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L’ultima assurdità in fatto di cibo uscita da internet è il biblical eating, cioè mangiare come si mangia nella Bibbia Una dieta basata solo sugli ingredienti, le preparazioni e le ricette menzionate nella Bibbia. Serve a tenersi in forma e a scacciare il Diavolo, dicono i sostenitori.
A giugno arriveranno in streaming i primi quattro film di Sean Baker, mai distribuiti fino a ora in Italia Sono Four Letter Words, Take Out, Prince of Broadway, Starlet e saranno disponibili a partire da giugno, in lingua originale con sottotitoli.
C’è una copia di Wikipedia in cui tutti gli articoli sono deliri sconnessi e sconclusionati scritti da una AI Si chiama Halupedia e contiene tutte le informazioni su eventi storici come il Grande Censimento dei Piccioni del 1887 e approfondimenti sul mandato gnomico del ragionamento circolare.
Un’operazione segreta dell’Onu ha salvato dalle macerie di Gaza milioni di documenti che ricostruiscono la storia del popolo palestinese dalla Nakba a oggi In 10 mesi, gli operatori hanno salvato milioni di documenti che permetteranno di ricostruire gli alberi genealogici dei palestinesi e di raccontare il loro legame con quella terra.
La lunghissima, tesissima, imbarazzatissima stretta di mano tra Donald Trump e Xi Jinping È durata 14 secondi, nessuno sembrava voler mollare la presa per primo, ovviamente su internet si sono fatte scommesse e meme a riguardo.
Helen Mirren ha esordito come testimonial di Stella McCartney facendo una “cover” di Come Together dei Beatles In realtà si tratta di un bis: Mirren quel testo lo aveva già enunciato alla sfilata di Stella McCartney per la primavera/estate 2026.
Uno studio ha dimostrato che interessarsi all’arte e alla cultura rallenta l’invecchiamento e migliora la salute Addirittura più dell'esercizio fisico: dedicarsi alle arti almeno una volta alla settimana riduce l'invecchiamento biologico di un anno.
L’invasione dei pavoni di Punta Marina è diventata una notizia di portata internazionale È stata ripresa nientemeno che da Ap News, cioè da Associated Press, con un video pubblicato sul loro sito.

No vuol dire No

E Sì vuol dire Sì. Allora perché c'è ancora chi confonde il sesso violento con lo stupro? Due casi di cronaca e una scena da un film intimista.

10 Ottobre 2012

La scena di sesso più violenta che mi ricordo di avere visto al cinema è questa: una coppia sposata di mezza età, nel letto di casa, lo fa nella posizione del missionario. Non si vede molto, i corpi di lui e di lei che s’intuiscono appena al di sotto delle lenzuola. A un certo punto la moglie dice “ahi, mi stai facendo male.” Il marito stringe la testa di lei con affetto, le risponde “ho bisogno di te”, e va avanti. La donna ripete: “Per favore, mi stai facendo male. “Shhh,” sussurra lui dolcemente, “in questo momento ho bisogno di te.” Non si ferma.

La scena proviene da Private di Saverio Costanzo (2005), un lungometraggio sul conflitto israelo-palestinese dal sapore decisamente intimista e che, sebbene criticabile anche sotto altri aspetti, tutto sommato mi è pure piaciuto. Ma c’è qualcosa, in quella scena di sesso, che non riesco a togliermi dalla mente.

Sono profondamente grata a Saverio Costanzo (lo dico seriamente) per non avere incluso una parola in quel dialogo: lei non pronuncia mai la parola “No”.

Private racconta la quotidianità sconvolta di una famiglia palestinese costretta ad ospitare una piccola unità dell’esercito israeliano: conflitto mediorientale a parte, è la vicenda umana di un padre che tenta di mantenere la sua dignità, la sua funzione di guida e di sostegno, nonostante l’umiliazione e la paura in cui vivono i figli. La moglie è l’unico punto di appoggio di un marito che, a sua volta, è il punto fermo dell’intera famiglia. Da cui si spiega il sopracitato dialogo “in questo momento ho bisogno di te.” Certo, il pater familias, che per il resto è il vero eroe borghese del film, in quella scena di sesso non ci fa una gran bella figura (questa almeno è la mia impressione, non so se faccia parte del sottotesto): lei gli fa capire, e più di una volta, che quel rapporto non le piace, “mi stai facendo male,” ma lui decide di ignorare le lamentele della moglie perché quel rapporto è necessario a trovare la forza.

Io ci trovo un che di violento, sarà una questione di sensibilità. Però apprezzo molto che, tra un “mi fai male” e l’altro, l’autore del film non abbia incluso un “No” secco. Perché, in fondo, sarebbe bastata una parola – due lettere, una sillaba – per trasformare la più banale scena di sesso nella rappresentazione di uno stupro.

È di questi giorni la notizia che la Corte di Cassazione ha “stabilito” (metto le virgolette perché, se ben ricordo, nel nostro ordinamento il precedente non è vincolante) che in relazione a ”certe pratiche estreme non basta il consenso espresso nel momento iniziale” e che il sesso diventa stupro se una delle due parti coinvolte a un certo punto dichiara di ”non essere più consenziente al protrarsi dell’azione alla quale aveva inizialmente aderito”. In pratica non basta un Sì pronunciato all’inizio per rendere nulli eventuali No affermati in seguito. La sentenza arriva a seguito di una denuncia per stupro, avvenuto nel corso di una relazione sadomasochista che, inizialmente, era stata consensuale.

Come c’era da aspettarsi, molti media che hanno riportato la notizia si sono soffermati sull’aspetto del sadomaso, del “sesso estremo” (espressione da manuale di giornalese che meriterebbe un discorso a parte), e via dicendo. Ho trovo la cosa molto fastidiosa, non tanto perché sia un esempio di informazione bavosetta (comunque: lo è), quanto piuttosto perché – in tutta onestà – il punto è un altro.

Che sia una banalissima sessione di posizione del missionario tra coniugi ultra-cinquantenni, o un’orgia di trenta persone iper-accessoriate di sex toys contundenti, la sostanza non cambia: se uno dei partner (vale per le donne, ma anche per gli uomini!) dice che non vuole, è violenza. Punto.

Quello che separa il sesso dallo stupro è il consenso. Non i lividi, i graffi, o la mancanza di: è il consenso. No vuol dire No, Sì vuol dire Sì. È di una banalità disarmante, ma forse vale la pena di ribadire il concetto. Perché pare che la confusione tra sesso violento e stupro sia piuttosto frequente.

Prendiamo ad esempio un altro fatto di cronaca di cui qualcuno avrà sentito parlare. La scorsa estate una turista australiana era finita in ospedale a Roma, pare per lesioni legate a un rapporto sessuale: lei non fa alcuna denuncia per stupro, ma in compenso una psicologa dell’ospedale rilascia dichiarazioni alla stampa in cui si dice convinta che la turista sia stata stuprata, solo che “non vuole ammetterlo.”

Ora, può darsi che veramente sia stato un caso di stupro e che la vittima fosse tanto traumatizzata da non ammetterlo (domanda: ma è normale che lo psicologo di un ospedale rilasci dichiarazioni pubbliche, parlando a nome di una “presunta vittima” che però vittima non si dichiara?). Ma può anche darsi che quel rapporto sessuale – per quanto fisicamente violento, sennò la turista mica sarebbe finita all’ospedale – sia stato consensuale. La differenza sta tutta in un Sì o un No: la diretta interessata saprà quello che ha detto.

Magari partiamo da questo presupposto.

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