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Olivia Rodrigo ha annunciato un festival musicale con una line up di sole artiste donne per raccogliere fondi a sostegno delle donne Si chiama Daisy Chain Fields: sul palco si esibiranno Stevie Nicks, Karen O, Chappell Roan, Mitski, Doechii, le Katseye e tante altre.
Dopo averne licenziati quasi 10 mila, Zuckerberg ha ordinato ai dipendenti di Meta sopravvissuti ai tagli di «ricominciare a divertirsi» Viene da chiedersi: se un dipendente si rifiuta e si presenta a lavoro di cattivo umore, viene licenziato pure lui?
Fatboy Slim ha fatto un dj set improvvisato e gratuito durante una manifestazione contro l’estrema destra a Brighton E ha commentato tutta la giornata così: «Never been more proud of my hometown. More disco, less fascism».
In Albania un milione di persone è sceso in piazza per protestare contro il resort di lusso di Jared Kushner, il genero di Trump I manifestanti, però, non si accontentano più di fermare la costruzione del resort: adesso vogliono le dimissioni di tutti coloro che hanno approvato il progetto.
Loris Messina e Simone Rizzo sono i nuovi Direttori Creativi di Moschino Il loro debutto è fissato per settembre, alla Milano Fashion Week, dove presenteranno la loro prima collezione ufficiale.
Trump sta combinando un grosso, grossissimo guaio con la Reflecting Pool del Lincoln Memorial a Washington Ha speso 15 milioni di dollari per rifarla come voleva lui. Ora l'acqua è verde perché invasa dalle alghe e la vernice del fondo si sta staccando.
A Berlino sta nascendo una nuova scena musicale che mescola il jazz e (ovviamente) la techno Due generi apparentemente lontanissimi e che, non senza una certa sorpresa, a Berlino hanno scoperto che stanno benissimo assieme.
Lo smartworking riduce la socialità e rovina la salute mentale, secondo una delle più grandi ricerche di sempre sul lavoro da casa Quasi 600 mila lavoratori hanno preso parte alla ricerca e i risultati sono stati abbastanza incontrovertibili.

“Il quarto stato” di Pellizza da Volpedo doveva andare in Cina, ma la Soprintendenza di Milano ha detto no

31 Ottobre 2024

Il 5 novembre Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica italiana, andrà in visita ufficiale in Cina. È uno dei molti viaggi di importanti rappresentati delle istituzioni italiane in Cina, perché a luglio c’era già stata Giorgia Meloni, e il 24 ottobre il ministro dell’Interno Piantedosi. C’entra, ufficialmente, l’anniversario dei 700 anni dalla morte di Marco Polo, ma anche la necessità di prendersi una cura speciale dei rapporti con la Repubblica popolare dopo la decisione del governo di tirarsi fuori dalla Belt and Road Initiative, altrimenti chiamata Via della Seta, che non ha fatto fare i salti di gioia a Xi Jinping.

La visita di Mattarella doveva essere una cosa in grande stile: il Ministero degli Esteri aveva pensato di mandare in Cina, oltre al veterano Presidente, anche il quadro che più rappresenta il simbolo delle lotte operaie in Italia: “Il quarto stato” di Giuseppe Pellizza Da Volpedo. Tra i quadri più famosi dell’intera storia dell’arte italiana, l’opera è esposta alla Galleria di Arte Moderna di Milano, dopo essere stato al Museo del Novecento, sempre a Milano. È stato terminato nel 1901 ed è enorme: cinque metri e mezzo di larghezza per quasi tre metri di altezza. Il piano del Ministero era di esporlo nella Grande Sala del Popolo di piazza Tienanmen, dove si riunisce il parlamento cinese, forse per provare a confondere i comunisti asiatici e dargli l’idea che anche il governo Meloni si rifà agli stessi valori di base. Ma è arrivato il rifiuto della Soprintendenza di Milano, che ha giudicato il viaggio troppo rischioso. I tempi sarebbero troppo stretti per un corretto imballaggio, ma soprattutto perché lo stato del quadro è già di per sé a rischio. E se la sala della GAM in cui riposa adesso è attrezzata per fornirgli le migliori condizioni, queste non sarebbero replicabili né in aereo né nei 1500 chilometri di viaggio da Shanghai a Pechino.

Da qualche decennio “Il quarto stato” è conosciutissimo, ma la sua fortuna è stata alterna: presentato alla Quadriennale di Torino del 1902 per la prima volta, non ricevette nessun premio e non fu nemmeno acquistato da alcun museo. Eppure, dal 1903 in poi, iniziò una certa fortuna iconografica: venne stampato e riprodotto da diversi giornali socialisti, come Unione o L’Avanguardia socialista. Nel frattempo, Pellizza continuò a cercare esposizioni presso altre mostre, ricevendo solo rifiuti. Nel 1907, infine, si suicidò. Nel 1920 “Il quarto stato” fu finalmente esposto in una mostra retrospettiva dedicata a Pellizza presso la Galleria Pesaro, e qui venne notato dal soprintendente del Castello Sforzesco Guido Marangoni, che si mosse per farlo acquistare dalla Galleria d’Arte Moderna. Dimenticato, ovviamente, durante il Ventennio, negli anni Cinquanta tornò a essere mostrato permanentemente nella sala della Giunta di Palazzo Marino, il comune di Milano. Un primo piano sul volto del bracciante protagonista del quadro è, inoltre, lo sfondo per i titoli di testa di Novecento di Bernardo Bertolucci, con l’inquadratura che a poco a poco si allarga per abbracciare, infine, tutta l’opera.

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