A Londra, Uniqlo ha organizzato una tavola rotonda per affrontare l'elefante nella stanza: come può un brand dai costi democratici conciliare la produzione di massa con il rispetto dell'ambiente?
Per la prima volta nella sua storia Prada ha scelto un ambassador palestinese, il musicista Saint Levant
Ovviamente, sui social è arrivata subito la polemica, accesa da un dettaglio nell'outfit dell'artista alla Fashion Week di Milano.
Il giovane artista palestinese Saint Levant è appena diventato ambassador di Prada. La consacrazione è avvenuta durante la Men’s Fashion Week di Milano, durante la quale Prada ha svelato la sua collezione Uomo Primavera/Estate 2027.
Nei post e nei video pubblicati giovedì sui canali social ufficiali di Prada per annunciare la partnership, il cantante appare con un abito nero e una collana. Un dettaglio, la collana, che ha però catturato l’attenzione del pubblico, sollevando la prevedibilissima polemica: la collana ha la forma della Palestina storica, il Paese antecedente alla Nakba del 1948, ovvero prima dell’espulsione di centinaia di migliaia di palestinesi dalla propria terra per mano delle milizie e delle truppe del nascente Stato di Israele.
La scelta legata all’accessorio ha scatenato l’ira di moltissimi utenti israeliani e attivisti pro-Israele, che hanno accusato il cantante di voler “cancellare” lo Stato ebraico, minacciando di boicottare Prada. Su X, un utente ha commentato: «Il marchio Prada e il musicista palestinese Saint Levant stanno pubblicizzando il loro prodotto indossando un ciondolo con una finta mappa della Palestina (dal fiume al mare). Se Prada sostiene l’ESTINZIONE di Israele, noi sosteniamo il non comprare da Prada». Anche l’attivista e scrittore israelinao Hen Mazzig è intervenuto sulla questione, sostenendo che il ciondolo cancelli di fatto il suo Paese: «Se un israeliano, o qualsiasi ebreo indossasse un ciondolo che include Gaza, l’indignazione sarebbe immediata. Ma cancellare Israele, “dal fiume al mare”, ottiene una campagna di lusso». E ancora «Prada deve essere cancellata per il fatto di sostenere persone che vogliono eradicare Israele, cosa che di solito viene definita genocidio». Nonostante i tentativi da parte degli account pro-Israele di oscurare la campagna, l’iniziativa ha ottenuto un notevole successo, sfiorando rapidamente i 100 mila like, con centinaia e centinaia di commenti a favore di Prada, di Saint Levant e della Palestina. Anche la la scrittrice e content creator Ruqaiya Haris ha commentato la scelta stilistica spiegando: «Penso che sia decisamente significativo per Prada celebrare l’eredità palestinese, l’identità nazionale e la terra natale amata da chi vive la diaspora, mostrando quella mappa al collo di Saint Levant. Queste decisioni nel mondo della moda non avvengono per caso, ogni aspetto del look è curato con estrema attenzione ai dettagli».
Per quanto questa affermazione sia vera, e i brand siano molto attenti a ciò che indossano i loro ambassador, soprattutto in un momento di esposizione social(e) come quello della sfilata, Prada non ha commentato la notizia in maniera ufficiale, e da quanto è possibile apprendere sino ad ora, il ciondolo “incriminato” è un accessorio di proprietà del cantante stesso, e non parte di una collezione del brand.
Per l’artista, la moda non è un territorio inesplorato. Già nel 2023 era diventato il primo ambassador delle fragranze Dior per il Medio Oriente. Inoltre, la sua collaborazione segue da vicino quella della modella palestinese-americana Bella Hadid, diventata global beauty ambassador di Prada a marzo. Ma mentre Hadid è nata a Washington, Saint Levant rappresenta una prima volta storica, è il primo ambassador della maison italiana a essere nato proprio in Palestina. Marwan Abdelhamid, questo il vero nome dell’artista, è infatti nato a Gerusalemme da madre franco-algerina e padre palestinese-serbo, è cresciuto a Gaza prima che la sua famiglia si trasferisse in Giordania, nel 2007, per poi studiare e farsi strada negli Stati Uniti, dove è diventato famoso solo nel 2022 grazie al successo virale di Very Few Friends, un brano in cui fondeva la musica tradizionale araba con l’R&B e l’hip-hop. Marwan canta e rappa passando con estrema naturalezza dall’arabo all’inglese e dall’inglese al francese, spesso mescolando le tre lingue all’interno dello stesso pezzo.