L'ormai ex Primo Ministro ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre e ha ammesso che il suo governo non è riuscito a fare tutto ciò che avrebbe voluto e dovuto.
C’è una base della RAF in Inghilterra che potrebbe come non potrebbe essere sotto attacco dell’Iran
Dalla scorsa settimana stanno succedendo strani fatti attorno alla base di Fairford. Adesso, ad aggiungere stranezza a stranezza, c'è anche un'insolita decisione degli Usa.
Nel fine settimana gli Stati Uniti hanno ritirato all’improvviso tutti e dodici i bombardieri B-1 dell’Aeronautica che tenevano alla RAF Fairford, una base aerea nel sud dell’Inghilterra, dopo che i comandanti avevano ricevuto nuove informazioni su un possibile attacco con droni ordinato dalle Guardie rivoluzionarie iraniane. Secondo funzionari americani e britannici che hanno parlato in forma anonima al New York Times, l’attacco avrebbe fatto parte di un piano più ampio, su più fronti, per colpire gli aerei e uccidere i militari americani di stanza nella base. Alcuni di loro pensano che si ispirasse, almeno in parte, all’operazione con cui l’anno scorso l’Ucraina fece entrare di nascosto dei droni nel cuore della Russia per lanciarli contro le piste delle basi militari in Siberia e nell’estremo nord del Paese, distruggendo o danneggiando almeno una dozzina di aerei, tra cui diversi bombardieri strategici con capacità nucleare.
Lunedì il Vicepresidente J.D. Vance ha detto che il Pentagono ha spostato i bombardieri come misura cautelare, per proteggere «i nostri ragazzi», e ha accusato l’Iran di fare quello che fa da 49anni, «cioè atti di terrorismo contro gli Stati Uniti», senza però entrare nei dettagli di questi atti di terrorismo. Donald Trump ha detto che c’erano persone legate all’Iran che minacciavano i bombardieri. Un ritiro così, però, nonostante le spiegazioni di Vance e di Trump, è un fatto estremamente raro. Capita di rado che degli aerei lascino così in fretta una base alleata, in un Paese in pace, a migliaia di kilometri dalla più vicina zona di combattimento. C’è poi da aggiungere il fatto che alcuni di quei B-1 ritirati per estrema cautela, come ha detto Vance, erano arrivati alla base solo la settimana prima, seguendo la normale rotazione dei mezzi militari tra basi alleate. Secondo un funzionario americano, le nuove informazioni, quelle che hanno portato a decidere per il ritiro, facevano parte delle stesse segnalazioni emerse tre settimane fa, quando le intelligence americane e di altri Paesi occidentali avevano avvertito i comandanti che Fairford era il bersaglio di un possibile attacco iraniano. Nel fine settimana, evidentemente, l’allerta è cresciuta all’improvviso. L’allarme però non riguarda solo l’Inghilterra: anche Israele ha avvertito la Germania che le basi americane sul suo territorio sono ad alto rischio, in particolare quelle di Spangdahlem e Ramstein.
La settimana scorsa, intorno a Fairford, era successo di tutto. La mattina del 27 settembre la polizia britannica aveva arrestato cinque uomini che si aggiravano vicino alla base con dei furgoni bianchi, un robot artificiere aveva perquisito i furgoni, ottantacinque case erano state evacuate e il primo ministro Andy Burnham aveva convocato una riunione sulla sicurezza nazionale. Nei furgoni non c’erano esplosivi, e il giorno dopo i cinque sono stati rilasciati su cauzione (pur restando sotto indagine). Giovedì 1 ottobre invece, un cittadino con doppia nazionalità britannica e iraniana è stato arrestato con l’accusa di preparare atti terroristici. Burnham ha detto che secondo il governo britannico l’Iran ha avuto un ruolo nella pianificazione, e funzionari americani, britannici, tedeschi e israeliani collegano l’operazione alle Guardie rivoluzionarie o a un comando militare separato di Teheran. L’Iran nega. Il pallino però resta da luglio, quando le Guardie rivoluzionarie avevano avvertito che permettere agli Stati Uniti di usare Fairford rendeva Londra responsabile delle loro delle stesse azioni perpetrate dagli americani, e che qualsiasi base usata per attaccare l’Iran era un obiettivo legittimo.