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La pergamena lunga 36 metri sulla quale Jack Kerouac scrisse la prima stesura di Sulla strada andrà all’asta La basa d'asta è fissata a due milioni e mezzo di dollari, per un oggetto diventato quasi leggendario tra gli appassionati di letteratura americana.
Per addestrare la sua intelligenza artificiale, l’azienda Anthropic avrebbe comprato, scansionato e poi distrutto due milioni di libri usati L'azienda avrebbe approfittato di un cavillo legale e sostiene di avere tutto il diritto di usare in questa maniera libri che ha regolarmente acquistato.
Maison Margiela ha reso disponibile il suo intero archivio, per tutti, gratuitamente, su Dropbox L'iniziativa fa parte del progetto MaisonMargiela/folders, che porterà il brand in Cina con 4 mostre, e una sfilata programmata ad aprile.
Su Vanity Fair è uscita la prima intervista mai fatta a Bianca Censori Per la prima volta ha parlato di sé, in occasione della mostra che sta presentando a Seoul (anche se, ovviamente, Ye si è messo in mezzo).
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Le compagnie aeree stanno cancellando i voli verso Cuba perché sull’isola non c’è abbastanza carburante per fare rifornimento e ripartire C'entra l'embargo degli Stati Uniti e la crisi in Venezuela, la situazione è talmente grave che già a marzo Cuba potrebbe non avere più benzina.
All’Halftime Show alternativo dei trumpiani c’erano a malapena 200 spettatori Nel frattempo, lo spettacolo di Bad Bunny è diventato il più visto nella storia del Super Bowl, con 135 milioni di spettatori.
A gennaio 2026 in tutta la Norvegia sono state acquistate soltanto sette auto a benzina E 29 auto ibride, 98 diesel, mentre le elettriche sono più di 2000: queste ultime costituiscono il 96 per cento delle auto acquistate in tutto il 2025.

Quella del Nord Stream potrebbe essere la più grande perdita di metano nella storia

30 Settembre 2022

La guerra tra Ucraina e Russia potrebbe aver stabilito un record: aver causato la più grande dispersione di metano nell’ambiente nella storia delle catastrofi ecologiche. All’inizio di questa settimana, tra domenica 25 e lunedì 26 settembre, sono state scoperte tre misteriose perdite (al momento non è chiaro se a causarle siano stati dei guasti o dei sabotaggi) nei gasdotti Nord Stream 1 e 2, i due principali gasdotti usati per trasportare il gas naturale dalla Russia verso l’Europa attraverso il Mar Baltico. I danni sono stati scoperti dal personale che gestisce le infrastrutture a poche ore di distanza le une dalle altre, quando i lavoratori che si occupano della manutenzione dei gasdotti si sono accorti delle enormi perdite. Giovedì 29 settembre, dalla Svezia è arrivata la notizia di una quarta perdita nel tratto di gasdotto che passa attraverso la Russia e porta il gas in Germania. Negli stessi giorni, i sismologi hanno riferito di aver registrato, proprio nelle parti del Mar Baltico in cui passano i due Nord Stream, esplosioni – una alle 2:03 e una alle 19:03 della sera del 26 settembre – seguite da repentini abbassamenti della pressione. È proprio dalle rilevazioni dei sismologi che è arrivata una prima conferma della tesi secondo la quale i danni ai Nord Stream non sono incidenti ma sabotaggi.

Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, i gasdotti sono al centro di tensioni diplomatiche proprio per via del loro ruolo fondamentale nel mercato energetico europeo. È per questo che sin dall’inizio nella comunità internazionale c’è stata la ragionevole certezza che i danni al Nord Stream 1 e 2 siano frutto di sabotaggio. Il Cremlino, ovviamente, ha respinto tutte le accuse e ha rilanciato accusando l’Ucraina: a danneggiare i due gasdotti – questa la ricostruzione fatta dal capo dell’intelligence della Federazione, Sergey Naryshkin – sarebbero stati uomini di Kiev, ovviamente per rovinare l’altrimenti immacolata reputazione della Russia.

Secondo le stime fornite dal governo danese e riportate da Gizmodo, nella peggiore delle ipotesi i danni al gasdotto avrebbe portato a uno “sversamento” di 778 milioni di metri cubi di gas nelle acque del Mar Baltico. Nel più ottimistico degli scenari – come quello ipotizzato all’Associated Press da due climatologi – in ogni caso si tratterebbe di un disastro: se tutto dovesse andare nel migliore dei modi, nel mare finirebbe comunque mezzo milione di tonnellata di gas. In un caso e nell’altro si tratterebbe, purtroppo, di un record: sarebbero cinque volte le tonnellate di gas disperse nell’ambiente in seguito alla catastrofe dell’Aliso Canyon, verificatasi nel 2016 in California. Anche se, almeno stando a quanto riporta il Washington Post, per quanto questi numeri siano impressionanti (la perdita nel Mar Baltico ammonta allo 0,1 per cento delle emissioni annuali di metano nel mondo, giusto per dare un altro po’ di contesto), non sarebbero sufficienti a provocare danni significativi e permanenti all’atmosfera terrestre.

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