Per la prima volta dal Medioevo, sul territorio ci sono più foreste che campi agricoli, dice l'Unione nazionale comuni comunità enti montani.
Senza il “contributo” degli esseri umani l’ondata di caldo in Europa ci sarebbe stata lo stesso ma la temperatura sarebbe stata di almeno 3,5 gradi più bassa
Lo dimostra una ricerca del World Weather Attribution, che ha analizzato i dati climatici di 854 città in 30 Paesi europei.
Il World Weather Attribution, organizzazione che riunisce diverse università di tutto il mondo che studiano l’impatto della crisi climatica sul pianeta e sulla società, ha pubblicato un’analisi sull’ondata di caldo che sta colpendo l’Europa da metà giugno. La conclusione è formulata senza alcuna concessione all’ambiguità: «Questo evento non sarebbe stato possibile in giugno senza il cambiamento climatico», ha detto a Euronews Theodore Keeping dell’Imperial College di Londra, primo autore dello studio.
Su tutta l’area analizzata, questa delle ultime due settimane è risultato l’ondata di caldo peggiore mai registrata. Nel 1976, quando furono stabiliti alcuni dei precedenti record europei, le temperature raggiunte nel 2026 sarebbero state virtualmente impossibili anche solo da sfiorare in giugno. Nel 2003, l’anno della prima grande ondata di caldo di questo secolo, il caldo diurno come quello attuale sarebbe stato circa dieci volte meno probabile, mentre le temperature notturne sarebbero state più di cento volte meno probabili. In numeri: se un’ondata di caldo con caratteristiche simili a quella di queste settimane si fosse verificata nel clima del giugno 1976, ci sarebbero stati 3,5 gradi Celsius in meno. Nel 2003, la temperatura sarebbe stata più bassa di circa 2 gradi.
Tra Francia, Germania, Italia, Spagna e Inghilterra meridionale, le temperature registrate sono state tra i 5 e i 12 gradi sopra le medie stagionali, picchi che si spiegano con la presenza sul continente dell’omega block (ne abbiamo già parlato qui). L’analisi del WWA ha esaminato 854 città in 30 Paesi europei e ha rilevato che quasi la metà ha battuto o batterà i propri record di “stress da calore” per il mese di giugno. Il rischio è particolarmente alto, lo sappiamo, nelle città, dove gli effetti dell’isola di calore urbana, l’edilizia e le disuguaglianze socioeconomiche si combinano per peggiorare una situazione già emergenziale. Molte case, scuole, sistemi di trasporto e infrastrutture energetiche non sono stati progettati per un’esposizione prolungata al caldo estremo, e ne stanno pagando le conseguenze.
«La scienza non ha dubbi riguardo al fatto che la crisi climatica stia contribuendo a rendere peggiori le ondate di caldo», ha detto Keeping. Friederike Otto dell’Imperial College London, cofondatrice del WWA, è stata ancora più diretta: «Gli scienziati come me stanno iniziando a sembrare un disco rotto. Ogni anno pubblichiamo dichiarazioni simili reagendo a estremi di calore sempre più alti. Sì, è il cambiamento climatico, sì è colpa nostra, no non è colpa di El Niño, sì abbiamo le soluzioni, no non le stiamo implementando abbastanza velocemente». Eppure, di fronte a questi dati, una parte consistente della popolazione nega o minimizza, supportata da rappresentanti politici che parlano di «allarmismi inutili». Giugno, è bene ricordarlo, non è nemmeno storicamente il mese più caldo nell’Europa occidentale. Lo è diventato, ma solo perché ancora non sappiamo cosa succederà a luglio e ad agosto.