La cantautrice è stata una lavoratrice della musica e non ha mai smesso di usare il proprio potere per tutelare chi suonava al suo fianco.
Un fotografo, una pittrice, una casa d’aste e una galleria d’arte si stanno facendo causa per la famosa foto in cui Liam Gallagher dà un bacio a Noel
Justin Thomas accusa Elizabeth Peyton di plagio e la David Zwirner Gallery e Sotheby’s di aver provato a trarre guadagno da questo plagio.
Sapete cosa hanno in comune un fotografo, una pittrice, una casa d’aste e una galleria d’arte? Una causa per violazione del copyright intentata dal fotografo Justin Thomas contro la pittrice americana Elizabeth Peyton, la David Zwirner Gallery e Sotheby’s. L’accusa, depositata al tribunale federale del Southern District di New York, vede come soggetto il dipinto del 1996 intitolato Earl’s Court (Liam + Noel), venduto all’asta da Sotheby’s lo scorso maggio per 1,92 milioni di dollari.
Il quadro di Peyton ritrae Liam e Noel Gallagher mentre si scambiano un abbraccio e un bacio sulla guancia, un momento piuttosto raro considerato il rapporto notoriamente conflittuale tra i due fratelli. Ma quel momento non è stato colto dalla pittrice ma dalla macchina fotografica di Thomas, alla fine di un concerto degli Oasis tenutosi a Londra nel 1995. Thomas, che da oltre 35 anni fotografa le icone del punk e del Britpop, sostiene nella causa che l’opera di Peyton sia una riproduzione troppo fedele del suo scatto originale, tutt’ora protetto da diritto d’autore. Secondo i legali del fotografo, il dipinto si limita a replicare la composizione, il tema e la tensione emotiva della fotografia senza apportare alcuna reale trasformazione (quindi di plagio trattasi). L’unica cosa diversa è chiaramente la materia usata per comporre l’opera (la pellicola da una parte, la tela dall’altra) e l’applicazione del colore.
La causa è solo l’ultimo capitolo di una storia iniziata nello scorso aprile, quando la casa d’aste Sotheby’s ha contattato Thomas per acquistare i diritti d’utilizzo della sua fotografia. L’obiettivo era pubblicare lo scatto sul proprio sito, per mostrare ai potenziali compratori l’immagine originale a cui la pittrice si era ispirata per il suo dipinto. Per quel permesso di utilizzare l’immagine all’interno del suo catalogo digitale, la casa d’aste ha offerto al fotografo un compenso di 2000 dollari. Pochi giorni dopo, la foto è stata rimossa dal sito su richiesta dei rappresentanti di Peyton e il compenso è stato rinegoziato a 1500 dollari. Soltanto in quel momento il fotografo si è reso conto che il suo scatto era direttissima ispirazione (per usare un eufemismo) di un dipinto che sarebbe stato battuto all’asta per centinaia di migliaia di dollari, accusando le controparti di aver tentato di nascondere l’origine dell’opera per evitare contenziosi.
C’è da dire però che Peyton si trova spesso a fare i conti con contestazioni simili: la sua cifra stilistica, infatti, è strettamente legato alle fotografie, da sempre dipinge partendo da una fotografia. Già nel 2014 e nel 2016 il fotografo Dennis Morris l’aveva accusata di aver copiato i suoi scatti dei Sex Pistols, accuse che in un caso si erano risolte in una accordo privato tra le parti (la difesa di Peyton aveva sostenuto che l’opera fosse lecitissima secondo la dottrina del fair use) e nell’altro al ritiro dell’opera da un’asta d’arte. Chiamate in causa per aver tratto profitto dalla distribuzione e dalla promozione del dipinto, sia Sotheby’s che la David Zwirner Gallery non hanno ancora commentato la vicenda.