Sono tre giorni che le strade di Tirana sono piene di manifestanti che vogliono fermare a tutti i costi la prosecuzione del progetto.
Da quasi un anno un’associazione segnalava alla polizia irlandese i gruppi razzisti che stanno mettendo a ferro e fuoco Belfast, ma la polizia non ha fatto niente
Il gruppo si chiama Accountability Project Northern Ireland e ha fatto decine di segnalazioni alle forze dell'ordine tra novembre 2025 e giugno 2026.
Negli ultimi otto mesi, un gruppo di monitoraggio ha ripetutamente avvertito la Polizia dell’Irlanda del Nord del fatto che alcuni “attivisti antimmigrazione” stavano diffondendo gli indirizzi delle proprietà prese di mira durante i disordini di questa settimana a Belfast. Il gruppo si chiama Accountability Project Northern Ireland ed è nato l’estate scorsa proprio per monitorare le attivonline. Le segnalazioni inviate si contano a decine tra novembre 2025 e giugno 2026.
A scoprire dell’invio di queste segnalazioni è stato il Guardian, secondo il quale la “lista nera” dell’estrema destra circolava su diversi social già dall’agosto 2025. Le segnalazioni inviate alla polizia citavano anche un post su Facebook in cui si affermava che le HMO (case in affitto multiplo) nella zona di Glengormley (a nord di Belfast) «saranno ora considerate un bersaglio legittimo e trattate di conseguenza». Il post proseguiva affermando: «Chiunque venga sorpreso a finanziare o aiutare questi animali a trovare un alloggio sarà condannato come altrettanto colpevole». Glengormley è stata una delle zone colpite dai disordini degli ultimi giorni, con uomini mascherati che hanno dato fuoco alle case. I gruppi della comunità di Belfast colpite dalla violenza razzista hanno raccontato di aver aiutato le famiglie di immigrati in pericolo a lasciare le zone, mentre i volontari hanno organizzato il supporto per gli studenti appartenenti a minoranze etniche che dovevano recarsi agli esami GCSE (gli esami finali della scuola secondaria del sistema scolastico britannico). Gli attivisti hanno anche riferito che alcuni lavoratori stranieri stanno iniziando a chiedere il permesso di lasciare il lavoro prima in anticipo per paura di non riuscire a tornare a casa in sicurezza.
Le strade di Belfast sono diventate teatro di violenze dopo l’accoltellamento di un cittadino scozzese da parte di un rifugiato senegalese. Nella notte tra martedì e mercoledì 10 giugno, la città è stata messa a ferro e fuoco da gruppi di persone con il volto coperto che hanno dato il via a una vera e propria caccia allo straniero. L’attacco ha causato la perdita dell’occhio sinistro a Stephen Ogilvie, ma mentre i familiari di quest’ultimo hanno lanciato un disperato appello alla calma ricordando l’enorme e positivo contributo dei lavoratori stranieri nel Paese, violenze generalizzate contro migranti e abitazioni si sono diffuse. Il termine corretto è pogrom, una (lunga) forma di sommossa popolare violenta, caratterizzata da porte sfondate, lanci di molotov contro auto e mezzi pubblici, e numerosi abitazioni date alle fiamme (otto famiglie sono attualmente senza dimora a causa di questi attacchi), con il preciso intento di terrorizzare le persone appartenenti a una o più etnie invise ai violenti razzisti. A Belfast, nel mirino c’è la popolazione di origine africana e più in generale i cittadini immigrati.
Per spegnere gli incendi appiccati in questi giorni sono serviti 62 interventi dei vigili del fuoco mentre si stanno ancora contando gli agenti feriti e i numerosi arresti.