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03:38 lunedì 27 luglio 2026
Se è così difficile vedere un film in IMAX 70mm è perché negli ultimi 50 anni non è stato costruito un solo nuovo proiettore IMAX 70mm E non è stato costruito perché (tra le altre cose) IMAX, l'azienda, ha perso i progetti originali di questi proiettori e ora non sa più come costruirli.
A causa del caldo estremo e della crisi climatica, in Europa c’è una nuova forma di siccità Secondo gli scienziati, questa nuova siccità non è più dovuta alle poche piogge ma alle temperature troppo elevate. E trovare dei rimedi è difficilissimo.
I proprietari di Myspace dicono che Myspace sta per tornare, un’altra volta Lo hanno annunciato Chris DeWolfe e Tim Vanderhook, gli stessi che però avevano annunciato la stessa cosa già nel 2013, con scarsi risultati.
Dei milionari inglesi hanno chiesto al loro governo di essere essere tassati di più «perché possiamo permetterci di pagare molto di più» Lo hanno fatto con una lettera, firmata Patriotic Millionaires, in cui propongono anche una tassa del 2 per cento sui patrimoni oltre i 10 milioni.
La BCE ha lanciato un “referendum” per decidere il design delle nuove banconote euro, e la scelta sostanzialmente è: uomini o uccelli? Preferite Maria Callas o il picchio muraiolo? Leonardo da Vinci o il gruccione? Bertha von Suttner o il martin pescatore? Avete tempo fino al 21 settembre per decidere.
Un contadino tedesco ha costruito un santuario per salvare dal macello i montoni gay che rifiutano di accoppiarsi con le pecore Lui si chiama Michael Stücke e il rifugio Rainbow Wool: dal 2023 a oggi hanno salvato decine e decine di animali.
Una delle candidate al titolo di borsa dell’estate è una falsa Birkin fatta di plastica ma che sembra fatta di gelatina Si chiama Firkin, contrazione di Fake e di Birkin, appunto. Non costa neanche pochissimo: si va dai 30 ai 100 euro.
È in corso un boom delle vendite di cd, ma la maggior parte di chi li compra non possiede un lettore cd E allora perché li compra? Non certo per ascoltare musica ma per collezionare un oggetto. Ed esibirlo sui social, ovviamente.

Cosa significa il referendum ungherese per l’Europa

03 Ottobre 2016

Domenica 2 ottobre si è tenuto in Ungheria un referendum sulle quote di redistribuzione dei migranti. L’Unione europea aveva chiesto al Paese dell’Est di ospitare 1,300 migranti. Così il primo ministro Viktor Orbán, un nazionalista dalle note posizioni xenofobe ed euroscettiche, ha indetto un referendum in cui chiedeva ai cittadini se volevano accettare il piano di Bruxelles, in assenza di un’approvazione del Parlamento ungherese. Il referendum non ha raggiunto il quorum: soltanto il 43 per cento degli aventi diritto è andato a votare. Ma tra chi ha votato, una maggioranza a dir poco schiacciante – ben il 98 per cento – ha votato contro i profughi.

Orban ha dichiarato vittoria, sebbene tecnicamente il referendum non sia valido. Mentre i suoi critici dicono che è stata una sconfitta per la sua politica xenofoba. Comunque la si pensi, il referendum avrà delle ricadute più ampie per tutta l’Europa. Infatti i temi toccati dal voto ungherese – cioè l’arrivo di rifugiati e migranti da un lato, e una diffusa insofferenza verso l’autorità di Bruxelles dall’altro – sono sentiti in molti Paesi: la Gran Bretagna ha votato la Brexit, mentre in Germania Angela Merkel è in difficoltà proprio sull’accoglienza. Sono questioni cavalcate da vari movimenti populisti in molti Paesi, Italia inclusa.

Referendum immigrati Ungheria

Dunque, che effetto avrà il voto di Budapest sul resto d’Europa? Sul Corriere della Sera Franco Venturini scrive che, forte di quel 98% incassato, adesso Orban «tenterà di seminare la voglia di un referendum sui migranti anche altrove, in Germania prima di tutto». Invece su Le Monde l’inviato speciale a Budapest, Blaise Gauquelin, sostiene che il «risultato estremamente mediocre» del referendum gioca a favore delle cancellerie europee, che «ridimensioneranno il potere generalmente accordato al primo ministro euroscettico».

Della questione ha fatto inoltre un’ampia analisi su Politico David Herszenhorn. Secondo il giornalista, esperto di politica europea, il risultato del referendum ha mandato «un messaggio forte» a Bruxelles. Che da un lato si trova a dovere prendere sul serio le minacce di Orban, prima liquidate come poco più che deliri, e dall’altro probabilmente dovrà rivedere la sua politica di redistribuzione dei richiedenti asilo. Inoltre la vicenda ungherese mostra che la politica interna – e in particolare la necessità di rispondere al malcontento degli elettori davanti a questioni legate all’Europa – è sempre più determinante nel modo in cui i capi di Stato e governo negoziano con la Ue stessa.

In altre parole, la pressione degli elettori si fa sentire sempre di più, quella di Bruxelles diventa sacrificabile: «Alcuni dei leader europei, come François Hollande in Francia, devono costantemente guardare ai sondaggi, pensando alle elezioni del prossimo anno, quando affrontano questioni più ampie della Ue», scrive Herszenhorn. Lo stesso discorso si potrebbe fare per Merkel.

Il muro di un campo per rifugiati tra Serbia e Ungheria, nei pressi della cittadina serba di Horgos, 29 settembre 2016 (ANDREJ ISAKOVIC/AFP/Getty Images) Un poliziotto ungherese davanti a migranti in arrivo dalla Serbia alla città di confine Roszke (Christopher Furlong/Getty Images)
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