Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
Mamdani è riuscito a bloccare per almeno un anno l’aumento dell’affitto di quasi metà delle case di New York
«Una vittoria storica per gli inquilini di New York», così il sindaco ha commentato la decisione, ufficializzata dal voto del Rent Guidelines Board.
La Rent Guidelines Board, la commissione newyorkese che ogni anno si riunisce per stabilire il prezzo degli affitti, ha votato per congelare gli affitti di circa un milione di appartamenti a canone stabilizzato (rent stabilized home, in inglese, cioè abitazione che rientrano sotto una delle due forme di controllo degli affitti adottate dal Comune) in tutti e cinque i distretti della città. Si tratta di circa la metà delle case in affitto di New York, attorno al 30 per cento di tutte le unità abitative esistenti nella città.
Il risultato del voto è stato di 7 a 1. Prima del voto, una dei membri della commissione, Christina Smyth, rappresentante dei padroni di casa, ha rassegnato le dimissioni accusando pubblicamente la commissione di «ignorare consapevolmente le prove che essa stessa ha raccolto sui costi che i proprietari delle case devono affrontare» e definendo l’esito «predeterminato dal sindaco». In senso tecnico, ha ragione. Zohran Mamdani ha più volte dichiarato durante la campagna elettorale che avrebbe nominato «solo chi capisce che i proprietari di casa se la passano benissimo», e lo ha fatto. Sei dei sette voti favorevoli provenivano da persone che lui ha nominato.
Come scrive la Bbc, Smyth ha detto che «da allora in poi è stata tutta una messinscena». Mamdani ha detto che è «una vittoria storica per gli inquilini di New York City». Entrambe le cose possono essere vere insieme, e probabilmente lo sono. Una commissione i cui membri vengono nominati dal sindaco con il mandato esplicito di congelare gli affitti e che congela gli affitti non è esattamente un esempio di governance indipendente, ma va detto che nemmeno le commissioni precedenti lo erano. Il Real Estate Board of New York (associazione che raccoglie le imprese del settore immobiliare della città) ha avvertito che il congelamento ridurrà gli investimenti in manutenzione e accelererà il deterioramento del patrimonio immobiliare. Un argomento che è stato usato ogni volta che qualcuno ha provato a regolamentare gli affitti a New York, con risultati che non supportano in modo univoco né la posizione dei proprietari né quella degli inquilini.
Il congelamento degli affitti non è l’unica buona notizia della settimana per Mamdani. Mercoledì, tre candidati sostenuti dal sindaco hanno vinto le primarie per il Congresso: l’urbanista Brad Lander e l’attivista Darializa Avila Chevalier hanno sconfitto deputati democratici in carica (e moderati), mentre la membra dell’Assemblea generale dello Stato di New York Claire Valdez ha battuto un avversario sostenuto dall’establishment democratico della città. In sei mesi Mamdani ha dunque congelato gli affitti per un milione di appartamenti, fatto pagare ad Amazon 9 milioni di dollari di multe arretrate, e contribuito a eleggere al Congresso tre candidati di sinistra contro i candidati dell’establishment del suo stesso partito.