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04:00 martedì 13 ottobre 2026
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Per la sua nuova serie fotografica Cindy Sherman ha chiesto a Chanel dei vestiti da “rovinare” e Chanel sorprendentemente le ha detto sì La serie Fabric Matrons, in mostra a Londra da Hauser & Wirth, nasce da una collaborazione con la maison francese che le ha dato carta bianca e metri e metri di stoffa.
Alanis Morisette ha fatto un nuovo album ed è un album di canzoni natalizie Si chiama Good Weather for Immaculate Conception e raccoglie le cover natalizie pubblicate dal 2020 a oggi, più due inediti.
Il MIT di Boston sta pagando un professore per NON tenere un corso sulla storia, l’oppressione e la liberazione della Palestina Michel DeGraff da tre anni viene pagato per non fare il suo lavoro. Da quando ha proposto un corso che raccontava (anche) la storia palestinese.
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Il governo israeliano ha preso piuttosto male il Premio Nobel per la Pace a Navanethem Pillay, cioè la presidente della Commissione Onu che per prima ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza Il Ministero degli Esteri israeliano lo ha addirittura definito «la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l'odio e il pregiudizio».

I biglietti dei Mondiali costano così tanto che ce ne sono ancora 180 mila invenduti

Persino i bagarini che li hanno comprati con largo anticipo sono in difficoltà e puri di liberarsene sono disposti ad andare in perdita.

12 Giugno 2026

I Mondiali sono iniziati, ma gli spalti potrebbero rimanere più vuoti di quanto ci si aspetterebbe dal più importante evento calcistico – e probabilmente sportivo – del mondo. A oggi ci sono ancora 176 mila biglietti invenduti e disponibili sul portale ufficiale di rivendita della FIFA. Il prezzo medio dei biglietti è sceso del 20 per cento nell’ultimo mese e, tenendo conto della commissione del 26 per cento sulle transazioni, il Financial Times ha calcolato che la maggior parte delle rivendite comporta ora una perdita per il rivenditore.

È la prima volta nella storia recente dei grandi eventi sportivi che i bagarini – oggi si chiamano reseller, perché qualsiasi professione può essere legittimata con una dicitura inglese, anche quelle al confine con la legge – si trovano ad operare in perdita. La FIFA aveva fissato prezzi dei biglietti molto più alti rispetto alle edizioni precedenti (i biglietti per la finale nel New Jersey partono da un minimo di 4185 dollari, arrivano a 5.575 per i posti «standard» e a 8.680 per quelli premium) affermando che tutto questo è in linea con il mercato nordamericano. Il mercato nordamericano ha risposto lasciando 176 mila biglietti invenduti. Le associazioni dei tifosi stimano che seguire una squadra ai Mondiali costerà cinque volte di più rispetto a quattro anni fa.

La Fifa, dal canto suo, si aspetta di incassare più di 3 miliardi di dollari dalla vendita di biglietti e servizi di ospitalità durante il torneo: più del triplo rispetto al Qatar 2022. A gennaio aveva dichiarato che il suo sito aveva ricevuto 500 milioni di richieste di prenotazione. Entrambe le cose possono essere vere: domanda altissima nella fase iniziale, posti vuoti nella fase a gironi, perché tra il voler vedere un Mondiale e il potersi permettere un biglietto da 800 dollari per la partita d’esordio degli Stati Uniti contro il Paraguay (acquistandoli direttamente sul sito della FIFA, il prezzo più basso per gli stessi biglietti è 1120 dollari) c’è una distanza che la Federazione ha evidentemente deciso di ignorare nella definizione della sua ticketing strategy. I posti vuoti nelle partite della fase a gironi sarebbero un imbarazzo per un’organizzazione che si descrive come «impegnata a garantire un accesso equo al nostro sport». Ma l’accesso equo e il dynamic pricing (dove i prezzi salgono e scendono a seconda della domanda) sono pratiche difficili da tenere insieme.

I dati di disponibilità si possono anche raccontare come una mappa che mette assieme geografia, entusiasmo e politica. Circa 16 mila dei biglietti non venduti sono quelli delle partite che coinvolgono l’Iran. L’Arabia Saudita, nonostante un sorteggio che dovrebbe favorire il desiderio dei suoi tifosi di vedere la partita della Nazionale (nel girone ci sono due grandi come Spagna e Uruguay), ha ancora 3900 biglietti disponibili, in media, per ciascuna delle sue tre partite di girone. All’estremo opposto, il Messico ha solo 300 biglietti disponibili per partita, venduti a quattro volte il prezzo di acquisto originale, perché tutte e tre le partite del girone si giocano in casa. La Scozia, alla sua prima Coppa del Mondo dal 1998, vende i pochi biglietti rimasti con una maggiorazione dell’85 per cento rispetto al prezzo di lancio: per farsi un’idea, un biglietto per Scozia-Brasile vale intorno ai 2 mila dollari. In Canada, dove le leggi locali contro il bagarinaggio impongono che la rivendita avvenga al valore nominale, sono disponibili pochi biglietti per la rivendita.

Viene da chiedersi perché per tutte le partite del torneo non si sia implementato un sistema simile a quello visto a New York, dove il sindaco Zohran Mamdani ha messo a disposizione un certo numero di biglietti a prezzi, se non proprio popolari, almeno un poì più accessibili di quelli decisi dalla Federazione. Visto che, appunto, l’obiettivo di questo Mondiale è fare del calcio uno sport sempre più equo e democratico.

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