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Mamdani è riuscito a bloccare per almeno un anno l’aumento dell’affitto di quasi metà delle case di New York «Una vittoria storica per gli inquilini di New York», così il sindaco ha commentato la decisione, ufficializzata dal voto del Rent Guidelines Board.
Dua Lipa ha aperto in Portogallo una biblioteca tutta dedicata a libri censurati o vietati Si chiama Manifesto Library e raccoglie cento libri, divisi in quattro sezioni: potere, controllo, voce e memoria.
Senza il “contributo” degli esseri umani l’ondata di caldo in Europa ci sarebbe stata lo stesso ma la temperatura sarebbe stata di almeno 3,5 gradi più bassa Lo dimostra una ricerca del World Weather Attribution, che ha analizzato i dati climatici di 854 città in 30 Paesi europei.
Per la prima volta nella sua storia Prada ha scelto un ambassador palestinese, il musicista Saint Levant Ovviamente, sui social è arrivata subito la polemica, accesa da un dettaglio nell'outfit dell'artista alla Fashion Week di Milano.
Gli influencer non potranno vedere L’Odissea in anteprima perché il distributore del film teme che le loro recensioni (anche e soprattutto quelle positive) lo danneggino A quanto pare, le recensioni degli influencer sono state un problema per Disclosure Day e Universal non vuole ripetere l'errore.
Senza neanche accorgersene, l’Italia ha compiuto uno dei più grandi sforzi di riforestazione di sempre ed è diventata ufficialmente una “nazione forestale” Per la prima volta dal Medioevo, sul territorio ci sono più foreste che campi agricoli, dice l'Unione nazionale comuni comunità enti montani.
CAM Sugar ha svelato delle foto mai viste prima dello studio di Ennio Morricone Sono state mostrate nella conferenza stampa di presentazione del Festival Internazionale delle Colonne Sonore, organizzato da CAM Sugar e Triennale Milano.
C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».

Cosa scriveva di Prince il New York Times nel 1981

22 Aprile 2016

All’inizio degli anni Ottanta, nell’81, Prince era già un artista affermato, e aveva appena pubblicato con Warner Bros. il suo quarto album, Controversy, una delle opere dal contenuto più politico del cantautore. A fine anno sul New York Times usciva un pezzo che tirava le somme di come Prince stesse influenzando la musica dell’epoca e, con ogni probabilità, anche quella futura.

L’articolo di commento, ancora reperibile online, si apre con un riferimento a Elvis Presley, il primo a introdurre i ritmi black nel mainstream del pop americano: «Prince, il cantante, cantautore e polistrumentista che stasera si esibirà al Palladium, è la rockstar contemporanea più controversa proprio perché mette in discussione gli stereotipi sessuali e razziali», scrive l’autore, il musicologo Robert Palmer. In discussione, oltre a Prince (o meglio: tramite Prince) c’è la rigidità delle categorie razziali nel panorama musicale di quegli anni; «Prince l’ha scoperto recentemente quando i Rolling Stones l’hanno invitato ad aprire diversi loro concerti sulla costa ovest. Le tracce di androginia nei suoi movimenti corporali fluidi e il suo abito di scena vistosamente minimale ricordavano più di qualcosa delle prime esibizioni di Mick Jagger, ma il pubblico quasi interamente bianco degli Stones non è riuscito a stabilire la connessione. L’ha bersagliato con frutta e bottiglie vuote, impedendogli di continuare».

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Al Saturday Night Live nel febbraio 1981

E, continua Palmer, anche diverse radio avevano boicottato i suoi dischi, relegandoli alle stazioni che in qualche modo avevano trovato spazio per la musica nera. Il punto del Times è riassumibile nel paragrafo: «L’origine nera e italiana di Prince e il suo essere cresciuto in un quartiere multietnico di Minneapolis ha contribuito al suo approccio e al suo atteggiamento genuinamente bi-razziali. Il fatto che i fan del rock bianco e le radio tendano a costringerlo nel ghetto della black music dice più del razzismo nei circoletti della musica pop contemporanea che delle canzoni di Prince o del suo modo di presentarsi».

Eppure, nonostante le contestazioni e l’ambiente non ancora pronto alla sua arte, Prince vendeva, aveva successo, era destinato a rimanere dov’era, fra le prime posizioni delle classifiche nazionali. I suoi messaggi di liberazione sessuale e razziale avrebbero presto avuto più fortuna. Lo credeva anche l’autore del pezzo del dicembre del 1981:

Prince stesso trascende gli stereotipi razziali perché, per usare le sue stesse parole, «non sono cresciuto in una cultura particolare». Col passare del tempo sospetto che sempre più pop americano rifletterà un simile orientamento bi-razziale. Se così fosse, la sintesi di bianco e nero di Prince non è solo uno scenario possibile, è una profezia.

Immagine: Prince nel 2005 (Kevin Winter/Getty Images)
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