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17:53 mercoledì 1 luglio 2026
Al movimento contro i data center si è unita anche Erin Brockovich, quella vera «Combattiamo contro chi possiede tutti i soldi del mondo», ha detto, annunciando la sua discesa in campo contro i data center.
I lefebvriani hanno il vizio di farsi scomunicare dalla Chiesa Cattolica per l’ordinazione di vescovi senza il permesso del Papa Era già successa la stessa identica cosa nel 1988, quando Marcel Lefebvre in persona fu scomunicato da Giovanni Paolo II. Ora, Leone XIV è stato costretto alla stessa decisione.
Tom Verlaine dei Television aveva una collezione di 4 mila vinili e adesso quella collezione è in vendita I vinili del frontman dei Television si potranno acquistare sulla piattaforma Discogs oppure nel negozio di dischi Academy Recors, a Brooklyn.
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In Francia hanno approvato una legge che equipara l’ultra fast fashion a sigarette e alcolici Una legge che va a limitare fortemente le attività di colossi come Shein, Temu e AliExpress, imponendo una nuova tassa e il divieto di pubblicità.
L’ondata di caldo è stata una catastrofe per i festival musicali indipendenti, che già se la passavano piuttosto male Solo nello scorso fine settimana ci sono state una mezza dozzina di cancellazioni di concerti e festival annullati. Alcuni rischiano di non tornare più.
A Balenciaga piace così tanto Substack che è diventata la prima maison di moda a farci una partnership La maison utilizza la piattaforma da tempo: lì ha annunciato l'arrivo di Piccioli e fa anche le dirette streaming delle sfilate
Oltre a quella di Nolan, quest’anno uscirà anche un’altra Odissea: un audiolibro lungo 13 ore narrato dalla voce di Michael Caine clonata con l’AI L'ha fatto l'azienda AI ElevenLabs e sì, Michael Caine ha dato il consenso a clonare la sua voce e no, l'audiolibro non c'entra niente con il film.

“Il quarto stato” di Pellizza da Volpedo doveva andare in Cina, ma la Soprintendenza di Milano ha detto no

31 Ottobre 2024

Il 5 novembre Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica italiana, andrà in visita ufficiale in Cina. È uno dei molti viaggi di importanti rappresentati delle istituzioni italiane in Cina, perché a luglio c’era già stata Giorgia Meloni, e il 24 ottobre il ministro dell’Interno Piantedosi. C’entra, ufficialmente, l’anniversario dei 700 anni dalla morte di Marco Polo, ma anche la necessità di prendersi una cura speciale dei rapporti con la Repubblica popolare dopo la decisione del governo di tirarsi fuori dalla Belt and Road Initiative, altrimenti chiamata Via della Seta, che non ha fatto fare i salti di gioia a Xi Jinping.

La visita di Mattarella doveva essere una cosa in grande stile: il Ministero degli Esteri aveva pensato di mandare in Cina, oltre al veterano Presidente, anche il quadro che più rappresenta il simbolo delle lotte operaie in Italia: “Il quarto stato” di Giuseppe Pellizza Da Volpedo. Tra i quadri più famosi dell’intera storia dell’arte italiana, l’opera è esposta alla Galleria di Arte Moderna di Milano, dopo essere stato al Museo del Novecento, sempre a Milano. È stato terminato nel 1901 ed è enorme: cinque metri e mezzo di larghezza per quasi tre metri di altezza. Il piano del Ministero era di esporlo nella Grande Sala del Popolo di piazza Tienanmen, dove si riunisce il parlamento cinese, forse per provare a confondere i comunisti asiatici e dargli l’idea che anche il governo Meloni si rifà agli stessi valori di base. Ma è arrivato il rifiuto della Soprintendenza di Milano, che ha giudicato il viaggio troppo rischioso. I tempi sarebbero troppo stretti per un corretto imballaggio, ma soprattutto perché lo stato del quadro è già di per sé a rischio. E se la sala della GAM in cui riposa adesso è attrezzata per fornirgli le migliori condizioni, queste non sarebbero replicabili né in aereo né nei 1500 chilometri di viaggio da Shanghai a Pechino.

Da qualche decennio “Il quarto stato” è conosciutissimo, ma la sua fortuna è stata alterna: presentato alla Quadriennale di Torino del 1902 per la prima volta, non ricevette nessun premio e non fu nemmeno acquistato da alcun museo. Eppure, dal 1903 in poi, iniziò una certa fortuna iconografica: venne stampato e riprodotto da diversi giornali socialisti, come Unione o L’Avanguardia socialista. Nel frattempo, Pellizza continuò a cercare esposizioni presso altre mostre, ricevendo solo rifiuti. Nel 1907, infine, si suicidò. Nel 1920 “Il quarto stato” fu finalmente esposto in una mostra retrospettiva dedicata a Pellizza presso la Galleria Pesaro, e qui venne notato dal soprintendente del Castello Sforzesco Guido Marangoni, che si mosse per farlo acquistare dalla Galleria d’Arte Moderna. Dimenticato, ovviamente, durante il Ventennio, negli anni Cinquanta tornò a essere mostrato permanentemente nella sala della Giunta di Palazzo Marino, il comune di Milano. Un primo piano sul volto del bracciante protagonista del quadro è, inoltre, lo sfondo per i titoli di testa di Novecento di Bernardo Bertolucci, con l’inquadratura che a poco a poco si allarga per abbracciare, infine, tutta l’opera.

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