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Finalmente è arrivata una delle settimane più belle dell’anno, quella in cui ci prepariamo a C2C Festival Ci siamo quasi: da giovedì 29 ottobre a domenica 1 novembre ci ritroviamo tutti a Torino, come sempre durante la Contemporary Art Week.
Molte persone stanno commentando l’arresto di Youssef Siher dicendo che aveva già spiegato tutto Marco Bellocchio in Sbatti il mostro in prima pagina Nel film un quotidiano di destra trova il colpevole di un omicidio in un giovane militante di sinistra, innocente. Cinquant’anni dopo, il racconto dell’arresto del ricercatore milanese ha riportato in tanti a quella storia.
Google ha abbattuto 400 mila alberi in Finlandia per costruire dei data center, e ora i lupi che abitavano in quelle foreste hanno deciso di “trasferirsi” in città La filiale finlandese di Google ha raso al suolo centinaia di ettari di bosco senza aspettare le valutazioni ambientali. Gli animali sono fuggiti e i lupi adesso si stanno avvicinando ai centri abitati in cerca di cibo.
Il presidente del gruppo editoriale Gallimard ha detto ai direttori delle sue case editrici che da ora in poi dovranno passare tutti i manoscritti che arrivano in un rilevatore di scrittura AI Dal 2027 le case editrici del gruppo Gallimard dovranno controllare i testi con un software di rilevamento. La decisione arriva dopo il caso di Thélyson Orélien, romanzo candidato al Goncourt che sarebbe stato scritto con l’AI.
Pur di aiutare gli studenti a vincere, i serbi all’estero si sono inventati VoteBnb, una piattaforma che offre alloggio e trasporto gratuito a chi vuole tornare a casa per le elezioni Con appena 93 seggi in tutto il mondo, i serbi all’estero hanno organizzato passaggi, pullman e alloggi gratuiti per poter votare. Alla fine la Lista studentesca ha vinto e Vučić ha ammesso la sconfitta.
A Berlino vogliono espropriare 160 mila appartamenti ai fondi immobiliari per iniziare a risolvere la crisi abitativa Dopo la vittoria della Linke, la futura coalizione di sinistra vuole trasferire in mano pubblica le case dei gruppi che possiedono più di 10 mila appartamenti. Solo al colosso Vonovia questo costerebbe 8,4 miliardi.
Alla notizia della vittoria di Lula le persone hanno iniziato a urlare a squarciagola il suo nome alla finestra. L’ultima volta che in Brasile si sono viste scene così è stato quando la Nazionale ha vinto il Mondiale E ovviamente le immagini di questi festeggiamenti sono finite tutte sui social, raccolte sotto l'hashtag #ViradaDoLula, la rimonta di Lula.
Art Basel Paris ha deciso di chiudere in anticipo a causa delle proteste del fine settimana La fiera d'arte al Grand Palais termina venerdì 23 ottobre alle 19 e resterà chiusa sabato e domenica. A rimetterci saranno soprattutto le gallerie emergenti e gli artisti esordienti.

Salvini, Gramellini e il terzismo etico

Cos'hanno in comune l'infelice corsivo della firma del Corriere e i gattini sui profili social del Ministro dell'Interno? Una riflessione sul degrado del discorso pubblico.

23 Novembre 2018

Se il nostro ministro dell’Interno, almeno sulle sue pagine social, mostrasse verso gli esseri umani un quinto della sensibilità che mostra verso i gattini, saremmo un paese migliore. Ma anche in tanta tenerezza verso i più popolari animaletti del web (questa sì, peraltro, una delle più stucchevoli esibizioni di “buonismo” che si possano immaginare), non c’è solo la ricerca di clic attraverso l’equivalente social delle tette in copertina. Su quelle stesse pagine non passa giorno senza che Matteo Salvini additi al linciaggio virtuale qualche immigrato colpevole del più turpe dei reati o anche della più futile delle infrazioni. Due giorni prima dei gattini, ci aveva schiaffato la foto di tre giovanissime manifestanti che lo avevano attaccato in piazza, probabilmente minorenni, senza nemmeno oscurarne i volti, e accogliendo nei commenti ogni genere di insulto, oscenità e minaccia a sfondo sessuale contro di loro. Dietro tutto questo non c’è solo la ricerca del consenso immediato. O perlomeno resta da spiegare perché la logica del consenso immediato, dei clic, dei sondaggi, sembri premiare una simile regressione etico-estetica, precipitandoci in un universo distopico a metà strada tra gli anni Trenta e la scuola media, dove dominano la passione per la gogna medievale e per le frasi da cioccolatino, in una spirale in cui si mescolano e si confondono i segni della crisi della democrazia e quelli della crisi adolescenziale, la deriva autoritaria e quella intimista, il libro nero del comunismo e la Smemoranda.

Se si trattasse soltanto delle pagine social di Salvini, naturalmente, sarebbe poca cosa. Ma in questa spirale siamo risucchiati tutti, a cominciare dai più prestigiosi quotidiani del paese. «Non era certo mia intenzione offendere Silvia Romano, anzi», ha twittato ieri Massimo Gramellini, dopo avere invitato chi criticava il suo corsivo, apparso sulla prima pagina del Corriere della Sera e dedicato al sequestro della giovane cooperante, a leggerlo tutto, senza fermarsi alle prime righe. Nella rubrica di oggi, dopo avere spiegato che «per tutto il giorno» gli era toccato rispondere alle mail dei lettori che criticavano il suo «eccesso di empatia» nei confronti della ragazza e degli ideali di gioventù, si meravigliava della «shit storm» scatenata sui social contro di lui e spiegava così l’accaduto: «Qualche furbacchione aveva preso l’incipit della rubrica, dove riconoscevo la logica di alcune argomentazioni contro la cooperante per arrivare nelle righe successive a rovesciarle, e me lo aveva attribuito».

Per la verità, anche volendo tralasciare l’ardua questione filologica concernente la corretta attribuzione degli incipit delle rubriche di Gramellini, molti avevano trovato parecchio offensivo anche il seguito, che in sostanza sembrava considerare la scelta di fare volontariato in Africa da parte di una giovane donna di ventitré anni come una ragazzata, una marachella che certo meriterebbe una bella «ramanzina», ma solo una volta che sia tornata a casa sana e salva. Quasi che il problema, di fronte al profluvio di commenti che hanno accompagnato online la notizia del rapimento – commenti del genere che purtroppo ci siamo abituati a sentire quando ci sono di mezzo donne e persone di colore – fosse questione di opportunità. Leggendolo, e ovviamente senza potere ancora immaginare quale sarebbe stata la replica del giorno dopo, mi era tornata in mente l’ultima polemica su Roberto Burioni e il suo modo di rispondere agli attacchi dei no vax, giudicato da alcuni troppo arrogante e, per l’appunto, privo di empatia. Se questo è il modo empatico di interloquire, stabilire un contatto, aprire un dialogo con chi la pensa diversamente da noi – mi ero detto – forse sarebbe meglio tornare agli insulti.

Ma forse è solo che arrivati a questo punto, quando il discrimine non corre più tra due opposte concezioni di politica fiscale o di riforma elettorale, ma tra due opposte concezioni del bene e del male, il terzismo etico non è una strada percorribile. Per lo stesso motivo per cui non è possibile un terzismo scientifico, comunque la si pensi sui toni, i modi e gli aggettivi usati dal professor Burioni. Non esiste una giusta via di mezzo tra il dire che la terra è piatta e il dire che è rotonda. Tantomeno è auspicabile un compromesso tra chi dice che il cancro si può curare con il succo di limone e chi dice che anche solo presentarla come una ragionevole ipotesi può uccidere delle persone. Perché anche una via di mezzo le ucciderebbe. Sta di fatto che le prime righe del corsivo di Gramellini – a chiunque vadano attribuite – erano le seguenti: «Ha ragione chi pensa, dice o scrive che la giovane cooperante milanese rapita in Kenya da una banda di somali avrebbe potuto soddisfare le sue smanie d’altruismo in qualche mensa nostrana della Caritas, invece di andare a rischiare la pelle in un villaggio sperduto nel cuore della foresta. Ed è vero che la sua scelta avventata rischia di costare ai contribuenti italiani un corposo riscatto».

Chi difende i diritti degli ultimi è uno snob, chi fa volontariato uno speculatore, chiunque faccia o dica qualunque cosa di appena moralmente decente è un ipocrita

Che dire? Se leggendo queste parole non ci trovate niente che non vada – nella contrapposizione tra fare del bene lontano da casa e farlo sotto casa, tra poveri italiani e poveri africani, tra la vita di una ragazza e il denaro dei contribuenti – forse è inutile che andiate avanti nella lettura, perché non credo di essere capace di spiegarvelo, cosa c’è che non va, e pertanto non ci proverò neppure. Chiamatela mancanza di empatia.

Quello che mi colpisce è piuttosto una questione di linguaggio, che sta tutta nell’espressione «soddisfare le sue smanie d’altruismo». L’altruismo sarebbe dunque una smania, un capriccio, uno sfizio, vale a dire – ecco il punto – un’altra forma di egoismo (e magari anche la peggiore, perché ammantata d’ipocrisia). Quello che mi colpisce è questa semplice equazione: altruismo uguale egoismo. E non perché sia una novità, ma per il motivo opposto: perché fa il paio con il «business dell’immigrazione» di cui parlano ogni giorno i leader della maggioranza, con la «facile solidarietà» di cui parla Alessandro Di Battista, con il «razzismo contro gli italiani» di cui parla Giorgia Meloni. È quello che ripetono ogni giorno fior di giornalisti e commentatori, sulla carta, in tv e online. Chi difende i diritti degli ultimi è uno snob, chi fa volontariato uno speculatore, chiunque faccia o dica qualunque cosa di appena moralmente decente è senz’altro un ipocrita, quindi immorale. Il bianco è nero e il nero è bianco. Due più due fa quanto mi pare.

È una forma di nichilismo radicale, la più insidiosa e la più deleteria delle tentazioni umane, perché capace di giustificare tutto. E infatti è proprio così che Mefistofele si presenta a Faust, un attimo prima di proporgli il fatidico patto: «Sono lo spirito che nega ognora/ e a buon diritto, perché ciò che esiste/ si merita di andare alla malora». Negazione della realtà, negazione delle proprie responsabilità, negazione di ogni vincolo di solidarietà reciproca. Il delirio di onnipotenza destinato a concludersi nella più tragica dimostrazione della nostra impotenza. Una tragedia già scritta, e dalla quale non basterebbe a riscattarci neanche un esercito di gattini.

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