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Per la sua nuova serie fotografica Cindy Sherman ha chiesto a Chanel dei vestiti da “rovinare” e Chanel sorprendentemente le ha detto sì La serie Fabric Matrons, in mostra a Londra da Hauser & Wirth, nasce da una collaborazione con la maison francese che le ha dato carta bianca e metri e metri di stoffa.
Alanis Morisette ha fatto un nuovo album ed è un album di canzoni natalizie Si chiama Good Weather for Immaculate Conception e raccoglie le cover natalizie pubblicate dal 2020 a oggi, più due inediti.
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Il Nepal c’è stata un’altra inondazione, forse causata da un altro crollo di un altro ghiacciaio Domenica 11 ottobre è esondato il fiume Budhi Gandaki, nel distretto di Gorkha, a due mesi dalle alluvioni che ad agosto avevano devastato la regione al confine con il Tibet.
Viviamo nella linea temporale in cui Carlo Calenda consiglia di ascoltare Blonde di Frank Ocean per la Giornata mondiale della salute mentale E in cui questo video diventa virale e viene trasformato in un meme dai profili social di Azione, partito di cui Calenda è leader.
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La Corte internazionale di giustizia ha stabilito che da ora in poi il diritto allo sciopero è protetto dal diritto internazionale

In particolare, è tutelato dal trattato sulla libertà di associazione del 1948 dell'Organizzazione internazionale del lavoro, firmato da 158 Paesi.

22 Maggio 2026

La Corte internazionale di giustizia (il massimo tribunale delle Nazioni Unite) ha affermato che il diritto di sciopero è tutelato dal trattato sulla libertà di associazione del 1948 dell’Organizzazione internazionale del lavoro, firmato da 158 Paesi, e per questo protetto dal diritto internazionale. È un parere consultivo, il che significa che non è giuridicamente vincolante, ma significa anche che la Corte più alta del sistema Onu ha messo per iscritto, in modo formale e argomentato, che quando i lavoratori smettono di lavorare per difendere o migliorare le loro condizioni di lavoro lo stanno facendo nell’ambito di un diritto riconosciuto dal diritto internazionale. Il che non è un dettaglio, dal momento che la disputa sul diritto di sciopero all’interno dell’OIL (l’agenzia Onu che riunisce governi, datori di lavoro e sindacati per stabilire standard lavorativi globali) va avanti da decenni.

Ma come scrive Reuters, la Corte ha scelto le parole con attenzione, e vale la pena leggerle con la stessa attenzione con cui sono state scritte. Il diritto di sciopero è protetto, sì, ma la decisione «non comporta alcuna determinazione sul contenuto preciso, la portata o le condizioni per l’esercizio di tale diritto». In scienzepolitichese significa che la Corte ha stabilito il principio ma non il perimetro. Non ha detto quando si può scioperare, per quanto tempo, in quali settori, con quale preavviso. Quei dettagli restano, almeno per ora, di competenza dei singoli Stati e dei singoli sistemi giuridici nazionali. È una distinzione che entrambe le parti (sindacati e organizzazioni datoriali) hanno già iniziato a interpretare a proprio favore, come era prevedibile. Durante una serie di udienze lo scorso anno, i sindacati avevano detto alla Corte che lo sciopero è uno strumento fondamentale per migliorare le condizioni di lavoro. Le organizzazioni dei datori di lavoro e alcuni Stati avevano risposto che spetta ai singoli Paesi gestire le leggi sul lavoro. La Corte ha dato ragione ai primi sul principio, lasciando agli altri il terreno del dettaglio.

I pareri consultivi della Corte internazionale di giustizia non hanno forza di legge. Non obbligano nessuno a cambiare niente. Eppure, molti tribunali nazionali li trattano come decisioni autorevoli, li citano nelle sentenze, li usano per interpretare le norme interne facendo delle leggi internazionali un argomento giuridico concreto, in questo caso, nelle mani di lavoratori e avvocati che contestano leggi restrittive sul diritto di sciopero. Non è la rivoluzione, ma è la direzione. Il fatto che l’OIL abbia chiesto il parere nel 2023 (dopo anni di stallo interno su una questione che avrebbe dovuto essere risolta settantasei anni fa, quando il trattato fu firmato) dice qualcosa sul modo in cui le istituzioni internazionali funzionano: lentamente, con cautela, cercando il consenso fino al punto in cui il consenso diventa impossibile e si deve chiedere a qualcun altro di decidere. Oggi qualcuno ha deciso.

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