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17:59 venerdì 9 ottobre 2026
Il governo israeliano ha preso piuttosto male il Premio Nobel per la Pace a Navanethem Pillay, cioè la presidente della Commissione Onu che per prima ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza Il Ministero degli Esteri israeliano lo ha addirittura definito «la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l'odio e il pregiudizio».
Il Pentagono trasmetterà in diretta streaming la fucilazione del terrorista responsabile della strage di Fort Hood L'ultima esecuzione militare negli Stati Uniti risale al 1961. Il Segretario della Guerra Pete Hegseth ha deciso che "l'evento" va diffuso in ogni modo possibile e immaginabile.
La cosa migliore vista su internet questa settimana sono senza dubbio le reaction dei vincitori e delle vincitrici del Nobel alla notizia che avevano vinto il Nobel Pubblicate dagli stessi account social del Premio Nobel. Su tutte, spicca la foto di una esterrefatta Anne Carson.
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower, guadagna un sacco di soldi e vuole venderti un sacco di criptovalute Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre elegante e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.
La Norvegia è il primo Paese a vietare l’uso degli smart glasses negli spazi pubblici Niente smart glasses in parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici, così ha deciso il governo norvegese.

La tv di Stato iraniana ha messo una taglia di 10 milioni di dollari sulla testa di Barron Trump

Dando anche dei consigli pratici e logistici su come uccidere il più piccolo dei figli del Presidente degli Stati Uniti.

25 Agosto 2026

Il programma andato in onda sulla televisione di Stato iraniana si intitola Dove e come dovremmo uccidere Barron Trump?. Dentro ci sono la posizione dell’università che frequenta il figlio ventenne del presidente degli Stati Uniti, i veicoli della scorta, la disposizione degli agenti dei servizi segreti e l’affermazione che i suoi spostamenti siano «completamente monitorati». Come se non bastasse, nel programma compare anche una taglia da 10 milioni di dollari sulla testa del più piccolo del clan Trump. Il filmato è stato diffuso da media vicini al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, ma per il momento la taglia non è stata confermata da nessuna fonte.

Il video sostiene anche altre due cose. La prima: che «una ragazza» non meglio identificata sia riuscita a superare il cordone di sicurezza dei servizi segreti, arrivando a sedersi accanto a Barron Trump durante un incontro privato e a passare informazioni ottenute in quell’incontro agli autori del programma. La seconda: che il figlio del Presidente comunichi privatamente usando come piattaforma di messaggistica Xbox Live, tutto senza dire nulla agli agenti della sua scorta. Ma, come scrive Euronews, la sequenza di minacce ai Trump va avanti da diverso tempo, da molto prima di quest’ultima uscita contro Barron. A fine maggio, il New York Post raccontava un presunto complotto contro Ivanka. A luglio l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, anch’essa affiliata alle Guardie Rivoluzionarie, ha pubblicato un filmato intitolato «Dove e come si può arrivare a Melania Trump?», in cui si riportavano gli spostamenti della First Lady a New York e le presunte falle nell’organizzazione della sua sicurezza.

Contro Donald Trump, invece, le minacce sono più vecchie e più dirette. A luglio un cartellone nella Piazza della Rivoluzione Islamica di Teheran lo mostrava steso in una bara, immagine accompagnata da una scritta in inglese tanto semplice quanto esplicativa: «Uccideremo Trump». Un altro video sembrava ricostruire gli spostamenti del Presidente, in macchina e in aereo, tra le sue residenze in Florida e a New York. La cornice con cui i media di Stato iraniani fanno queste minacce è però più giuridica che propagandistica. Si tratta infatti del qisas, la “giustizia retributiva” islamica, che secondo i commentatori delle varie emittenti vicine al regime iraniano obbliga a uccidere chi è ritenuto responsabile della morte dell’Ayatollah Ali Khamenei, morto il 28 febbraio negli attacchi americani e israeliani. «Se non applichiamo il qisas contro Trump, se non puniamo l’assassino del nostro leader, l’attuale leader e i leader della Repubblica Islamica dovranno vivere per sempre nascosti» ha detto Mohsen Ghanbarian, un volto noto dell’emittente statale.

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