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12:37 martedì 11 agosto 2026
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.

Il metodo di Pistoletto per cercare di salvare il mondo

La trasformazione di un artista che dal suo quartier generale di Biella sta cercando di cambiare il destino dell'umanità.

27 Ottobre 2017

Michelangelo Pistoletto è uno degli artisti italiani più conosciuti nel mondo. Nato a Biella nel 1933, cresce negli anni del fascismo e, come racconta in una bella intervista rilasciata qualche anno fa al Guardian, inizia presto a soffrire la costrizione di dover credere in qualcosa: dio e Mussolini prima, capitalismo o comunismo dopo. Odiando l’idea di decidere tra polarità così estreme, accoglie l’arte nella sua vita come un sollievo e una risposta: «Finalmente non dovevo più credere: dovevo solo pensare». Cresciuto aiutando il padre pittore e restauratore, individua nell’arte una terza via, e comincia a praticarla partendo dalla base, e cioè il punto dal quale ogni artista dovrebbe iniziare: l’autoritratto.

Per farsi un autoritratto bisogna guardarsi allo specchio: un gesto che obbliga a porsi una serie di domande. Ma Pistoletto oltrepassa le polarità (io/il mio riflesso) e inizia a dipingere direttamente sulla superficie specchiante. Da allora i suoi specchi si sono evoluti in una miriade di versioni, da quelle con applicate immagini fotografiche, fino a quelli rotti in diretta durante la performance Rompere gli specchi per creare universi, della Biennale di Venezia del 2009. Pistoletto ha detto tantissime cose su questo infinito ciclo di opere, e non è il caso di mettersi a parlare delle teorie di Lacan per sottolinearne l’importanza simbolica. «Tutti gli specchi sono connessi, rotti o intatti che siano, così come gli umani hanno lo stesso Dna». Oppure: «Vedo la società come uno specchio rotto. La distruzione dello specchio è l’interconnessione del mondo: ogni frammento conserva le medesime proprietà riflettenti dello specchio intero». E poi: «Quello che vediamo nello specchio non può essere falsificato».

Lo specchio era innovativo perché conteneva lo spettatore, pur mantenendo il suo ruolo statico e passivo di oggetto inerme. Di fronte agli specchi di Pistoletto chi guarda non può dimenticarsi di sé, come succede con la maggior parte delle opere. È obbligato a uno stato di iper coscienza, di ragionamento. Dall’emergere di quest’idea, Pistoletto ha avuto un successo strepitoso in tutto il mondo. La sua Venere degli stracci è diventata il simbolo dell’Arte Povera: mentre la febbre di comprare impazzava per l’Italia, lui piazzò la copia in gesso di una Venere con in mano una mela davanti a una pila di vestiti usati. Un’immagine enigmatica, che rimane stampata nella mente, il cui potere oltrepassa la comprensione razionale.

Nel 1964 Leo Castelli gli disse una cosa tipo: «O vieni negli Stati Uniti e entri nella nostra grande famiglia o per te non sarà possibile continuare». Dopo la proposta di Castelli, Pistoletto non ha più messo piede negli Stati Uniti per quindici anni. Tornò invece subito in Italia per continuare a produrre i suoi Oggetti in meno, un ciclo di opere andato così male che determinò un congelamento del valore di mercato degli specchi, che fino a quel momento erano andati benissimo. Così commentò la sua decisione con il teorico dell’Arte Povera Germano Celant: «Ho scelto di essere solo, perché forte della mia convinzione che quanto avevo sviluppato era un lavoro nato su un territorio culturale non diseredato, ma di profonda eredità».

Da allora e nel corso degli anni, il lavoro di Pistoletto si è radicalmente modificato, deviando verso l’impegno sociale e l’arte pubblica. Non si contano le riproposizioni e rielaborazioni delle sue opere di successo nei musei, il più delle volte modulate per coprire e trattare tematiche sociopolitiche (l’ultima alla Biennale di quest’anno), fino ad arrivare nel 1998 alla creazione della Cittadellarte, una ex manifattura di Biella trasformata in centro culturale, residenza di artisti, spazio espositivo per mostre e conferenze, microcosmo impegnato sul fronte sociale con l’intento di “attivare circoli virtuosi nel territorio”. Anche Milano conserva una traccia di questo cambiamento, la Mela Rigenerata che dall’anno scorso è stanziata al centro della piazza della Stazione Centrale. Un’opera che ha destato molto scalpore (per usare un eufemismo) tra gli addetti ai lavori, come spiega molto bene questo articolo su Artribune.

Ho chiesto a Pistoletto di parlarmi di questa famosa mela della discordia che a me ha sempre ricordato i suoi studi da grafico pubblicitario con Armando Testa: dopotutto si tratta di un marchio trasformato in un oggetto tridimensionale. «La Mela Rigenerata unisce i poli opposti di natura e tecnologia. La mela morsicata di Apple è la mela assaggiata da Eva, quella della cacciata dal paradiso, il primo. Il mondo artificiale in cui viviamo oggi è il secondo paradiso. La mela ricucita è il terzo paradiso e ci invita a chiederci: è possibile recuperare la natura attraverso l’artificio? Tecnologia e scienza possono ricucire le ferite che l’uomo stesso ha creato?» Penso ai turisti che si fanno i selfie davanti alla scultura e mi chiedo se abbiano intuito tutto ciò. Gli chiedo il suo parere. Lui risponde che è proprio quello il punto: possono decidere se condividere le loro foto su Instagram, ma possono anche decidere di cercare su Wikipedia il significato dell’opera e da lì raggiungere ulteriori informazioni.

Quando inizio l’intervista mi chiede: «In quante lingue la pubblicate?». Certo, non è più abituato a pensare entro i confini dell’Italia. Con il laboratorio di Cittadellarte e la teorizzazione del concetto di Terzo Paradiso, quest’uomo sta praticamente impegnando tutte le sue energie nel tentativo di cambiare il mondo, pezzo per pezzo. Gli chiedo di spiegarmi il simbolo. «È nato per mettere insieme elementi in contraddizione. Ma anche la capacità degli esseri umani di creare cose meravigliose come di provocare enormi disastri. È un simbolo che crea connessione, armonia e proporzione, bilanciamento tra due estremi. Tutti gli opposti esistenti trovano nel cerchio centrale una realtà nuova». Per approfondire le nuove realtà a cui Pistoletto ha dato il via c’è un sito molto curato. L’ultimo progetto ha previsto l’opportunità di collocare il simbolo all’interno di una stazione spaziale, con la collaborazione dell’Associazione Spaziale Italiana e dell’astronauta Paolo Nespoli: una specie di pubblicità a livello globale (c’è anche una app che invita gli utenti a interagire con le immagini scattate nello spazio) che invece di vendere prodotti diffonde obiettivi di sviluppo sostenibile.

È evidente che l’arte in senso stretto non interessa più a quest’uomo di 84 anni. Dopo una vita trascorsa tra i musei e le gallerie, la mia impressione è che sia molto stufo della bellezza, dell’enigma e del potere seduttivo dell’immagine. Lui vuole cambiare veramente le cose. «La parola potere è la trappola contenuta nella parola “democrazia”», mi spiega quando gli chiedo di parlarmi del suo nuovo libro, Ominiteismo e Demopraxia. Manifesto per una rigenerazione della società. «Il popolo è fatto di persone distinte. Ogni persona non potrà mai avere il potere, avrà sempre bisogno di delegare ad altri. La demopraxia che io propongo è un sistema in sviluppo basato sulla pratica». Gli domando se secondo lui è sbagliato che un giovane artista produca opere che non si scagliano contro la società o propongono soluzioni. «All’inizio bisogna per forza partire dalle proprie esperienze personali, esercitarsi nella capacità di creare», risponde. «Noi denunciavamo, sì, ma abbiamo capito che la denuncia da sola non serve: viene subito strumentalizzata, resa innocua. Il potere economico e finanziario è così forte che si può permettere di essere rappresentato dalla massima libertà dell’arte: viene fagocitato dal liberismo, dalla finzione di un’arte acquisita come libertà dagli stessi soggetti che vengono denunciati. Per cambiare davvero le cose bisogna proporre soluzioni e, attraverso la trasformazione culturale, formulare sistemi efficaci, che funzionano». In un articolo di Vanity Fair si sottolineava per l’ennesima volta come Mark Zuckerberg, ormai da un po’, abbia iniziato a esprimersi esattamente come un politico. Michelangelo Pistoletto trasmette la stessa sensazione.

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