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06:26 martedì 13 ottobre 2026
Viviamo anche nella linea temporale in cui i Kneecap cantano “Siamo tutti antifascisti” in prima serata sulla tv generalista italiana È successo a Propaganda Live, su La7. DJ Próvaí si è pure spogliato per far vedere il Bella Ciao è scritto sul petto usando un pennarello nero.
Per la sua nuova serie fotografica Cindy Sherman ha chiesto a Chanel dei vestiti da “rovinare” e Chanel sorprendentemente le ha detto sì La serie Fabric Matrons, in mostra a Londra da Hauser & Wirth, nasce da una collaborazione con la maison francese che le ha dato carta bianca e metri e metri di stoffa.
Alanis Morisette ha fatto un nuovo album ed è un album di canzoni natalizie Si chiama Good Weather for Immaculate Conception e raccoglie le cover natalizie pubblicate dal 2020 a oggi, più due inediti.
Il MIT di Boston sta pagando un professore per NON tenere un corso sulla storia, l’oppressione e la liberazione della Palestina Michel DeGraff da tre anni viene pagato per non fare il suo lavoro. Da quando ha proposto un corso che raccontava (anche) la storia palestinese.
Il Nepal c’è stata un’altra inondazione, forse causata da un altro crollo di un altro ghiacciaio Domenica 11 ottobre è esondato il fiume Budhi Gandaki, nel distretto di Gorkha, a due mesi dalle alluvioni che ad agosto avevano devastato la regione al confine con il Tibet.
Viviamo nella linea temporale in cui Carlo Calenda consiglia di ascoltare Blonde di Frank Ocean per la Giornata mondiale della salute mentale E in cui questo video diventa virale e viene trasformato in un meme dai profili social di Azione, partito di cui Calenda è leader.
Bad Bunny, Burna Boy, Robyn, Alex Consani, Lana Del Rey, il marito di Lana Del Rey e tutte le moltissime celebrity che interpreteranno i dj delle stazioni radiofoniche di GTA VI Sei di queste stazioni radiofoniche si possono già ascoltare sul sito del videogioco, in attesa del giorno dell'uscita, il 19 novembre.
Il governo israeliano ha preso piuttosto male il Premio Nobel per la Pace a Navanethem Pillay, cioè la presidente della Commissione Onu che per prima ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza Il Ministero degli Esteri israeliano lo ha addirittura definito «la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l'odio e il pregiudizio».

Una ricerca ha dimostrato che le civiltà non crollano per le catastrofi ma perché iniziano a consumare troppo, che è proprio quello che sta succedendo alla nostra civiltà

I ricercatori hanno precisato anche che i futuri in cui ci salviamo non sono impossibili, ma «richiedono condizioni che non vediamo sulla Terra di oggi».

22 Maggio 2026

Da quando abbiamo inventato le armi nucleari abbiamo realizzato la possibilità di annientare il genere umano. Ma l’olocausto nucleare, scopriamo adesso grazie a una ricerca scientifica, non è nemmeno la peggiore delle ipotesi che gli esseri umani hanno deciso di testare. Un gruppo di ricercatori guidati dall’astrobiologa Celia Blanco del Centro di Astrobiologia spagnolo ha costruito un modello che immagina dieci possibili futuri per la civiltà umana nell’arco dei prossimi mille anni, incrociando variabili come consumo di risorse, fragilità istituzionale e politiche governative. La conclusione principale è terrificante nella sua semplicità: le civiltà non crollano per via delle catastrofi. Crollano perché consumano più di quanto producono, lentamente, gradualmente, finché la struttura non regge più. Ed è proprio quello che stiamo facendo. Da un pezzo.

Come rileva lo studio, pubblicato su El Paìs, gli scenari in cui la civiltà umana ritrova stabilità esistono nel modello, vengono chiamati “Età dell’oro” e “Fuori dall’Eden”, ma sono la minoranza, e Blanco non li considera i più plausibili. «Non perché siano impossibili, ma perché richiedono condizioni che non vediamo sulla Terra di oggi: una vera post-scarsità, una governance globale distribuita e l’assenza di rischi esistenziali». All’estremo opposto ci sono scenari come “Il Grande Fratello ti osserva” e “La spada di Damocle”, dove potere concentrato e fragilità politica innescano crolli ripetuti. In mezzo c’è la maggioranza dei futuri possibili: civiltà che oscillano, che cadono e si rialzano, che trascorrono lunghi periodi in stati di inattività prima di riorganizzarsi.

La variabile che determina la differenza tra una civiltà che persiste e una che scompare non è la gravità del crollo, ma la capacità di ricostruirsi. «Una società che cade ma si rialza rapidamente può persistere all’infinito – spiega Blanco – Una che subisce un crollo minore ma perde la capacità di ricostruirsi può scomparire». Conoscenza preservata, infrastrutture che sopravvivono, tempo di riorganizzazione, sono questi gli strumenti. E sono tutte leve su cui si può agire adesso, prima che vada tutto vada più a rotoli di quanto non stia già andando a rotoli tutto.

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E se tutta questa corsa alla costruzione dei data center si spiegasse con la cara, vecchia speculazione edilizia?

Chi li considera semplici capannoni. Chi li vede come mostri ecologici. Nel mezzo, chi li vede come l'ennesima occasione di far soldi. Tanti e in fretta.