Il suo Digger è già uno dei più incredibili flop della storia del cinema, trattato malissimo da praticamente tutta la critica. Ma se si stessero tutti sbagliando? Se avessero tutti frainteso?
A vent’anni dall’uscita ci sarà una nuova edizione di King Kong Theory, il manifesto del femminismo brutto, sporco e cattivo di Virginie Despentes
Lo riporta in Italia Fandango, esattamente venti anni dopo la scandalosissima uscita in Francia.
Ci sono libri che a vent’anni dall’uscita sembrano scritti la settimana scorsa, e King Kong Theory di Virginie Despentes è uno di questi. Uscito in Francia nel 2006 per Grasset, è arrivato in Italia nel 2019 con Fandango Libri, nella collana Documenti e nella traduzione di Maurizia Balmelli: 128 pagine, sette capitoli brevi, a metà tra autobiografia, teoria critica e pamphlet. Già l’incipit dice tutto: Despentes scrive per le brutte, le vecchie, le lesbiche, le frigide, per tutte quelle che il mercato della femminilità ha scartato. Lei per prima si descrive come una specie di King Kong, rumorosa, ingombrante, “sempre troppo maschile”. Il libro ha venduto oltre 200 mila copie in Francia ed è stato tradotto in sedici Paesi, diventando nel frattempo una lettura fissa dei corsi di gender studies.
Virginie Despentes è nata nel 1969 e cresciuta a Nancy, in una famiglia di dipendenti delle poste. A quindici anni è stata ricoverata contro la sua volontà in una clinica per disturbi psichici, e anni dopo ha scritto di essere sicura che se fosse stata un maschio non sarebbe mai stata rinchiusa. A 17 anni, mentre faceva l’autostop, ha subito uno stupro di gruppo. Poi si è trasferita a Lione, dove ha fatto la domestica, la commessa in un negozio di dischi, ha scritto recensioni di film porno e ha fatto anche la sex worker. Nel 1994 ha esordito con Baise-moi, la storia di due donne che dopo aver subito una violenza partono per una fuga piena di omicidi. Il film tratto dal libro lo ha diretto lei, è uscito nel 2000 ed è riuscito nella notevole impresa di scandalizzare ancora di più del romanzo. È da qui che nasce King Kong Theory: dal tentativo di “riappropriarsi” dello stupro, la prostituzione e la pornografia, togliendoli dalle mani di chi li ha sempre raccontati al posto delle donne. La tesi è brutale sia nelle premesse che nell’esposizione: la vergogna serve a tenere i corpi femminili sotto controllo, e la femminilità tradizionale finisce per essere un’arte della servitù. È diventato famosissimo un passaggio in particolare del libro, che non a caso Fandango pubblica nella pagina dedicata alla nuova edizione: «le brutte, le vecchie, le camioniste, le frigide, le malscopate, le inscopabili, le isteriche, le tarate, tutte le escluse dal mercato della gnocca».
Nel frattempo Despentes è diventata una delle voci più importanti della letteratura francese contemporanea. Ha vinto il Prix Renaudot nel 2010 con Apocalypse Bébé, con la trilogia di Vernon Subutex (uscita in Italia per Bompiani) è arrivata nella shortlist del Man Booker International, e dal 2016 al 2020 ha fatto parte dell’Académie Goncourt prima di dimettersi per tornare a scrivere. Il suo ultimo romanzo, Caro stronzo, uscito in Italia sempre per Fandango, è un libro epistolare, un commento agli anni immediatamente successivi al #MeToo, a conferma che le domande di King Kong Theory non l’hanno mai lasciata.