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10:58 venerdì 2 ottobre 2026
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.
Qualcuno ha modificato le pagine di diversi film su IMDb in modo che risultassero distribuiti nei Territori Palestinesi Occupati invece che in Israele I distributori dicono di non saperne niente, IMDb dice di non saperne niente. Nel frattempo, però, le modifiche sono state tutte già cancellate.
La crisi climatica è talmente grave che siamo in autunno e sul Cervino non c’è ancora nessuna traccia di neve Con l'Europa sotto una cupola di calore le Alpi perdono ghiaccio e pezzi di roccia, e sul Monte Bianco quest'anno si attendono quattrocentocinquanta cadute di massi.
Dei coloni israeliani hanno bloccato l’esercito israeliano mentre stava facendo rientrare in casa una famiglia palestinese eseguendo l’ordine di un tribunale israeliano Nella stessa notte i coloni hanno bruciato anche altre case palestinesi e ferito tre agenti della polizia di frontiera israeliana.
C’è una sacrosanta polemica attorno allo sgombero di una via di Milano usata come rifugio dai senza tetto per far posto a una sfilata della Fashion Week The Attico ha chiuso e rimbiancato il tunnel di via Sammartini per la sua sfilata, privando di un rifugio le persone senzatetto e causando notevoli disagi ai residenti.
Il movimento per la casa ha ottenuto una vittoria storica, ed è tutto merito di una 87enne spagnola che ha rifiutato di farsi sfrattare dalla casa in cui viveva da 70 anni Il 23 settembre Maricarmen Abascal è stata portata fuori in barella dalla sua casa di Madrid, sfrattata dal fondo di investimento che ne è proprietario. Ne è nata una protesta che ha costretto il governo Sanchez a intervenire.
L’ultima iniziativa di Mamdani è regalare 70 mila biglietti per l’opera ai newyorkesi che non si sono mai potuti permettere di andarci L'iniziativa si chiama Opera for All: i biglietti saranno distribuiti via lotteria, 10 mila al mese per tutta la stagione del Metropolitan Opera.
Dopo quasi trent’anni uscirà un nuovo romanzo di Donald Antrim, il più tragico, spassoso, originale, misterioso e fenomenale degli scrittori americani Arriverà il 12 gennaio 2027 negli Usa, si intitolerà My Eliot ed è già considerato il romanzo più antrimiano di tutti.

Pechino vs Microblog

Alla ricerca di contenuti “offensivi nei riguardi del Partito,” il governo impone aggiornamenti dei profili

24 Gennaio 2012

Le informazioni, in Cina, circolano troppo in fretta. Tutto per colpa dei microblog attraverso i quali non è solo possibile raggiungere ogni angolo del paese, ma si riescono anche a influenzare e a mobilitare le masse. Ecco perché Pechino, un paio di settimane fa, ha deciso di imporre a tutti gli utenti di social media e microblog di aggiornare i dati personali necessari per la registrazione entro massimo tre mesi. Precisando che chi non si atterrà alle nuove disposizioni e continuerà a registrarsi con nomi inventati verrà immediatamente bandito dal sistema.
In questo modo per la polizia dovrebbe diventare più semplice procedere all’identificazione immediata di chi pubblica contenuti “pericolosi, sovversivi o offensivi nei riguardi del Partito”, ma anche di chi usa la rete per “incitare o organizzare assemblee, manifestazioni e raduni illegali”. Infatti, pur avendo recentemente iniziato a sfruttare i social network anche per monitorare le idee dell’opinione pubblica, le forze dell’ordine hanno spiegato di essere particolarmente preoccupate dalla possibilità che utenti malintenzionati possano diffondere voci e pettegolezzi pericolosi per la stabilità sociale della nazione o immagini e contenuti pornografici.

Partita come iniziativa pilota solamente nella capitale, la registrazione obbligatoria per i social network è stata immediatamente estesa dai rappresentanti del partito di Shanghai, Tianjin, Guangzhou e Shenzhen, ed è probabile che tanti altri scelgano presto di seguire il loro esempio. Da un lato per dimostrare la fedeltà al regime in un anno particolarmente importante come quello del 18esimo Congresso del Partito Comunista. Dall’altro per provare a tenere sotto controllo anche grazie ai social network le proteste che in questa fase di crisi si stanno moltiplicando anche in Cina . Arrestando chi le promuove e le organizza.
Così come è certo che la causa di questa ennesima e improvvisa stretta sia stato il peggioramento della situazione nel villaggio di Wukan, è altrettanto evidente che rendere obbligatoria la registrazione degli utenti delle versioni orientali di Twitter non è riuscita a evitare ne’ che i cinesi fossero tenuti al corrente delle evoluzioni di questo piccolo villaggio del Guangdong, come le autorità avrebbero voluto, né che il “cattivo esempio” dei ribelli di Wukan fosse seguito da altri villaggi vicini.
A Wukan a settembre scorso gli abitanti si sono uniti in una protesta collettiva contro le autorità locali, accusate di aver rubato loro la terra per venderla a impresari edili senza scrupoli e intascarsi, in cambio, corpose tangenti. A Wukan la situazione è degenerata a dicembre, quando gli organizzatori delle proteste di settembre sono stati arrestati e uno di loro è morto in cella. Ufficialmente per “arresto cardiaco”, ma la comunità è convinta per i maltrattamenti subiti.

I blogger cinesi, che, in teoria, di Wukan non avrebbero dovuto sapere nulla, sono riusciti a seguire minuto per minuto le evoluzioni della crisi di “W” o di “Niaoqian”, un nome che si scrive con ideogrammi molto simili a quelli di Wukan e che, quindi, mantenendo l’assonanza riesce a superare la censura. E quando, dopo essere rimasti col fiato sospeso dopo la minaccia di ricorrere all’uso della forza per porre fine alla protesta, hanno scoperto che le autorità avevano finalmente accettato di scendere a patti con gli abitanti del villaggio, negoziando con una nuova commissione da loro nominata “democraticamente” un compromesso accettabile per tutti, anche le realtà vicine hanno pensato di organizzarsi per combattere simili episodi di corruzione di cui sono state vittime. Ottenendo ancora più successo rispetto a Wukan, dove l’idea di negoziato è stata presa in considerazione solo quattro mesi dopo le prime proteste. A Wanggang, invece, sono bastati tre giorni di manifestazioni per indurre le autorità a cercare il dialogo. E chissà se già nel breve periodo in altri villaggi si giungerà al compromesso senza bisogno di organizzare proteste violente.

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