Hype ↓
12:44 venerdì 9 ottobre 2026
La cosa migliore vista su internet questa settimana sono senza dubbio le reaction dei vincitori e delle vincitrici del Nobel alla notizia che avevano vinto il Nobel Pubblicate dagli stessi account social del Premio Nobel. Su tutte, spicca la foto di una esterrefatta Anne Carson.
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower, guadagna un sacco di soldi e vuole venderti un sacco di criptovalute Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre elegante e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.
La Norvegia è il primo Paese a vietare l’uso degli smart glasses negli spazi pubblici Niente smart glasses in parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici, così ha deciso il governo norvegese.
Quella volta in cui chiesero alla neo Premio Nobel Anne Carson che libri nuovi stesse leggendo e lei rispose che non legge libri nuovi ma solo «libri usciti nel 500 a.C.» E non a caso ha vinto il Nobel per la Letteratura (anche) per il modo in cui è riuscita a costruire «un dialogo giocoso con la tradizione classica».
Maricarmen Abascal è morta a 87 anni in una stanza d’ospedale. Ha passato gli ultimi sei anni della sua vita a lottare per non essere sfrattata dalla sua casa Ci era entrata nel 1956, con il padre e la madre, e aveva sempre pagato l'affitto. Quando le dissero che doveva andarsene, rispose che avrebbe lottato fino alla fine.

Cosa si dice di The Lost Daughter, l’adattamento della Figlia Oscura di Elena Ferrante

05 Gennaio 2022

Dell’adattamento cinematografico de La figlia oscura di Elena Ferrante si parla ormai da diversi anni: la notizia dell’acquisizione dei diritti per la trasposizione da parte di Maggie Gyllenhaal risale addirittura al 2018. Una delle prime certezze, all’epoca, era che Gyllenhaal aveva scelto La figlia oscura per il suo debutto alla regia e alla sceneggiatura: si sarebbe occupata lei di tutto quanto, e avrebbe dato un contributo anche come produttrice. Nel 2020, poi, tra febbraio e novembre, sono arrivate le notizie riguardanti il cast: Olivia Colman, Jessie Buckley, Dakota Johnson, Peter Sarsgaard, Paul Mescal, Oliver Jackson-Cohen, Ed Harris, Dagmara Domińczyk, Jack Farthing e Alba Rohrwacher, questi gli attori scelti per dare un volto ai personaggi di Ferrante. Dopo la prima alla Mostra di Venezia lo scorso 3 settembre, il film ha avuto una distribuzione limitata nelle sale americane a partire dal 17 dicembre, prima di arrivare su Netflix dal 31 dello stesso mese. È stata la piattaforma di streaming, infatti, ad assicurarsi i diritti per la distribuzione negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in molti altri Paesi del mondo. In Italia, il film arriverà in sala a marzo, distribuito da BIM.

Adesso, ovviamente, cominciano ad arrivare le recensioni dei critici, americani e inglesi soprattutto. C’è un filo che, per il momento, tiene assieme tutte le opinioni dei critici: The Lost Daughter è soprattutto l’ennesima interpretazione memorabile di Olivia Colman, alle prese con uno dei personaggi emotivamente più complessi e “oscuri” della sua carriera. Se è vero che la storia di Leda Caruso è, come scrive Adrian Horton sul Guardian, un tentativo di «smontare il mito secondo il quale la maternità fa parte della natura delle donne», è anche vero che «è difficile non odiare Leda per il modo in cui ignora i figli». Un odio che si alterna però con il tentativo di mostrare l’origine del rifiuto, del distacco, un tentativo portato avanti dall’ossessione che Gyllenhaal mostra per le motivazioni interiori di Leda e dall’accuratezza con cui Colman traduce con il suo volto quella stessa interiorità che la regista indaga.

Sul Time, Stephanie Zacharek si è concentrata soprattutto sul coraggio della scelta fatta di Gyllenhaal. «Il film si muove dentro corridoi emotivi estremamente complessi, una sfida che metterebbe alla prova anche il più consumato dei cineasti. Per questo, il risultato che Gyllenhaal riesce a ottenere con la sua opera prima è tanto più rilevante». Peter Debruge di Variety approfondisce ulteriormente il discorso sulla sorprendente naturalezza con la quale Gyllenhaal sembra aver diretto il suo primo film, adattando un romanzo sì breve ma denso di temi e significati “delicati”, spesso trascurati o maltrattati. Secondo Debruge, in The Lost Daughter si trova la conferma di quanto affermato in passato dalla regista: Gyllenhaal, infatti, aveva detto di essersi “ritrovata” nelle parole di Ferrante. Alison Wilmore di Vulture, nel suo pezzo, sottolinea proprio questa “stranezza” del film: la maestria, imprevedibile per una regista e sceneggiatrice all’esordio, con il quale Gyllenhaal è riuscita ad adattare un romanzo che «non è per niente scontato considerare “trasportabile” sul grande schermo». La storia della Figlia oscura, infatti, avviene in gran parte nella mente, tra i ricordi e i monologhi e le introspezioni di Leda. Infine, l’opinione di Richard Brody del New Yorker, meno entusiasta dei suoi colleghi ma ugualmente impressionato sia dalla prova registica di Gyllenhaal che da quella attoriale di Colman: «Il film è in ogni caso un grandissimo risultato perché è, nella sua essenza, una specie di meta-film: racchiude e mostra un tipo di film fondamentalmente raro. Un’opera che, nella stessa scelta di adattare il romanzo di Ferrante, dimostra l’esistenza di una grave mancanza nel cinema drammatico contemporaneo: la capacità di raccontare la vita delle donne attraverso dettagli intimi, per mezzo di esperienze universali e profonde».

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.