscite alla Marty Mauser, lo sbruffonissimo protagonista di Marty Supreme, personaggio che sembra essere rimasto attaccato addosso a Chalamet, averlo trasformato e anche un po’ incattivito.
“WAY RATHER THIS THAN THE OSCARS!” 🔥
Timothée Chalamet hyped for the Knicks title 🏆 pic.twitter.com/DL94Aw6V9b
— SportsCenter (@SportsCenter) June 14, 2026
Però, concediamogli anche il beneficio del dubbio. La vittoria dei Knicks, 53 anni dopo l’ultima volta, ha travolto tutta la città di New York: i festeggiamenti sono andati avanti tutta la notte e anche un po’ al mattino, le strade erano bloccate, i cori sono andati avanti senza sosta, i fuochi d’artificio sembravano non finire mai. Ci sta che in mezzo a una festa del genere, a un momento così atteso, i freni inibitori smettano di funzionare. Figuriamoci per uno come Chalamet, che già ha dimostrato di non averne di funzionantissimi, di freni inibitori. Magari c’entra anche tutto lo champagne che ha bevuto negli spogliatoi assieme ai giocatori. A un certo punto, una bottiglia gli è stata stappata praticamente in faccia, lo champagne gli è finito dritto nell’occhio e attorno a lui le persone si sono anche preoccupate per un attimo (è vero che le facce degli attori sono spesso assicurate, ma siamo sicuri ci sia una polizza che copre una fattispecie del genere? Immaginate il risarcimento da pagare per aver rovinato il volto di uno degli attori più famosi del mondo). «Tutto bene?», gli hanno chiesto. «Non sono un atleta. Di solito queste cose se le becca il stunt man», ha risposto scherzoso Chalamet.
È forse questo il momento più felice della vita di Chalamet? La risposta è probabilmente sì, nemmeno nella sua leggendaria campagna autopromozionale per Marty Supreme lo si è visto così coinvolto. Sempre a bordo campo, sempre a urlare, a battere le mani, a imprecare e a esultare, è stato senza dubbio la celebrity – e di celebrity se ne sono viste a bizzeffe al Madison Square Garden in queste Finals, soprattutto quando si è capito che i Knicks avrebbero probabilmente vinto e la photo op diventava irrinunciabile – che più energia positiva ha indirizzato verso il campo. Certo, con tutta l’energia positiva che ha donato ai Knicks, è probabile che non gliene sia rimasta alcuna per se stesso, per la prossima campagna autopromozionale, per riprovare a vincere l’Oscar. Anche se, dopo quest’ennesima uscita, difficile che l’Academy si lasci convincere.