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19:22 venerdì 5 giugno 2026
Grazie al fotovoltaico l’Europa ha risparmiato quasi 13 miliardi di spesa energetica nonostante la crisi nello Stretto di Hormuz In media, sono 136 milioni di euro risparmiati ogni giorno, per ogni giorno dall'inizio della guerra in Iran a oggi.
In uno dei videogiochi più popolari del momento interpreti il proprietario di una biblioteca disordinatissima che deve rimettere a posto 3072 volumi Si intitola Librarian: Tidy Up The Arcane Library, giocarci è molto rilassante, basta avere la consapevolezza che la missione è impossibile.
Nelle università americane è nato un nuovo trend: subissare di fischi chiunque faccia l’elogio dell’AI È successo in almeno una decina di occasioni nelle ultime settimane. Gli studenti, appena sentono le parole intelligenza e artificiale, iniziano a fischiare.
In Albania ci sono delle enormi proteste per impedire a Jared Kushner, il genero di Trump, di costruire un resort di lusso in un’area naturale protetta Sono tre giorni che le strade di Tirana sono piene di manifestanti che vogliono fermare a tutti i costi la prosecuzione del progetto.
In realtà, mancano ancora almeno altri dieci anni prima che i lavori alla Sagrada Familia siano davvero finiti Il 10 giugno, alla presenza di Pedro Sanchez e del Papa, si festeggerà la fine dei lavori. Almeno di quelli più grossi, perché mancano ancora una facciata intera, una scalinata e un parco.
La notizia di Martin Scorsese che decide di usare l’AI per disegnare gli storyboard dei suoi film non poteva essere accolta peggio Il regista ha annunciato una collaborazione con una start up AI tedesca. La reazione è stata notevolmente negativa.
ll governo tedesco ha approvato una riforma che equipara i club ai teatri e li protegge dalla speculazione immobiliare Si spera così di fermare la Clubsterben, la morte dei club, una crisi gravissima che in questi anni ha portato alla chiusura di decine di locali storici.
Il brand di skincare The Ordinary se la sta prendendo con l’assurdo marketing e i prezzi folli dei brand di skincare “Buy the ingredients, not the hype”, si intitola la nuova campagna del brand, in cui a prodotti di uso comune viene applicata la stessa maggiorazione di prezzo che si usa con gli ingredienti dei cosmetici.

Storia degli uomini che sbarcarono sulla Luna e non furono mai amici

I tre astronauti dell'Apollo 11 erano molto diversi l'uno dall'altro: ognuno di loro racconta una storia e ne è un simbolo.

19 Luglio 2019

I loro nomi resteranno legati uno all’altro per sempre. Neil Armstrong, Buzz Aldrin, Michael Collins: i tre uomini che la NASA sceglie per la missione più importante della storia. Il 20 luglio 1969 sbarcano sulla Luna, sotto gli occhi di tutto il pianeta che li osserva dalle televisioni accese. Stanno realizzando la volontà del presidente Kennedy, che prima di essere assassinato aveva promesso l’allunaggio entro la fine degli anni Sessanta. Armstrong è il primo a camminare sulla superficie grigia e inospitale, lo segue Aldrin, Collins resta a bordo ad aspettarli, orbita, finisce dietro la Luna, è il primo uomo a vederne la faccia nascosta, la faccia oscura su cui tutta l’umanità si è sempre interrogata. Collins è talmente isolato – tra lui e il pianeta Terra e i suoi compagni di viaggio c’è di mezzo la Luna – che la sua solitudine viene associata a quella di Adamo, prima che nascesse Eva. Mentre comincia il suo volteggiare in solitaria, da Houston gli dicono: «Mike, sei proprio bello mentre te ne vai sopra la collina. Chiudo».

Armstrong ha imparato prima a guidare gli aerei e poi le automobili (prende il brevetto di pilota a 16 anni). Volare è sempre stata tutta la sua vita, quando non volava studiava ingegneria, o costruiva aeromodelli, distrutti la sera in cui prende fuoco la casa dove viveva con la moglie e i due figli. Aldrin definisce Armstrong «impenetrabile». Collins dice: «Il detto recita “nessun uomo è un’isola”. Invece Neil è una specie di isola». Appena prima di scendere e lasciare l’impronta sulla Luna Armstrong ne descrive così il colore: «È un colore sostanzialmente senza colore, grigio bianco, molto bianco, e il grigio è gessoso». Dopo la missione, tornano sulla Terra sani e salvi, come aveva sperato Kennedy, ma le loro vite sono stravolte per sempre, e non diventeranno mai amici. La migliore definizione del loro rapporto la dà Michael Collins: «Cordiali estranei».

Quando Aldrin scopre che è Armstrong l’astronauta destinato a camminare per primo sulla Luna l’invidia lo acceca. Dei tre, Aldrin è l’unico litigioso, polemico, si accende facilmente. Al ritorno sulla terra, quando sa che verrà emesso un francobollo con la faccia di Armstrong la tensione esplode. Aldrin abbandona la Nasa, comincia a bere, si esaurisce, divorzia una prima volta e una seconda, finisce in una clinica dove si curano depressioni nervose. La Luna ha un effetto tremendo, è sì una gloria indelebile, è sì lo spartiacque delle vite degli astronauti, ma il ritorno alla normalità è durissimo, la Luna proietta un’ombra nera su chi ci è salito sopra e ha passeggiato nei suoi crateri. Qualche equilibrio si altera sempre, su ventuno uomini andati sulla Luna tredici matrimoni finiscono in divorzi o separazioni.

Festeggiando i 25 anni dall’allunaggio, Aldrin dice: «La Luna ha rischiato di rovinarmi, ma senza di lei non sarei quello che sono. Provo nostalgia in questi giorni di festeggiamenti, ma non vorrei tornarci, perché è un posto desolato e orribile». Nella biografia che scrive, Return to Earth, racconta anche la sua infinita lotta contro depressione e alcolismo.

Se Aldrin è irruento, Armstrong è impassibile. Poco prima di partecipare alla missione lunare, durante un test, si salva la vita lanciandosi in aria e per un soffio non si sfracella a terra: dopo un’ora è alla sua scrivania a lavorare. Era già la seconda volta che si catapultava in aria per evitare lo schianto, si sentiva un miracolato, la prima volta era atterrato in una risaia in Corea. Neil è il monumento al sangue freddo, nulla lo turba. O forse il mondo si è semplicemente attutito dopo la morte della figlia piccola, malata di tumore. Più soffre per quella morte più gli addestramenti per l’allunaggio lo fanno volare verso il cielo, sempre più distante dal suolo, sempre più vicino alla Luna. Forse dopo aver perso la figlia il mondo gli arrivava ovattato. Durante le missioni che preparano l’allunaggio è invitato in un viaggio in America Latina, tre milioni di persone scendono in strada per acclamarlo, è il 1966 ed è già un’icona, stringe molte mani, firma autografi. Il 20 luglio 1969 il suo nome rimbalza in ogni angolo del mondo e dopo finirà a fare vita di provincia, a chiudersi sempre di più, pochissime interviste, niente più autografi, lo stile di vita di un eremita.

Se Aldrin è irruento e Armstrong impassibile, Collins è distaccato. Nasce a Roma, da cui potrebbe aver preso l’ironia che lo contraddistingue. Ad Armstrong Collins piaceva: «Era ironico e sempre in vena di battute, ma anche riflessivo, eloquente e preparato», si legge nella biografia di Armstrong, First Man. Collins nasce a via Tevere, dove c’è ancora una targa, il 31 ottobre 1930 (anche Armstrong e Aldrin sono nati nel 1930). Se Armstrong è il protagonista dell’allunaggio, e Aldrin il coprotagonista, lui è l’ombra. Eppure dei tre è quello che dopo la Luna soffrirà meno degli altri, vive senza ansie né depressioni. Scriverà la sua biografia, Flying to the Moon.

A proposito di Michael Collins, ha scritto una volta Emanuele Trevi: «A ben vedere, questo arrivare a un passo dalla mèta senza poterla toccare è un simbolo dell’esistenza umana molto più eloquente di ogni impresa gloriosamente compiuta». Ma forse la cosa più interessante che coglie Trevi riguarda la paradossale romanità di carattere di Collins: «Non c’è, in fondo, qualcosa del carattere del vero romano, ironico e sprezzante, nell’arrivare fino a un passo dalla Luna, senza però metterci piede, come se non fosse importante?».

Kennedy annunciò la conquista della Luna ma non la vide. Il presidente Richard Nixon nel 1969, per l’allunaggio, preparò il discorso funebre per i tre astronauti, tanto incerto era l’esito della spedizione. Due dei tre discorsi funebri devono ancora essere pronunciati, Richard Nixon è morto, Buzz Aldrin e Michael Collins sono ancora vivi. Armstrong fino alla fine è sempre stato pacato ed eroico. Ognuno di loro racconta una storia e ne è un simbolo: come si vive quando si hanno raggiunto obiettivi altissimi, come si vive da frustrati, come si può vivere in pace pur avendo sfiorato successo e fama. Nel 2011, lo storico Douglas Brinkley chiede ad Armstrong: «Con l’approssimarsi dell’ora del decollo, hai passato le serate, o più serate, ad ammirare in silenzio la Luna? Insomma, era diventata una sorta di dea personale per te?». Armstrong risponde: «No. Non l’ho mai fatto».

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