Il mastio del castello di Hirosaki pesa 360 tonnellate. Questo non ha affatto scoraggiato i volontari.
Sempre più miliardari stanno comprando casa in Patagonia perché si sono convinti che lì sopravviveranno alla fine del mondo
A convincerli sono stati quattro fattori: isolamento, capacità di produrre di cibo, capacità di produrre energia e abbondante disponibilità d’acqua.
Prima, le mete più ambite per costruire rifugi antiapocalisse erano Nuova Zelanda e Islanda, ora anche l’Argentina si è aggiunta a questa peculiare lista. In particolare, la Patagonia sembrerebbe particolarmente appetibile perché a quanto pare possiede tutte le caratteristiche per sostenere la vita dopo un disastro nucleare, la terza guerra mondiale e qualsiasi altra catastrofe possa venire in mente.
I parametri sono semplici e precisi: isolamento dal resto del mondo, capacità di produrre di cibo, capacità di produrre energia e abbondante disponibilità d’acqua. Tra i miliardari (primi tra tutti i tech bro, ovviamente) che hanno iniziato a costruire in Patagonia la loro casa vacanze apocalittiche ci sono il Ceo di Palantir Peter Thiel e l’imprenditore Martín Varsavsky. Quest’ultimo ha iniziato a far costruire qualche casa prefabbricata, alcune cupole geodetiche e una pista di atterraggio su un terreno grande 5 volte Manhattan a ridosso delle Ande, a un’ora di strade sterrate dal villaggio più vicino. Il posto si chiama Wamani, sta nell’estremo ovest dell’Argentina, lontano dalle superpotenze nucleari e vicino alle riserve di petrolio della Patagonia e alle pianure di Mendoza. È la scommessa di Varsavsky su quale pezzo di mondo resterà intatto dopo l’Armageddon, in sostanza. «Siamo già nella terza guerra mondiale, le linee del fronte sono già tracciate», ha detto in un’intervista concessa al Financial Times, descrivendo un conflitto che secondo lui frapporrà Russia, Cina, Corea del Nord e Iran contro quasi tutto il resto del mondo. Avere un rifugio, aggiunge, «ha semplicemente senso».
Varsavsky ha 66 anni e un patrimonio che Forbes stima attorno ai 700 milioni di dollari, costruito fondando aziende di telecomunicazioni, servizi internet, energie rinnovabili, fertilità e biotecnologie. La sua tesi va oltre il singolo ranch: l’intera Argentina e il “cono sud” potrebbero ospitare società complesse anche dopo lo scoppio di una guerra nucleare, in quanto distanti dai più importanti obiettivi militari (e civili, perché quando arriverà l’Apocalisse non si andrà più tanto per il sottile, azzardiamo) e dalle eventuali nubi radioattive, oltre che per la capacità di produrre cibo ed energia a sufficienza per tutti, dove tutti sta per i miliardari sopravvissuti alla fine di tutto. Come Varsavsky, sono diversi i miliardari che hanno già sottoscritto questa polizza assicurativa contro l’apocalisse: Mark Zuckerberg ha un rifugio (sarebbe più corretto definirla una magione) sotto il suo ranch alle Hawaii, Peter Thiel ha comprato terra in Nuova Zelanda, Paese di cui nel 2011 ha ottenuto in segreto la cittadinanza (si vede che il passaporto avrà un certo peso anche quando non ci sarà più alcun luogo da visitare). Nello scorso aprile Thiel ha comprato anche una villa a Buenos Aires, ma sembra solo una fase di passaggio nel suo viaggio verso sud e verso la salvezza, visto che poco dopo si è messo a compare terreni in Uruguay. Thiel e Varsavsky si sono conosciuti per questioni di lavoro, questo lo hanno detto entrambi, e dell’Argentina hanno parlato, questo lo ammettono entrambi. Ma sostengono entrambi di non aver organizzato nessuna compravendita e di essere arrivati per caso alla stessa conclusione riguardo al miglior posto del mondo in cui godersi la Terza guerra mondiale. Forse avevano paura qualcuno li spiasse e soffiasse loro la casa dei sogni? È un attimo e del mercato immobiliare dell’apocalisse si perde il controllo, la bolla si gonfia e ti ritrovi come vicino di casa proprio quella persona antipatica di cui nemmeno la fine del mondo ti ha aiutato a liberarti.
Per capire in che modo l’Argentina è diventata il bunker dei miliardari di tutto il mondo, bisogna inevitabilmente parlare di Javier Milei. Varsavsky ha detto di aver suggerito al Presidente di istituire una riserva nazionale di semiconduttori e trasformatori elettrici per mettere in sicurezza il Paese, e di implementare un «visto della tranquillità» che aiuti altre persone come lui (o meglio, altre persone con un patrimonio paragonabile) a fare dell’Argentina il loro buon e final retiro. Il governo argentino ci sta lavorando davvero, a queste proposte, e forse è questa l’informazione più incredibile che da tutta questa storia traiamo. Sta lavorando alla creazione un programma di “cittadinanza per investimento”, il cui successo dovrebbe essere garantito proprio dalla lontananza del Paese dai luoghi dell’instabilità globale. Non è la prima volta che a qualcuno viene un’idea del genere: la Nuova Zelanda aveva già lanciato un programma di permessi di soggiorno ottenibili con un procedimento accelerato, al costo di tre milioni di dollari l’uno. Anche in quel caso, i primi e più entusiastici acquirenti furono proprio i tech bro.