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02:55 venerdì 20 marzo 2026
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.
Gli impallinati di alieni sono convinti che gli Usa stiano per dire che gli alieni esistono perché il governo ha registrato il dominio aliens.gov Tutti quelli che non sono impallinati di alieni, invece, dicono che è solo un altro tentativo di Trump di distrarre l'opinione pubblica dagli Epstein Files.
Qualcuno si è inventato un traduttore che traduce qualsiasi cosa dici nella ridicola lingua tipica di LinkedIn Si chiama Kagi Translate e vi insegnerà come trasformare qualsiasi cosa vi succede sul lavoro in un «nuovo emozionante capitolo!».
Dopo averci investito 80 miliardi di dollari e averci guadagnato zero dollari, Zuckerberg ha chiuso il metaverso di Meta Quattro anni a ripetere che in futuro avremmo tutti vissuto in Horizon Worlds. Oggi Horizon Worlds non esiste più.
Per i 25 anni della saga si terrà un rave party a tema Signore degli Anelli in cui il dj sarà Elijah Wood, cioè Frodo Baggins Insieme all’attore Zach Cowie, suo partner nel duo Wooden Wisdom, Wood guiderà un «rave in pieno stile Terra di Mezzo» il prossimo 31 maggio.
Zendaya sarà la protagonista di tutti i film più attesi del 2026 Sette film in un anno, uno più atteso dell'altro: si inizia con The Drama l'1 aprile e si finisce a dicembre con Dune 3.
Tulsi Gabbard, la Direttrice dell’Intelligence Usa, ha detto che non c’è nessuna prova che l’Iran stesse costruendo una bomba atomica Contraddicendo apertamente Trump, che il 4 marzo aveva detto che «se non avessimo attaccato entro due settimane, avrebbero avuto l'atomica».
Elio Germano si è fatto un profilo Instagram solo per far campagna per il No al referendum sulla giustizia La “canzone” che Germano canticchia nel video riprende quella che cantava Gigi Proietti in uno spot per il no al referendum sul divorzio.

Le mascherine in rame potrebbero essere le più utili contro il virus

19 Maggio 2020

Mentre c’è chi, come ha scritto Letizia Muratori su Rivista Studio, ancora si ostina a non indossarle, per tutti quelli che ne riconoscono l’utilità pubblica le mascherine sono diventate negli ultimi mesi un vero rompicapo. In Italia c’è stato un gran pasticcio su quelle a prezzo calmierato (addirittura ora c’è il timore che rimangano invendute), ma sempre più persone si chiedono quali siano i migliori modelli tra quelle riutilizzabili. Considerando che l’emergenza Coronavirus durerà ancora a lungo, l’idea di usare delle mascherine che non si buttino dopo pochi utilizzi è lungimirante e c’è grande fermento tra i produttori per brevettare nuovi modelli che rispettino le indicazioni delle autorità sanitarie.

Come riporta Fast Company, uno dei materiali più interessanti è il rame, che può funzionare da “barriera” per batteri e virus. Questo perché contiene ioni a carica positiva che intrappolano i virus, che sono invece a carica negativa: gli ioni positivi del rame penetrano quindi nei virus, impedendo loro di replicarsi. Un recente studio del New England Journal of Medicine ha rilevato che il rame sarebbe efficace nel rendere inattivo il nuovo Coronavirus nello spazio di quattro ore. Questo materiale, d’altronde, «è stato utilizzato storicamente per le manopole delle porte degli ospedali e per le aste porta flebo proprio per frenare la diffusione delle malattie». «Ho grandi speranze per le mascherine in rame», ha puntualizzato a Fast Company Michael Schmidt, professore di microbiologia e immunologia presso la Medical University of South Carolina, che ha studiato l’uso del rame nei prodotti medici. «Ma c’è ancora molto da fare per testare la loro efficacia. In questo momento, aggiungere strati di rame a delle maschere in tessuto non garantisce che queste funzionino».

Nel mondo, intanto, sono molte le aziende che hanno iniziato a incorporare il rame nelle loro mascherine, come la startup di calzature Atoms, The Futon Shop e anche la società tecnologica israeliana Argaman, che oggi vendono mascherine in rame, o come Cupron, che produce maschere di stoffa realizzate con un mix di fibre di cotone e poliestere, che al momento non sono disponibili per l’acquisto individuale ma solo per ospedali e aziende. «Questi tessuti in realtà sono in circolazione da un bel po’, è il Covid-19 che ora li rende particolarmente attuali», ha continuato Schimdt.

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