Il tema scelto dalla compianta curatrice Koyo Kouoh è Minor Keys, cioè i toni bassi, le parole sottovoce. Per quello che si è visto fin qui a Venezia, non è stato rispettato granché.
Non poteva che essere Michael Bay il regista del film sull’operazione Epic Fury di Trump in Iran
Per l'occasione, il regista ha rimesso assieme la squadra con cui girò 13 Hours, altro notevole esempio di moderno film di propaganda.
Solo una persona può pensare a un film sull’estetica muscolare, patriottica e ipersaturata della presidenza Trump e quella persona è Michael Bay. Il suo nuovo film, in collaborazione con Universal Pictures, si chiamerà “Operation Epic Fury”. Il regista di Pearl Harbor e 13 Hours porterà sul grande schermo il salvataggio dei due piloti americani, dispersi dopo l’abbattimento dei loro F-15E Strike Eagle da parte della contraerea iraniana, uno dei momenti di massima tensione della campagna militare lanciata dalla Casa Bianca a febbraio.
L’operazione si sposa perfettamente con la “poetica” di Bay, a partire dalla retorica con cui lo stesso Donald Trump ha celebrato il salvataggio dei militari su Truth Social. Un post saturo di capslock ed enfasi («WE GOT HIM!») in cui il Presidente scriveva che le forze armate avevano compiuto «one of the most daring Search and Rescue Operations in U.S. History, for one of our incredible Crew Member Officers, who also happens to be a highly respected Colonel» («una delle più audaci operazioni di ricerca e salvataggio nella storia degli Stati Uniti, per uno dei nostri incredibili ufficiali, che è anche un colonnello stimatissimo»).
La narrazione bellica diventa un canovaccio propagandistico che Bay è abituato a maneggiare da trent’anni, grazie a uno storico canale preferenziale con il Pentagono che gli garantisce l’accesso a mezzi militari reali in cambio di una glorificazione cinematografica senza filtri. Per blindare l’operazione dal punto di vista autoriale, Bay ha riunito il vecchio gruppo con cui ha girato 13 Hours (film propagandistico se mai ne è esistito uno): il produttore Erwin Stoff e lo sceneggiatore Scott Gardenhour. Quest’ultimo adatterà il la sceneggiatura a partire dal libro-inchiesta che Mitchell Zuckoff pubblicherà per HarperCollins nel 2027. Sarà la prova generale di come l’amministrazione americana ha deciso di vendere le proprie guerre?