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23:19 venerdì 31 luglio 2026
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.

Storia degli uomini che sbarcarono sulla Luna e non furono mai amici

I tre astronauti dell'Apollo 11 erano molto diversi l'uno dall'altro: ognuno di loro racconta una storia e ne è un simbolo.

19 Luglio 2019

I loro nomi resteranno legati uno all’altro per sempre. Neil Armstrong, Buzz Aldrin, Michael Collins: i tre uomini che la NASA sceglie per la missione più importante della storia. Il 20 luglio 1969 sbarcano sulla Luna, sotto gli occhi di tutto il pianeta che li osserva dalle televisioni accese. Stanno realizzando la volontà del presidente Kennedy, che prima di essere assassinato aveva promesso l’allunaggio entro la fine degli anni Sessanta. Armstrong è il primo a camminare sulla superficie grigia e inospitale, lo segue Aldrin, Collins resta a bordo ad aspettarli, orbita, finisce dietro la Luna, è il primo uomo a vederne la faccia nascosta, la faccia oscura su cui tutta l’umanità si è sempre interrogata. Collins è talmente isolato – tra lui e il pianeta Terra e i suoi compagni di viaggio c’è di mezzo la Luna – che la sua solitudine viene associata a quella di Adamo, prima che nascesse Eva. Mentre comincia il suo volteggiare in solitaria, da Houston gli dicono: «Mike, sei proprio bello mentre te ne vai sopra la collina. Chiudo».

Armstrong ha imparato prima a guidare gli aerei e poi le automobili (prende il brevetto di pilota a 16 anni). Volare è sempre stata tutta la sua vita, quando non volava studiava ingegneria, o costruiva aeromodelli, distrutti la sera in cui prende fuoco la casa dove viveva con la moglie e i due figli. Aldrin definisce Armstrong «impenetrabile». Collins dice: «Il detto recita “nessun uomo è un’isola”. Invece Neil è una specie di isola». Appena prima di scendere e lasciare l’impronta sulla Luna Armstrong ne descrive così il colore: «È un colore sostanzialmente senza colore, grigio bianco, molto bianco, e il grigio è gessoso». Dopo la missione, tornano sulla Terra sani e salvi, come aveva sperato Kennedy, ma le loro vite sono stravolte per sempre, e non diventeranno mai amici. La migliore definizione del loro rapporto la dà Michael Collins: «Cordiali estranei».

Quando Aldrin scopre che è Armstrong l’astronauta destinato a camminare per primo sulla Luna l’invidia lo acceca. Dei tre, Aldrin è l’unico litigioso, polemico, si accende facilmente. Al ritorno sulla terra, quando sa che verrà emesso un francobollo con la faccia di Armstrong la tensione esplode. Aldrin abbandona la Nasa, comincia a bere, si esaurisce, divorzia una prima volta e una seconda, finisce in una clinica dove si curano depressioni nervose. La Luna ha un effetto tremendo, è sì una gloria indelebile, è sì lo spartiacque delle vite degli astronauti, ma il ritorno alla normalità è durissimo, la Luna proietta un’ombra nera su chi ci è salito sopra e ha passeggiato nei suoi crateri. Qualche equilibrio si altera sempre, su ventuno uomini andati sulla Luna tredici matrimoni finiscono in divorzi o separazioni.

Festeggiando i 25 anni dall’allunaggio, Aldrin dice: «La Luna ha rischiato di rovinarmi, ma senza di lei non sarei quello che sono. Provo nostalgia in questi giorni di festeggiamenti, ma non vorrei tornarci, perché è un posto desolato e orribile». Nella biografia che scrive, Return to Earth, racconta anche la sua infinita lotta contro depressione e alcolismo.

Se Aldrin è irruento, Armstrong è impassibile. Poco prima di partecipare alla missione lunare, durante un test, si salva la vita lanciandosi in aria e per un soffio non si sfracella a terra: dopo un’ora è alla sua scrivania a lavorare. Era già la seconda volta che si catapultava in aria per evitare lo schianto, si sentiva un miracolato, la prima volta era atterrato in una risaia in Corea. Neil è il monumento al sangue freddo, nulla lo turba. O forse il mondo si è semplicemente attutito dopo la morte della figlia piccola, malata di tumore. Più soffre per quella morte più gli addestramenti per l’allunaggio lo fanno volare verso il cielo, sempre più distante dal suolo, sempre più vicino alla Luna. Forse dopo aver perso la figlia il mondo gli arrivava ovattato. Durante le missioni che preparano l’allunaggio è invitato in un viaggio in America Latina, tre milioni di persone scendono in strada per acclamarlo, è il 1966 ed è già un’icona, stringe molte mani, firma autografi. Il 20 luglio 1969 il suo nome rimbalza in ogni angolo del mondo e dopo finirà a fare vita di provincia, a chiudersi sempre di più, pochissime interviste, niente più autografi, lo stile di vita di un eremita.

Se Aldrin è irruento e Armstrong impassibile, Collins è distaccato. Nasce a Roma, da cui potrebbe aver preso l’ironia che lo contraddistingue. Ad Armstrong Collins piaceva: «Era ironico e sempre in vena di battute, ma anche riflessivo, eloquente e preparato», si legge nella biografia di Armstrong, First Man. Collins nasce a via Tevere, dove c’è ancora una targa, il 31 ottobre 1930 (anche Armstrong e Aldrin sono nati nel 1930). Se Armstrong è il protagonista dell’allunaggio, e Aldrin il coprotagonista, lui è l’ombra. Eppure dei tre è quello che dopo la Luna soffrirà meno degli altri, vive senza ansie né depressioni. Scriverà la sua biografia, Flying to the Moon.

A proposito di Michael Collins, ha scritto una volta Emanuele Trevi: «A ben vedere, questo arrivare a un passo dalla mèta senza poterla toccare è un simbolo dell’esistenza umana molto più eloquente di ogni impresa gloriosamente compiuta». Ma forse la cosa più interessante che coglie Trevi riguarda la paradossale romanità di carattere di Collins: «Non c’è, in fondo, qualcosa del carattere del vero romano, ironico e sprezzante, nell’arrivare fino a un passo dalla Luna, senza però metterci piede, come se non fosse importante?».

Kennedy annunciò la conquista della Luna ma non la vide. Il presidente Richard Nixon nel 1969, per l’allunaggio, preparò il discorso funebre per i tre astronauti, tanto incerto era l’esito della spedizione. Due dei tre discorsi funebri devono ancora essere pronunciati, Richard Nixon è morto, Buzz Aldrin e Michael Collins sono ancora vivi. Armstrong fino alla fine è sempre stato pacato ed eroico. Ognuno di loro racconta una storia e ne è un simbolo: come si vive quando si hanno raggiunto obiettivi altissimi, come si vive da frustrati, come si può vivere in pace pur avendo sfiorato successo e fama. Nel 2011, lo storico Douglas Brinkley chiede ad Armstrong: «Con l’approssimarsi dell’ora del decollo, hai passato le serate, o più serate, ad ammirare in silenzio la Luna? Insomma, era diventata una sorta di dea personale per te?». Armstrong risponde: «No. Non l’ho mai fatto».

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