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01:48 sabato 13 giugno 2026
La tomba di Immanuel Kant a Kaliningrad è diventata sorprendentemente una delle attrazioni turistiche più frequentate, fotografate e recensite su Tripadvisor C'è chi è rimasto molto soddisfatto della visita. Chi accusa Kant di essere un bluff e la sua tomba di essere noiosa. Ma in media, su Tripadvisor il filosofo se la cava bene: punteggio medio 4,3.
I Gen Z hanno inventato una nuova forma di protesta sui social: pubblicare le deprimenti, esasperanti, scandalose conversazioni con i loro capi Messaggi per stipendi non pagati, contratti non rispettati, in cui si cambiano orari all'improvviso e non si rispetta la malattia. Ne sono stati pubblicati centinaia.
L’agenzia meteorologica giapponese è la prima al mondo a dire che il Super El Niño è ufficialmente arrivato E adesso ci si aspetta che altre agenzie, stabilito il primo precedente, facciano lo stesso. Anche perché gli indizi iniziano a essere tanti.
La FIFA aveva imposto il divieto di portarsi la propria bottiglietta d’acqua alle partite del Mondiale ma dopo le proteste dei tifosi e l’intervento di Mamdani è stata costretta a ripensarci Il sindaco di New York si è schierato con i tifosi dicendo che «nessuno dovrebbe rischiare la disidratazione perché i prezzi sono troppo alti».
La nuova impresa di Peter Thiel è una start up AI che aiuta i ricchi a querelare i giornalisti Si chiama Objection.ai e per una cifra che va da un minimo di 2 mila a un massimo di 15 mila dollari permette di smentire un articolo e denunciare un giornalista.
Ari Aster ha scritto un prequel di Hereditary ma non trova mai il momento giusto per girarlo La sceneggiatura è finita, si tratta "solo" di far partire la produzione. Ma a quanto pare, proprio non trova il tempo.
Thomas Bangalter dei Daft Punk ha pubblicato online un set in cui suona tutte le sue canzoni preferite Lo ha fatto per The Lot Radio, radio di Brooklyn, che ha messo tutto il set online, gratuitamente. Bangalter aveva annunciato nulla, si è semplicemente messo in postazione e ha iniziato a suonare.
Nonostante le aziende ci stiano investendo miliardi, non c’è ancora nessuna prova scientifica che l’AI sia più efficiente e conveniente del lavoro umano Nonostante investimenti che sfiorano già i mille miliardi di dollari, nessuna ricerca scientifica ha ancora dimostrato che le macchine costano meno degli uomini.

La Corte internazionale di giustizia ha stabilito che da ora in poi il diritto allo sciopero è protetto dal diritto internazionale

In particolare, è tutelato dal trattato sulla libertà di associazione del 1948 dell'Organizzazione internazionale del lavoro, firmato da 158 Paesi.

22 Maggio 2026

La Corte internazionale di giustizia (il massimo tribunale delle Nazioni Unite) ha affermato che il diritto di sciopero è tutelato dal trattato sulla libertà di associazione del 1948 dell’Organizzazione internazionale del lavoro, firmato da 158 Paesi, e per questo protetto dal diritto internazionale. È un parere consultivo, il che significa che non è giuridicamente vincolante, ma significa anche che la Corte più alta del sistema Onu ha messo per iscritto, in modo formale e argomentato, che quando i lavoratori smettono di lavorare per difendere o migliorare le loro condizioni di lavoro lo stanno facendo nell’ambito di un diritto riconosciuto dal diritto internazionale. Il che non è un dettaglio, dal momento che la disputa sul diritto di sciopero all’interno dell’OIL (l’agenzia Onu che riunisce governi, datori di lavoro e sindacati per stabilire standard lavorativi globali) va avanti da decenni.

Ma come scrive Reuters, la Corte ha scelto le parole con attenzione, e vale la pena leggerle con la stessa attenzione con cui sono state scritte. Il diritto di sciopero è protetto, sì, ma la decisione «non comporta alcuna determinazione sul contenuto preciso, la portata o le condizioni per l’esercizio di tale diritto». In scienzepolitichese significa che la Corte ha stabilito il principio ma non il perimetro. Non ha detto quando si può scioperare, per quanto tempo, in quali settori, con quale preavviso. Quei dettagli restano, almeno per ora, di competenza dei singoli Stati e dei singoli sistemi giuridici nazionali. È una distinzione che entrambe le parti (sindacati e organizzazioni datoriali) hanno già iniziato a interpretare a proprio favore, come era prevedibile. Durante una serie di udienze lo scorso anno, i sindacati avevano detto alla Corte che lo sciopero è uno strumento fondamentale per migliorare le condizioni di lavoro. Le organizzazioni dei datori di lavoro e alcuni Stati avevano risposto che spetta ai singoli Paesi gestire le leggi sul lavoro. La Corte ha dato ragione ai primi sul principio, lasciando agli altri il terreno del dettaglio.

I pareri consultivi della Corte internazionale di giustizia non hanno forza di legge. Non obbligano nessuno a cambiare niente. Eppure, molti tribunali nazionali li trattano come decisioni autorevoli, li citano nelle sentenze, li usano per interpretare le norme interne facendo delle leggi internazionali un argomento giuridico concreto, in questo caso, nelle mani di lavoratori e avvocati che contestano leggi restrittive sul diritto di sciopero. Non è la rivoluzione, ma è la direzione. Il fatto che l’OIL abbia chiesto il parere nel 2023 (dopo anni di stallo interno su una questione che avrebbe dovuto essere risolta settantasei anni fa, quando il trattato fu firmato) dice qualcosa sul modo in cui le istituzioni internazionali funzionano: lentamente, con cautela, cercando il consenso fino al punto in cui il consenso diventa impossibile e si deve chiedere a qualcun altro di decidere. Oggi qualcuno ha deciso.

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