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18:16 martedì 25 agosto 2026
Uniqlo ha lanciato la sua prima collezione di hijab Il lancio è avvenuto il 17 agosto in Malesia, Indonesia, Singapore e Filippine. È la prima collezione di hijab tutta realizzata dal brand, al di fuori di capsule collection e partnership speciali.
La tv di Stato iraniana ha messo una taglia di 10 milioni di dollari sulla testa di Barron Trump Dando anche dei consigli pratici e logistici su come uccidere il più piccolo dei figli del Presidente degli Stati Uniti.
Un tizio ha creato una mappa di tutti i musei più strani e di nicchia del mondo Volete sapere dov'è che si trova il museo delle pompe di benzina, quello delle archeoplastiche o degli spazzacamini? Questo è lo strumento che fa per voi. E sì, questi musei esistono tutti e si trovano tutti in Italia.
Tra i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia si è aggiunto all’ultimo NAZA, il nuovo documentario dei registi di No Other Land Yuval Abraham e Rachel Szor Prodotto (tra gli altri) dal Guardian e da Jonathan Glazer, e il titolo è l'acronimo con cui l'intelligence israeliana conta i civili palestinesi che muoiono nei raid.
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.

Breve storia del plastico della Roma Imperiale costruito nell’arco di 40 anni

12 Aprile 2018

Forse non tutti sanno che Roma, oltre alle sue tante attrazioni, offre a chi la visita un piccolo capolavoro che, in un certo senso, le riassume tutte: la minuziosa ricostruzione di com’era la città nell’era Imperiale. Ne ha parlato recentemente My Modern Met, ma sono tantissimi i siti in lingua inglese che rimangono affascinati dal plastico di Italo Gismondi e ne condividono le immagini, sottolineando che Ridley Scott lo utilizzò per realizzare alcune delle vedute che compaiono nel celebre Il gladiatore (2000). Il monumentale lavoro – oltre 200 metri quadrati – in gesso alabastrino (con armature in metallo e fibre vegetali) riproduce in scala 1 a 250 la Roma imperiale di Costantino.

Attualmente esposto al Museo della Civiltà Romana il plastico ricostruisce la città com’era nel IV secolo d.C., a partire dalla mappa Forma Urbis del 1901 di Rodolfo Lanciani. Il modello è stato creato dall’archeologo Italo Gismondi, che ci ha lavorato per tutta la vita, ovvero più di 40 anni. Il nucleo iniziale fu completato per una grande mostra che celebrava il duecentesimo anniversario della morte di Augusto, la Mostra Augustea della Romanità, che ebbe luogo nel 1937. Gismondi iniziò a lavorarci su commissione di Mussolini all’interno dell’ex pastificio Pantanella, nel 1933, rappresentando soltanto il centro monumentale. Il Plastico fu poi ampliato fino a comprendere l’intera area urbana entro le Mura Aureliane e allestito definitivamente negli spazi ad esso dedicati nel Museo della Civiltà Romana, inaugurato all’Eur nel 1955.

Per realizzare i monumenti più noti come il Pantheon e il Colosseo Gismondi si basò su misurazioni precisissime. Le abitazioni residenziali, così come altri siti senza resti archeologici, furono invece creati sulla base delle documentazioni disponibili. «Ironia della sorte», commenta My Modern Met: «la mancanza di molti riferimenti era proprio colpa di Mussolini, visto che fu lui a ordinare che molte delle antiche case romane fossero rase al suolo per far posto a grandi arterie come la via dei Fori Imperiali».

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