Finora gli Usa hanno speso 29 miliardi di dollari per una guerra di cui non si vede la fine e ancora non è chiaro lo scopo.
Il video di Itamar Ben-Gvir che tormenta e irride i membri della Global Sumud Flotilla ha unito tutto il mondo nel disgusto
A condannarlo sono Francia, Canada, Olanda, Belgio, Spagna, Regno Unito e molti altri, persino gli Stati Uniti e l'Italia.
C’è una cosa, almeno una, che il video di Itamar Ben-Gvir in mezzo agli arrestati della Global Sumud Flotilla incaprettati, manette ai polsi, lui che passeggia tra loro come se stesse ispezionando capi di bestiame di sua proprietà, ha prodotto: disgusto. In modo sufficientemente trasversale da generare quella cosa rara nella politica internazionale: una condanna unanime. Sergio Mattarella ha parlato di «trattamento incivile che tocca un livello infimo a opera di un ministro del governo di Israele», (che per il lessico presidenziale è qualcosa di molto vicino a un insulto diretto). Meloni e Tajani hanno convocato l’ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peled, per «pretendere le scuse», un verbo, pretendere, che non lascia molto spazio alla diplomazia. Raramente il governo italiano usa quel tono con Israele. Il video di Ben Gvir ha reso difficile usarne un altro.
Far-right National Security Minister Itamar Ben-Gvir released a video showing detained participants of the intercepted Gaza-bound flotilla being bound and dragged in Israel’s Ashdod Port, writing, “That’s how we welcome the terror supporters. Welcome to Israel.”
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— Haaretz.com (@haaretzcom) May 20, 2026
Il Ministro della Difesa Guido Crosetto è stato altrettanto duro: «Noi ci vantiamo di altro, ministro. Ci vantiamo di aver sempre trattato con rispetto i suoi connazionali e non abbiamo l’abitudine di arrestare le persone in acque internazionali ma semmai di soccorrerle se ne hanno bisogno», ha scritto su X. Giorgia Meloni ha scritto, sempre su X, che «le immagini del ministro israeliano Ben-Gvir sono inaccettabili. È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona. Il Governo italiano sta immediatamente compiendo, ai più alti livelli istituzionali, tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti».
Anche Francia, Canada, Olanda, Belgio, Spagna, Colombia, Australia e molti altri hanno intrapreso lo stesso passo, convocando gli ambasciatori d’Israele nei rispettivi Paesi e definendo, quasi all’unisono, «inaccettabili» le immagini e l’umiliazione riservata agli attivisti». Pedro Sanchez ha annunciato che chiederà sanzione europee contro Ben-Gvir. Il Regno Unito si è detto «inorridito» e ha chiesto spiegazioni. L’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha definito «spregevoli» le azioni di Ben-Gvir, ma non ha resistito, nemmeno in queste circostanze, alla tentazione di definire «stupida» anche la missione della Flotilla. Le “critiche” sono arrivate anche da Netanyahu che, dopo aver dichiarato che «Israele ha tutto il diritto di impedire alle flottiglie provocatorie dei sostenitori dei terroristi di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e raggiungere Gaza», il modo «in cui il ministro Ben-Gvir ha trattato gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme di Israele». Come scrive BBC, il Primo Ministro israeliano ha aggiunto di aver dato istruzioni alle autorità israeliane di «espellere i provocatori il prima possibile».
Nel video, postato ieri pomeriggio, si vede il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir mentre supervisiona le forze di polizia israeliane nel centro di detenzione nel porto di Ashdod, dove sono prigionieri gli attivisti. Lo si vede mentre incoraggia il personale di sicurezza mentre questi immobilizzano un’attivista che grida «Libertà, libertà, Palestina» mentre lui le passa accanto. Ben-Gvir viene poi ripreso mentre sventola una grande bandiera israeliana accanto a decine di attivisti inginocchiati a terra con le mani legate dietro la schiena, mentre passeggia, dice in ebraico: «Benvenuti in Israele. Qui siamo noi i padroni».