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16:30 martedì 10 marzo 2026
L’Iran è riuscito quasi ad azzerare il traffico nello Stretto di Hormuz usando le onde elettromagnetiche contro le navi È il jamming dei sistemi di navigazione che usano il Gps, una tecnica di guerra elettronica sempre più usata ed efficace.
Wikipedia ha modificato le pagine di diverse città della Striscia di Gaza descrivendole come se non esistessero più Dalle modifiche è nata un'accesa polemica, con molti che hanno ricordato come migliaia di persone vivano ancora in quei posti, anche se distrutti.
Il bilocale che fu la prima casa di Pasolini a Roma è diventato un museo e si può visitare L'appartamento fu acquistato nel 2024 dal produttore Pietro Valsecchi, che lo ha poi donato al Ministero della Cultura.
Diecimila scrittori hanno pubblicato un libro vuoto per protestare contro le aziende che “rubano” le loro opere per addestrare le AI Si intitola Don't steal this book e tra i firmatari ci sono anche Kazuo Ishiguro e Mick Herron, l'autore di Slow Horses.
Milena Gabanelli è diventata meritatamente virale per aver detto che «Dio non ci ha ordinato di metterci a 90 gradi» davanti agli Usa Lo ha detto durante un collegamento con il TgLa7 di Enrico Mentana, rimasto anche lui piuttosto sorpreso dalla severissima uscita della collega.
L’Unione europea ha scorte di petrolio sufficienti per tre mesi e c’è chi inizia a essere seriamente preoccupato Con il petrolio che ha superato i 100 dollari al barile e lo Stretto di Hormuz chiuso, l'Europa inizia a guardare con una certa inquietudine alle sue riserve energetiche.
Un bambino di 9 nove anni ha presentato la sua collezione couture alla fashion week di Parigi Si chiama Max Alexander, ha quasi 6 milioni di follower su Instagram, Sharon Stone come cliente, e in sogno ha scoperto di essere la reincarnazione di Guccio Gucci.
Tutti i teatri dell’opera del mondo stanno massacrando Timothée Chalamet, compresa la Scala di Milano L'attore ha detto che «a nessuno importa del balletto e dell'opera». Il teatro ha risposto con un video piuttosto piccato.

Le mascherine in rame potrebbero essere le più utili contro il virus

19 Maggio 2020

Mentre c’è chi, come ha scritto Letizia Muratori su Rivista Studio, ancora si ostina a non indossarle, per tutti quelli che ne riconoscono l’utilità pubblica le mascherine sono diventate negli ultimi mesi un vero rompicapo. In Italia c’è stato un gran pasticcio su quelle a prezzo calmierato (addirittura ora c’è il timore che rimangano invendute), ma sempre più persone si chiedono quali siano i migliori modelli tra quelle riutilizzabili. Considerando che l’emergenza Coronavirus durerà ancora a lungo, l’idea di usare delle mascherine che non si buttino dopo pochi utilizzi è lungimirante e c’è grande fermento tra i produttori per brevettare nuovi modelli che rispettino le indicazioni delle autorità sanitarie.

Come riporta Fast Company, uno dei materiali più interessanti è il rame, che può funzionare da “barriera” per batteri e virus. Questo perché contiene ioni a carica positiva che intrappolano i virus, che sono invece a carica negativa: gli ioni positivi del rame penetrano quindi nei virus, impedendo loro di replicarsi. Un recente studio del New England Journal of Medicine ha rilevato che il rame sarebbe efficace nel rendere inattivo il nuovo Coronavirus nello spazio di quattro ore. Questo materiale, d’altronde, «è stato utilizzato storicamente per le manopole delle porte degli ospedali e per le aste porta flebo proprio per frenare la diffusione delle malattie». «Ho grandi speranze per le mascherine in rame», ha puntualizzato a Fast Company Michael Schmidt, professore di microbiologia e immunologia presso la Medical University of South Carolina, che ha studiato l’uso del rame nei prodotti medici. «Ma c’è ancora molto da fare per testare la loro efficacia. In questo momento, aggiungere strati di rame a delle maschere in tessuto non garantisce che queste funzionino».

Nel mondo, intanto, sono molte le aziende che hanno iniziato a incorporare il rame nelle loro mascherine, come la startup di calzature Atoms, The Futon Shop e anche la società tecnologica israeliana Argaman, che oggi vendono mascherine in rame, o come Cupron, che produce maschere di stoffa realizzate con un mix di fibre di cotone e poliestere, che al momento non sono disponibili per l’acquisto individuale ma solo per ospedali e aziende. «Questi tessuti in realtà sono in circolazione da un bel po’, è il Covid-19 che ora li rende particolarmente attuali», ha continuato Schimdt.

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