Hype ↓
18:55 giovedì 14 maggio 2026
A giugno arriveranno in streaming i primi quattro film di Sean Baker, mai distribuiti fino a ora in Italia Sono Four Letter Words, Take Out, Prince of Broadway, Starlet e saranno disponibili a partire da giugno, in lingua originale con sottotitoli.
C’è una copia di Wikipedia in cui tutti gli articoli sono deliri sconnessi e sconclusionati scritti da una AI Si chiama Halupedia e contiene tutte le informazioni su eventi storici come il Grande Censimento dei Piccioni del 1887 e approfondimenti sul mandato gnomico del ragionamento circolare.
Un’operazione segreta dell’Onu ha salvato dalle macerie di Gaza milioni di documenti che ricostruiscono la storia del popolo palestinese dalla Nakba a oggi In 10 mesi, gli operatori hanno salvato milioni di documenti che permetteranno di ricostruire gli alberi genealogici dei palestinesi e di raccontare il loro legame con quella terra.
La lunghissima, tesissima, imbarazzatissima stretta di mano tra Donald Trump e Xi Jinping È durata 14 secondi, nessuno sembrava voler mollare la presa per primo, ovviamente su internet si sono fatte scommesse e meme a riguardo.
Helen Mirren ha esordito come testimonial di Stella McCartney facendo una “cover” di Come Together dei Beatles In realtà si tratta di un bis: Mirren quel testo lo aveva già enunciato alla sfilata di Stella McCartney per la primavera/estate 2026.
Uno studio ha dimostrato che interessarsi all’arte e alla cultura rallenta l’invecchiamento e migliora la salute Addirittura più dell'esercizio fisico: dedicarsi alle arti almeno una volta alla settimana riduce l'invecchiamento biologico di un anno.
L’invasione dei pavoni di Punta Marina è diventata una notizia di portata internazionale È stata ripresa nientemeno che da Ap News, cioè da Associated Press, con un video pubblicato sul loro sito.
È in lavorazione un film sulla storia di C’era una volta in America di Sergio Leone «È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.

Michael Shannon

Identikit di Michael Shannon: volto d'autore e talento naturale, specialista in disturbi mentali

19 Luglio 2012

A Hollywood, l’humblebrag è disciplina Olimpica. Prendete una superstar e domandatele cosa si prova a essere una celebrità ammirata da milioni di suoi “simili” – “simili” solo in senso strettamente biologico, è chiaro – e, nove volte su dieci, riceverete una risposta così: «Non è tanto male… ma resto una persona semplice. Dentro». È altrimenti nota come la risposta “com’era buona l’apple pie che cucinava la mia nonna…”. Anche Michael Shannon una volta ha dato una risposta così («Non ho mai voluto essere una stella del cinema. Non ho mai avuto ambizioni in merito. Prendo ogni giorno come viene e questo è tutto») ed eppure, per qualche ragione, venendo da lui un’affermazione del genere suona un po’ meno paracula. Sarà che il rapporto tra Michael e lo spettatore generalista è ancora nella fase «Shanno…chi?» o che si è più portati ad attribuire un temperamento genuinamente “originale” a una faccia così piuttosto che a una faccia così, fatto è che, senza dare troppo nell’occhio, a 38 anni MS si è costruito una credibilità da “volto d’autore” grazie a una serie di apparizioni in film e serie importanti come Revolutionary Road e Boardwalk Empire e a una manciata di ruoli da protagonista in piccole produzioni molto amate dalla “gente che piace”.

Si comincia alla fine degli anni ’90 con Jesus’son, dall’omonima raccolta di racconti dello scrittore di culto Denis Johnson, in cui uno Shannon venticinquenne fa una delle cose – il disadattato – che gli riescono meglio e che diverrà nel tempo la sua cifra espressiva, e si prosegue con TigerlandCecil B. Demented, Shotgun Stories, Bad Lieutenant, My Son My Son What Have Ye Done ma anche con film “da incasso” come Bad Boys II, 8 Mile Pearl Harbor. In molti di questi ruoli, MS si mette in luce per le sue doti di attore inquietantemente credibile come nevrotico, schizofrenico, bipolare, maniaco depressivo etc: un campionario di disturbi mentali all’interno del quale si aggira con naturalezza, a seconda di quello che prevede il “menù” psichiatrico del copione. Che, si sa, quando Hollywood decide che sai fare molto bene una parte finisce che ti cerca solo per quella.

Nel caso di Shannon “quella parte” è quella del matto ma ciò non sembra infastidirlo troppo, tanto che l’ultimo ruolo in cui ha fatto una figura eccellente è nuovamente un ruolo da spostato, anche se in questo caso si tratta di uno spostato che, come si dice a Napoli,  “tiene ragione”. Il film è Take Shelter di Jeff Nichols (un regista che meriterebbe un profilo a parte) e Michael si cala alla perfezione nei panni di un buon padre di famiglia affetto da premonizioni, sempre più vivide e realistiche, di un’Apocalisse imminente. La sua è una straordinaria prestazione da Cassandra schizoide e, come tutte le Cassandre, inascoltata, sullo sfondo di un’America rurale e fuori dalla Storia “interpretata” da una piccola cittadina dell’Ohio, distante meno di trecento chilometri da Lexington nel Kentucky: il luogo che ha dato i natali a Michael, e a George Clooney tredici anni prima di lui.

L’eccezionale performance in Take Shelter gli è valsa la candidatura a una ventina di premi in giro per il mondo, la maggior parte dei quali poi incassati e ora in bella mostra nella sua casa di Chicago, vicino alla lettera con cui, nel 2008, l’Academy gli ha comunicato la nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista per Revolutionary Road. Una nomination inequivocabilmente ottenuta sulla base di un’unica, straordinaria sequenza. Alla fine la statuetta andò, postuma, ad Heath Ledger per il “suo” Joker, ma a Michael rimase la soddisfazione di aver rubato la scena ai due “titanici” (ops) protagonisti del film: Kate Winslet e Leonardo Di Caprio.

Shannon ha più volte dichiarato che il suo sogno era fare l’architetto o il jazzista e di aver cominciato a recitare semplicemente perché nel suo liceo era la sola alternativa allo sport, che detestava. Quella dell’ “attore per caso” è una tesi avvalorata anche da una delle sue migliori amiche nello showbusiness, l’attrice Amy Ryan: «È uno di quegli attori che giureresti che non sia un attore. Ti fa trattenere il fiato perché ti sembra di avere a che fare con una persona reale e di starne spiando l’interiorità». Un fatto particolarmente evidente nei ruoli più “borderline”, in cui da lui svaporano flotte di fantasmi apparentemente autentici e personali, che eccedono di molto “il verosimile” dei personaggi. Chi però, per questo, si immagina chissà quale turbolenta vita privata resterà deluso, l’uomo è felicemente sposato da 4 anni e mezzo con l’attrice Kate Arrington con il bonus di un figlio.

Di recente MS è apparso in Mud, l’ultima opera di Jeff Nichols con cui, dopo Take Shelter (2011) e Shotgun Stories (2007), forma uno dei più interessanti connubi artistici del cinema indie degli ultimi anni. Chi ha visto il dramma, in concorso all’ultimo festival di Cannes, ne ha parlato entusiasticamente anche se in questo caso il protagonista non è Shannon ma un Matthew Mc Counaghey alla – così pare – “prova della vita”. Per continuare con il canovaccio della sua carriera, alternare buoni film medio-piccoli e kolossal medio-mediocri, per il 2013 Shannon si è segnato sull’agenda due ruoli: Mold, il kryptoniano cattivo di Man of Steel, l’ennesimo (secondo me) disperato, seppur in grande stile, re-boot dell’ormai (secondo me) irrecuperabile saga di Superman e il ruolo di Richard Kulinski, sicario della mafia italoamericana realmente vissuto, nel molto atteso Iceman. Nel caso ve lo steste chiedendo: sì, Kulinski era pazzo.

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